
Simulatore di spaccio
Uno sviluppatore indipendente di
videogiochi (Nagual Games) ha annunciato lo sviluppo di Dealer:
Chronic, Pills & Coke. Scopo del gioco è quello di far crescere i propri
affari impersonando la figura uno spacciatore. Naturalmente è possibile
sviluppare attività parallele allo spaccio come la ricettazione e la
prostituzione oppure assumere droghe. Ecco come un sito Italiano
http://mondoxbox.gamesurf.it/
commenta la notizia: "Non dubitiamo del fatto che questo gioco farà molto
parlare di sè nel futuro: i presupposti per permettere ai soliti perbenisti di
scatenare una nuova crociata contro il mondo dei videogiochi ci sono tutte.
Eccovi i primi artwork del gioco, con tanto di logo richiamante una famosa
pianta dagli effetti stupefacenti".
Da un po' di tempo vado sostenendo che il mercato della droga sta assumendo aspetti e le strategie di marketing tipici della grande distribuzione. In modo particolarmente insidioso cerca di trasformare le sostanze d'abuso in "normali" prodotti, acquistabili, assieme ad altri prodotti leciti, all'interno di format di consumo complessivi socialmente integrati. Nella logica della grande distribuzione anche gli spacciatori si stanno trasformando in modo che la loro attività diventi socialmente compatibile. Il tutto è fatto per abbassare la percezione generale di devianza e marginalità ed aumentare i volumi di vendita delle droghe alla popolazione generale. Come sempre accade, in queste logiche di mercato l'importante è che il consumatore ritenga di operare scelte consapevoli rispetto all'acquisto. Ciò che non deve conoscere, invece, sono i meccanismi di condizionamento che sono in grado di generare bisogni, altrimenti inesistenti. (Siete mai entrati in un supermercato ed avete acquistato anche cose che non pensavate di comprare? Pensate veramente che sia successo per caso?)
Sono assolutamente convinto che la stragrande maggioranza di persone che si avvicina all'uso di droghe (in questo momento nel nostro Paese), lo faccia non tanto come conseguenza di situazioni di disagio personale o sociale o per un consapevole desiderio di sperimentazione quanto per una sorta di analfabetismo culturale rispondendo ad una pulsione al consumo creata ad arte. Un mercato in così rapida espansione (il consumo di cocaina secondo Fabio Mariani del CNR di Pisa raddoppia ogni due anni!) ha bisogno di incrementare esponenzialmente la rete di vendita: deve, quindi, reclutare nuovi venditori compatibili con diverse fasce di età e con diversi ambienti di consumo. Purtroppo, anche senza volere, le logiche comunicative in cui siamo inseriti fanno si che le informazioni e le notizie in questo campo finiscano comunque per favorire il mercato anziché contrastarlo. Questo stesso articolo, pur commentando criticamente una notizia, finisce a sua volta per pubblicizzare il gioco, la casa che lo produce, il sito che lo promuove e la cannabis che è raffigurata nell'immagine e citata nella descrizione del gioco. Se non avessi nominato l'azienda o il sito avrei comunque invogliato il lettore a cercare sulla rete ... e, in un certo senso, sarebbe stato anche peggio.
Torniamo a"Dealer". Un gioco è un gioco. Lo sa chi lo produce e chi lo usa. Molti di noi, da ragazzi, hanno sparato all'Orso coi fucili dei Luna Park ma non per questo sono nemici degli animali o vanno a caccia. Allo stesso modo si può giocare a "guardie e ladri" senza desiderare di essere poliziotti o criminali. Sono comunque preoccupato. Se un gioco che simula l'attività di spaccio viene prodotto e si pensa di venderlo significa che la figura dello spacciatore sta perdendo molto di quella connotazione che la rendeva esecrabile. Ciò è assolutamente funzionale all'attuale mercato della droga. Dealer, quindi, non può essere considerato una potenziale concausa di devianza ma è, invece, un segnale della pericolosa trasformazione culturale ideologica del nostro tessuto sociale ed anche della sua confusione. Faccio notare, infatti, come anche il redattore di mondoxbox sembri preoccupato che il gioco permetta "ai soliti perbenisti di scatenare una nuova crociata" .... "contro il mondo dei videogiochi". Forse ha ragione anche se non vorrei che, per non essere "perbenisti", si finisca, alla fine, per lasciare sempre più spazio culturale a quello sfruttamento dell'uomo sull'uomo di cui la droga è sempre stato uno degli strumenti principali ... e non per gioco.
Riccardo C. Gatti 4.12.04