Politiche antidroga e ... politiche di settore

  (Una proposta  - molto - indecente !) 

 

 

Eccola la notizia che nessuno si aspettava:  (ANSA) - ROMA, 15 MAR - In vista della definizione di un nuovo Piano nazionale di prevenzione e lotta alle dipendenze, si svolgerà il prossimo 7 maggio a Roma una Conferenza nazionale. Lo annuncia il ministro della salute Livia Turco secondo la quale nella riunione saranno chiamati a dare il proprio contributo tutti gli operatori pubblici, privati e del volontariato i quali ''ogni giorno prestano la loro opera al servizio di tanti cittadini e delle loro famiglie sconvolte dal dramma della droga e della dipendenza patologica''. Il tema della droga è caldo. Il Ministro Ferrero annuncia le "linee guida per una nuova legge". Il Ministro Fioroni annuncia attività nelle scuole. Il Ministro Amato si occupa dell'abuso di alcolici e suggerisce test antidroga nelle scuole. La Ministra Turco brucia tutti sul tempo annunciando una "Conferenza Nazionale". Ferrero incominciava ad ipotizzarla per la seconda metà dell'anno. Una sorpresa per tutti nonostante le consulte "oceaniche" degli operatori e degli esperti (solo Ferrero ne ha una con quasi un centinaio di componenti più un comitato tecnico scientifico più una consulta sull'alcol mentre anche la Turco ha una propria consulta più piccola).

A Roma bocche cucite.  Amici giornalisti che hanno provato a capirne di più dicono che, negli ambiti solitamente bene informati, nessuno parla. Probabilmente, nessuno ne sa (ancora) nulla. Tra qualche giorno, capiremo che, ovviamente, non si tratterà della vera e propria "Conferenza Nazionale", quella prevista ogni tre anni dalla legge sulla droga e convocata dal Presidente del Consiglio ma di una sorta di consultazione in vista di un piano strategico sulla droga.  Prima o poi, lo dovremo fare, visto che siamo ultimi in Europa ad adeguarci a questa direttiva. Certo è che il termine "Conferenza Nazionale" è evocativo, per chi lavora nel settore, di qualcosa di più importante di una semplice consultazione.

Si conferma, intanto, una sensazione netta di "disintegrazione" avuta con uno dei primi atti politici di questo Governo: la soppressione del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Si trattava di un organo di coordinamento sovraordinato ai singoli Ministeri ed infatti, oggi, ciascun Ministro,  sembra seguire una propria strada ed una propria linea. Ciascuno convocherà una propria Conferenza Nazionale?

E' così che chiamare a dare il loro contributo "tutti gli operatori pubblici, privati e del volontariato", nella situazione odierna, anziché rassicurare finisce per generare ulteriore incertezza. Troppi interlocutori e nessun interlocutore possono avere lo stesso significato. Gli operatori pubblici, privati e del volontariato avrebbero bisogno, più che di esprimere ancora una volta la loro opinione in modo disorganizzato, di vedere attuabili e attuati  i suggerimenti che più volte hanno già espresso in modo organizzato (si vedano le passate Conferenze Nazionali istituzionali) e che, in gran parte, non sono stati (mai) utilizzati. Una prova? Ecco l'estratto di un documento preparatorio realizzato dalla Consulta Nazionale per la discussione della Conferenza di Palermo del 2005 (Governo Berlusconi - Ministro di riferimento Giovanardi). Fatte salve alcune "asprezze" tipiche di un documento preliminare, realizza una proposta organica e strutturata di cose da fare per garantire il buon funzionamento del sistema ( link al documento ). Pubblico inoltre un altro documento  (Governo Amato - Ministro di riferimento Turco) elaborato dalla Consulta degli Operatori e degli Esperti di allora, più o meno sullo stesso tema, in preparazione della Conferenza di Genova del 2000 (link al documento ). Sebbene con alcune differenze di fondo ed uno stile di compilazione molto diverso, esiste una sorta di continuità tra un documento e l'altro.  E' quasi come se nel 2005 si cercasse di concretizzare in azioni ed in modalità operative ciò che nel 2000 era soprattutto l'espressione di un orientamento generale. In un caso e nell'altro, tuttavia, ciascuno può verificare quanto poco le proposte siano state raccolte in modo organico e portate a realizzazione (ed. esempio la realizzazione di Dipartimenti per le Dipendenze veramente strutturati e funzionanti come organi di programmazione e governo delle reti locali di intervento).    

Attualmente la Consulta degli Operatori e degli Esperti (istituita da Ferrero), ancora una volta, è incaricata di studiare documenti preparatori su diversi argomenti che costituiranno l'ossatura per la preparazione di una strategia antidroga e per la discussione in una prossima Conferenza Nazionale (evidentemente, dati i tempi ristretti, non potrà essere quella annunciata da Livia Turco). Ciononostante ancora una volta (!!!) non si intravede l'espressione chiara di quali risorse e di quali meccanismi istituzionali e programmatori potranno accompagnare la realizzazione di qualsiasi proposta. In pratica, anche considerando le autonomie delle Amministrazioni locali (Regioni e Comuni) rispetto allo Stato centrale  oggi, i tecnici, lavorano praticamente al buio rispetto alla possibilità che qualunque loro proposta possa effettivamente essere realizzata. Gli operatori e le organizzazioni del settore si sono sempre fatti coinvolgere nella costruzione di momenti di confronto per la progettazione e programmazione degli interventi  ed hanno anche partecipato con passione (forse troppa) ai dibattiti connessi con il tema delle sanzioni e l'applicazione delle leggi anche a costo di spaccarsi sulla partecipazione alle Conferenze Nazionali.  Si sono resi conto però anche del fatto che, per operare, occorrono modelli di governance di sistema, risorse ed interlocutori che oggi mancano e sembrano essersi volatilizzati negli ambigui rapporti tra Stato, Regioni ed Enti Locali.

Molte componenti del Sistema di intervento pubbliche e private sono letteralmente con l'acqua alla gola per mancanza di risorse e perciò non hanno alcuna possibilità di riprogrammarsi per nuove esigenze al di fuori di quadri di governance e di investimenti che siano in grado di supportarle in questa operazione. Stanno perdendo ogni giorno esperienza e capacità perchè i singoli operatori esperti non possono lavorare per tempi indefiniti in regime di incertezza e precarietà ed in presenza di investimenti (per altro impossibili in questa situazione) nei confronti loro e della maturazione della loro professionalità. Oggi, inoltre, è sempre la carenza di risorse disponibili a rendere pressoché impossibile la sperimentazione, la ricerca e l'innovazione in questo campo.

Una "proposta (molto) indecente" sarebbe, dunque, di capovolgere l'abitudine consolidata di realizzare Conferenze in cui sono gli Operatori a fare proposte alla Politica per costruire una Conferenza Nazionale in cui ascoltare il contributo dei Politici e degli Amministratori; non quello  degli Operatori e delle Organizzazioni di settore.  A mio avviso, infatti, i compiti di chi , a diverso livello, ci governa sono di due tipi. Il primo potrebbe essere compreso nell' "ascoltare tutti" per costruire una politica ed una strategia antidroga. Il secondo, diverso e non meno importante sarebbe quello di costruire una "politica di settore" trovando le risorse necessarie ed i modelli di governance più opportuni per far funzionare il sistema di intervento in ambito preventivo, terapeutico e riabilitativo. Senza una politica di settore molto ben strutturata qualsiasi strategia antidroga rischia di non essere applicabile.

Si deve tenere presente che l'azione in qualunque ambito è anche una questione di investimenti sia personali, a livello professionale, sia delle organizzazioni che operano nel campo. Gli investimenti hanno bisogno di certezze e di quadri prospetticamente chiari. In questi anni, in assenza di ciò, è diventato più sicuro investire in altri settori. Guarda caso, infatti, anche dove si erano aperte possibilità di accreditamento in grado di allargare la partecipazione al sistema di intervento anche a nuovi, interlocutori (profit e no profit)  ... nessuno si è fatto avanti! Contemporaneamente, invece, organizzazioni che nascevano per l'intervento in questo campo hanno preferito differenziarsi per occuparsi anche di altro. Diversi operatori esperti del Sistema Sanitario così come del Privato Sociale, appena se ne presenta l'occasione, vanno a lavorare altrove. Molti "giovani", invece, arrivano a lavorare in questo campo solo in mancanza di altre possibilità. Il segnale mi sembra assolutamente chiaro.  Per questo motivo, a mio avviso, è fondamentale ascoltare nel dettaglio il contributo di Politici ed Amministratori e la loro proposta in materia di politica di settore anche dal punto di vista organizzativo di sistema ed  economico - finanziario.  In caso contrario qualunque iniziativa strategica di contrasto alla diffusione di droga, per quanto ben congeniata, continuerà a restare soltanto l'espressione di buoni propositi, oppure una iniziativa sporadica ed occasionale, come troppo spesso è successo proprio in conseguenza della mancanza di una vera politica di settore e di ... troppe "politiche antidroga".

Riccardo C. Gatti 18.3.07

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