Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul Corriere della Sera del 12.5.07

 

Droga: una nuova tassa da pagare

Rispetto alla diffusione di droghe nel nostro Paese, dopo che il mercato ha adottato strategie e tecnologie tipiche della grande distribuzione, si sta giocando una partita molto importante: questo mercato vorrebbe "normalizzare" totalmente l'utilizzo di droghe nella società contemporanea. Forse per questo motivo, anche in relazione a recenti fatti di cronaca, il tema droga è tornato al centro dell’attenzione.  L'eroina degli anni '70, '80 e '90 era il prodotto venduto in un mercato di nicchia destinato ad ambiti marginali. Oggi il mercato mira, invece, alla popolazione generale ed alle classi dominanti. Ciò che offre è ricchezza: nella distribuzione e nell'indotto si guadagna veramente tanto. Ciò che chiede è potere sulla società civile. Ciò che si paga è misurabile direttamente in danaro ma anche in costi sociali: perdita di salute fisica e psichica e conseguenze del comportamento di un numero crescente di  persone che interagiscono con altre in stato di alterazione mentale (con i danni conseguenti come errori, incidenti, contenziosi, sicurezza ecc.).  Sino ad oggi, rispetto a questa partita, si comprende da che parte stanno, con le evidenti specifiche differenze, Ser.T, Comunità, Volontariato e Associazionismo e, forse, anche la maggior parte dei cittadini. Ciò che non è chiaro, invece, è da che parte stia il mondo della Politica. La mia soggettiva, preoccupata, sensazione è che, se di partita si tratta, questo mondo non scenda più in campo da tempo. Anziché elaborare ed attuare strategie che abbiano realmente la possibilità di incidere sul quadro della situazione, infatti, sembra prendere tempo in argomenti capaci, soprattutto, di suscitare scontri ideali o ideologici, senza individuare azioni programmatiche in grado di incidere realmente sulla situazione.  

Attenzione, tuttavia, a semplificare troppo il ragionamento celebrando, così, l'incapacità della Politica a far ciò che dovrebbe fare. Nel mondo globalizzato il potere dei singoli Governi, così come dei Ministri o dei Parlamenti, e, ancor di più, degli Amministratori locali è relativamente ridotto. La vere decisioni strategiche sono il frutto di equilibri mondiali e si compiono su tavoli molto diversi da quelli che immaginiamo abitualmente. Il mercato della droga è sovranazionale: giocando tra lecito e illecito, fattura molto di più di un Paese industrializzato. Ha un peso nell'equilibrio mondiale: ne è partecipe e bisogna tenerne conto. Agisce come Banca Centrale per il pagamento di tutte quelle transazioni che non possono essere pagate attraverso i normali canali bancari ed economico-finanziari. Da un punto di vista meramente economico, potrebbe, quindi, contare di più e dare maggior affidamento agli investitori di un Paese come l'Italia. A diverso livello,  subiamo così, spesso inconsapevolmente, una situazione poco descritta, spiegata ed analizzata che ha a che fare con equilibri politico-economico-militari molto complessi, contigui a ragioni che permettono il governo mondiale, almeno nell'ambito dei Paesi della sfera occidentale. Non è facile, ad esempio, rendersi conto ed accettare che se, gradualmente, l’eroina sembra riguadagnare spazio e ci sono sempre più ragazzini assolutamente integrati che iniziano ad usarla a 15 - 17 anni, il tutto ha a che fare, in prima istanza, con questi equilibri piuttosto che con il "disagio giovanile" e con "l'assenza dei padri" di cui si parla nei salotti televisivi.

Vedendo le cose sempre più in piccolo tutti i problemi diventano individuali ma, allargando l'orizzonte e la prospettiva, non è difficile accorgersi che noi abitiamo in una piccola zona del mondo, molto interessante da sfruttare per finanziare iniziative di impresa mondiali.  Come Paese industrializzato siamo più ricchi di liquidità di altri ma siamo anche luogo di insediamento emergente di etnie che, a loro volta, in mancanza di altre forme di sussistenza e nella speranza di un riscatto sociale, possono essere sfruttate nella manovalanza del traffico di droga. Un doppio guadagno quindi. Purtroppo, però, la "politica internazionale" è troppo lontana dagli occhi e dal cuore dei cittadini e, quindi, dai processi partecipativi democratici anche per la sua complessità. E poiché la complessità, da sempre, fa paura, le finte "tolleranze zero", le proposte di "legalizzazioni impossibili", le “soluzioni pronte” e gli infiniti dibattiti su questioni minimaliste che, di volta in volta, sono amplificate sino al rango di posizioni chiave, ci rassicurano. Permettono, cioè, di semplificare l’analisi della situazione, facendo intravedere percorsi semplici per la sua soluzione. Si tratta, però, di una “grande illusione” che, nella sua funzione ansiolitica e di creazione del consenso, ci porta in una progressiva posizione di paralisi e impotenza. Non riusciamo, così, ad elaborare una strategia operativa di alto livello con azioni di sistema giocate sinergicamente in campo internazionale e declinate, anche a livello locale, in modo coordinato e condiviso. Rinunciamo a definire ed a dichiarare obiettivi realistici raggiungibili e coerenti declinando precisamente azioni, tempi ed  investimenti necessari a raggiungerli. Proclamiamo infinite politiche antidroga, come sempre contrapposte, dimenticando la formulazione di una politica di settore a sostegno di chi, ogni giorno, lavora in campo preventivo, terapeutico e riabilitativo con mezzi da sempre sproporzionati all’entità del fenomeno. Lasciamo il mercato libero di giocare la sua partita e di trasformare la droga in un nuovo tributo da pagare.  Comprendere esattamente a chi paghiamo questa nuova tassa, cosa finanzia e quali sono svantaggi e vantaggi diretti e indiretti del tributo, potrebbe  spiegare molte cose, anche perchè il "fenomeno droga" non è normalmente compreso, spiegato, discusso e affrontato per quello che è. Se volessimo aprire, realmente, nuovi orizzonti in questo campo dovremmo avere il coraggio, prima di tutto a livello politico, di appropriarci della sua complessità, ed agire di conseguenza, evitando semplificazioni e senza paura di volare alto, nell’interesse della collettività.   

Riccardo C. Gatti

 

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