"Italia rialzati!" ... "Yes we can!"
Il quotidiano Libero del 23.2 anticipa il programma del Popolo della Libertà. "La Sanità", punto 7e: "Piena attuazione della legge Fini-Giovanardi contro le droghe, con potenziamento dei presidi pubblici e privati di prevenzione e recupero [...]". I puntini di sospensione sono nel testo di Libero e lasciano presumere possibili aggiunte. Niente di eclatante o di sorprendente, dunque, ... ma, attenzione: inserire il tema droga nel programma elettorale potrebbe anche essere un modo per invitare gli altri partiti a dichiararsi. Se nel PDL è relativamente facile trovare una espressione unitaria, visto che nel partito militano Fini e Giovanardi, nel centro - sinistra non è la stessa cosa. Il PD di Veltroni, ad esempio, potrebbe avere problemi interni nel conciliare le posizioni di teodem e radicali. La senatrice Binetti, a proposito dei Radicali e riferendosi a questioni come l'eutanasia o la linea antiproibizionista sulla droga, ha appena dichiarato: "Se si toccano i temi etici, le loro posizioni sono impossibili da condividere"(Fonte Reuters).
Personalmente temo molto l'utilizzo della questione droga in campagna elettorale e, più in generale, come oggetto di scontro politico. Se lo scontro si fa aspro e le posizioni si irrigidiscono, infatti, si rischia solo di creare pesanti fratture e di non arrivare a nulla come è successo nella legislatura uscente. La compattezza dei programmi elettorali e dei proclami conseguenti, spesso, contrasta con la necessità politica di mediare tra idee diverse e trasversali, ormai, a tutti i partiti. D'altra parte ritengo che l'attuale diffusione di droghe nel Paese, con ciò che ne deriva in termini di salute, di costi individuali e sociali e di illegalità diffusa, sia un problema veramente molto grave. Se non provocasse pesanti divisioni, ogni volta che lo si affronta, probabilmente sarebbe considerato per quello che è: uno dei primi problemi della Nazione. Mi sembra, pertanto, giusto che i Partiti, alla vigilia delle elezioni, dichiarino le loro intenzioni.
Sono, tuttavia, preoccupato. Temo che, ancora una volta, il dibattito pre e post-elettorale possa essere molto intenso a livello etico ma, di fatto, inconcludente a livello operativo. Il lavoro preventivo, terapeutico e riabilitativo risente negativamente del fatto che negli anni, la discussione etica sul tema droga non abbia trovato una soluzione condivisa. Si lavora per prevenire, curare e prendersi cura, spesso muovendosi in un ambito paradossalmente ostile. La sensazione conseguente di essere allo sbaraglio in prima linea (propria degli gli operatori del settore) rappresenta molto bene la realtà. In queste situazioni, il rischio di essere colpiti anche da "fuoco amico" non è poi così remoto. C'è chi si aggrappa alla scienza ed alla clinica, chi alle associazioni ed alle lobby, chi al ruolo dell'educazione, chi al "recupero globale della persona", chi alla "riduzione del danno", ma in realtà tutti viaggiano su zattere molto fragili: il "mandato sociale e politico" ad agire, infatti, è quanto mai incerto e contradditorio.
C'è una grande confusione nel nostro Paese; non riguarda solo il settore di cui mi occupo e, questo, non mi conforta.
La situazione paradossale, tuttavia, è che, almeno per quanto riguarda la questione droga, non è vero che non si sappia cosa fare. I grandi temi etici rimangono irrisolti ma chi lavora nel settore ha prospettato una serie di azioni concrete che sarebbero di grande utilità per tutto il Paese. Sono il frutto dell'esperienza e del lavoro di commissioni che lavorando mesi e, talvolta, anni sono arrivate a conclusioni condivise e formalizzate. Sotto Governi di orientamento differente ci sono state Conferenze Nazionali istituzionali a Genova nel 2000 e, più recentemente, a Palermo, che hanno analizzato adeguatamente l'evoluzione della situazione esprimendo indicazioni precise in tema di organizzazione e di spesa per l'attività preventiva, terapeutica e riabilitativa. Anche recentemente circa 100 esperti hanno lavorato in Consulte e Comitati scientifici per sintetizzare strategie e linee operative. Ma, anche questa volta, caduto il Governo, ... tutto il lavoro verrà buttato: come sempre.
Chi, come me, è dal '90 che lavora in questi organismi ha osservato la dedizione dei colleghi e la compiutezza delle argomentazioni, delle discussioni e delle sintesi finali che, nonostante i dibattiti e gli scontri accesi e, forse, troppo influenzati dalla politica, hanno sempre avuto una profonda coerenza con l'evoluzione dei tempi e delle esigenze. Peccato che non siano mai state utilizzate a pieno. D'altra parte i Ministri hanno poco tempo, tanti impegni, ascoltano qualcosa, qualcosa dicono. Intanto si semina ma non si raccoglie. Poi arriverà qualcun'altro. Noi tecnici abbiamo una parte di responsabilità in tutto ciò. Consiste nell'accettare, ancora, di lavorare in contesti a metà tra l'istituzionale e l'informale nella speranza, sempre disillusa, di migliorare la situazione. Uno Stato che non è in grado di costituire un contenitore istituzionale e vincolante dell'esperienza di un settore è ovvio che non sia nemmeno in grado di utilizzarla. Per questo Comitati e Consulte istituiti senza precisi criteri di partecipazione e rappresentanza e Conferenze Nazionali basate ... sulla adesione di ... chi ci va ... sono solo strumentalizzazioni, al di là della buona volontà di chi ci lavora e, forse, anche di chi li istituisce.
Ora, la campagna elettorale è appena partita, ma già si discute che, indipendentemente dal vincitore, dopo le elezioni, si debba ricostituire un organismo tecnico centrale di coordinamento per l'azione antidroga: ciò che il Governo Prodi aveva eliminato per dare un segno di "discontinuità politica" con il Governo Berlusconi. Già è incominciato il dibattito. Le trattative sono in corso. Secondo alcuni non si chiamerà più "Dipartimento Nazionale" ma, forse, "Agenzia". C'è chi lo vede ancora collegato alla Presidenza del Consiglio ma c'è anche chi pensa che il tutto dovrebbe essere una Direzione Generale del Ministero della Salute o, forse del Welfare, senz'altro una "struttura leggera" per non urtare gli equilibri di potere trasversali ai Ministeri ... magari non se ne farà nulla: insomma, la vita continua. Ci sarà ancora un Comitato scientifico (di un Osservatorio che non c'è) e una Consulta degli Operatori e degli Esperti? Chissà? Questo è il nostro problema. Finisce un governo, ci si saluta, e si butta via tutto: probabilmente ci si ritroverà in una nuova gestione e si ricomincerà da capo. E così, via. Si discute, talvolta si legifera, ma non si governa il Paese con continuità e coerenza. Così, la storia della droga in Italia la sta facendo chi la traffica e chi la vende.
Ancora una volta spero a priori (è questo, forse, è il mio errore?) che il nuovo governo, qualunque esso sia, possa affrontare e cambiare questa situazione. A chi dovesse assumersi politicamente la responsabilità del settore auguro, perciò, di mettere in atto ciò che esprime compiutamente una preghiera usata dagli Alcolisti Anonimi: "Signore, concedimi la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare quelle che posso, la saggezza di conoscerne la differenza". Ci sono tante cose che possono e debbono essere cambiate: sono molte di più di quelle che non possiamo cambiare ma ... da tempo siamo fermi. Questa è la nostra "crescita zero".
"Italia rialzati!" ... "Yes we can!", sono slogan che fanno comprendere come i politici abbiano correttamente recepito questo strano senso di impotenza che sta attanagliando il Paese. C'è bisogno di cambiamento. Per quanto riguarda il settore della droga chi lavora in campo preventivo, terapeutico e riabilitativo potrebbe dare un forte contributo al cambiamento se solo venisse preso maggiormente in considerazione e se fosse messo nella condizione di poter lavorare meglio.
Sino ad oggi non è stato così.
Riccardo C. Gatti 25.2.08