Il ritorno dell'eroina
Come pugili suonati !
(torna l'eroina)

"Nuovo marketing della droga. Secondo i carabinieri stiamo assistendo a un mutamento del mercato dell'eroina, che viene ora spacciata in forma più leggera, per abbattere i prezzi e avvicinare i giovani, mantenendo comunque inalterato il potere di assuefazione. (...) Oggi un grammo di eroina, specie se molto pura, è tagliato in modo da ricavarne 4-5 grammi "da strada", per assicurare un mercato di consumatori stabile, se non in crescita. Oggi una dose è venduta a un prezzo che oscilla dai 25 ai 40 euro, dunque facilmente accessibile". Così scrive il Messaggero di Roma Città del 7.10.07.
Ora leggiamo cosa scrivevo su questo sito il 5 settembre 2005 :
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5 settembre 2005 Già da un po' di tempo ho come la sensazione che qualcosa si stia muovendo nel mercato dell'eroina. Forse nulla sta realmente cambiando: è possibile che questa sensazione sia semplicemente la conseguenza di una maggiore attenzione da parte dei media nei confronti di notizie, come le overdose, che, per un certo periodo, sembravano essere sparite dalle cronache. Potrebbe però anche trattarsi di una ... mia maggiore attenzione al fenomeno, collegata ad una certa sensibilità per le nuove tendenze in questo settore che ho coltivato in questi anni. La mia ipotesi, tutta da verificare, è che, dopo un periodo di relativa stasi, gli oppiacei stiano (in modo diverso a seconda dei luoghi e delle situazioni) ritornando "di moda". Ecco, ad esempio, cosa segnala Bernardo Spazzapan, responsabile del Servizio tossicodipendenze dell’ASS Isontina “E’ tornato a crescere l’uso di eroina da parte dei giovani, dopo anni in cui la tendenza era al ribasso". Spazzapan si riferisce soprattutto alla situazione di un Comune, Ronchi dei Legionari, dove, dal suo punto di osservazione, ha notato il picco di questo fenomeno” (Fonte Il Nuovo Friuli 4.9.05). Anche questo, naturalmente, è ancora solo un segnale isolato. Da solo non può essere considerato un indice significativo ma, comunque, merita attenzione e non lo sottovaluterei. Le giovani generazioni non hanno idea di cosa abbia rappresentato l'eroina negli anni 70 e 80: è come non fossero culturalmente "immunizzate" verso la possibilità di una nuova epidemia. In presenza di una buona disponibilità di sostanza proveniente dall'Afghanistan, il ritorno dell'eroina potrebbe essere il modo per rigenerare uno "zoccolo duro" di clienti abituali fidelizzati da una situazione di tossicodipendenza. Verrebbero così meglio stabilizzate le possibili fluttuazioni di un mercato che, negli ultimi anni ed in alcune zone del Paese, aveva costruito la sua espansione soprattutto sul consumo occasionale di droghe diverse. per leggere altre riflessioni sul tema
Nel link si trovano ulteriori
considerazioni sull'argomento. Tutti elementi che fanno pensare come
il ritorno dell'eroina sia un evento decisamente prevedibile.
Il bollettino intermedio di Prevo.Lab
Ora, tenendo presente che i consumi di cocaina stanno esplodendo o sono già esplosi in tutto il Paese e che esiste un sommerso di droghe sintetiche ancora tutto da valutare, osserviamo chiari segnali di come ormai sia stata attivata una strategia di marketing finalizzata a piazzare nuovamente anche l'eroina tra i consumi dei giovanissimi. Manca solo qualche avvenente attrice che, mostrando le cosce, ripresa da tutti i media, dichiari un po' eccitata come l'eroina, tra tutte le droghe, sia quella che l'ha intrigata di più e qualche trasmissione con target giovanile in grado di ammiccare scherzosamente verso un "fumo diverso". Tranquilli: arriverà anche questo: per le altre droghe già succede. Non sottovalutiamo la potenza di questo mercato! Negli anni '60 farsi canne dava scandalo: la cannabis era droga. Oggi non è più così. Come mai? Quale mutazione genetica ci sta spingendo a considerare normale ciò che volevamo combattere? All'inizio degli anni '90 erano ben pochi quelli che cercavano cocaina: oggi c'è chi se la procura nei locali pubblici o nell'ambito del lavoro per accompagnare la giornata. E' il "logorio della vita moderna" che ci spinge a cercare qualcosa di diverso dai liquori al carciofo oppure vogliamo finalmente considerare la realtà di un marketing che, anche in questo settore, è perfettamente in grado di indurre bisogni che non esistono? Purtroppo quando il mercato vuole che la gente acquisti droga è perfettamente in grado di raggiungere i suoi obiettivi anche decidendo quali sostanze debbano essere usate. Alla faccia dei consumatori che (come sempre) si ritengono consapevoli, adesso il mercato ha convenienza a proporre eroina e troverà sempre più persone che "consapevolmente (!?)" la vorranno consumare. E, poiché, tutto sommato, a tutti spiace il concetto di essere stati fatti fessi dai "commercianti" di turno, troveremo a posteriori il modo di costruire tutte le giustificazioni sociologiche e politiche necessarie per spiegare i nuovi consumi. A posteriori, però, perché nel frattempo ben poco verrà fatto anche solo per disturbare le azioni di un mercato che le stesse Forze dell'Ordine dichiarano di poter contrastare solo in piccola parte sequestrando il 10 - 15 % del prodotto in circolazione. Inviterei, tra l'altro, chi, a diverso livello, è nella possibilità di farlo, di verificare quali siano i reali investimenti nel bilancio di Stato, Regioni e Comuni finalizzati alla prevenzione della diffusione di droghe e per facilitare l'intervento precoce a livello terapeutico e/o educativo e come vengano utilizzati realmente. Pongo alcune domande che possono aiutare a meglio chiarire un grave problema. Chi coordina l'azione antidroga il Italia? Chi ne è responsabile? Con quale mandato? Con quali strumenti? Con quali obiettivi? Con quali mezzi? Con quali poteri? Di quali conoscenze ci si avvale e su quali dati ci si basa per valutare la situazione nella sua evoluzione? Come vengono decise le priorità di intervento? Quali sono le politiche di settore a sostegno di chi ci lavora? Quali investimenti vengono fatti nel campo? Come si valutano nel tempo e dinamicamente i risultati di ciò che sta facendo? A differenza dei "grandi
temi etici di settore", dove tutti mostrano certezze, a queste domande le risposte
diventando quanto mai vaghe ... perché non ci sono. Ben si
comprende, così, perché e come il mercato della droga in Italia
possa fare esattamente tutto ciò che desidera. Continuiamo a
dibattere inutilmente, in mancanza di un contesto compiuto di
pensiero ed azione, di sanzionare il possesso di 20 o 40 spinelli,
di usare i cani antidroga dentro o fuori le scuole, di mandare o
meno buoni gratuiti per test antidroga alle famiglie oppure, ancora,
di prescrivere il metadone per un massimo di 7 o di trenta giorni o
di
recuperare
globalmente la persona piuttosto che ridurre i danni dell'uso
di droga ecc.
Riccardo C. Gatti 8.10.07
Afghanistan, papaveri e diserbanti
Marcello Foa, inviato speciale di politica
internazionale de Il Giornale segnala sul suo blog che il Governo Bush
vorrebbe
irrorare con diserbanti i campi
di papavero da oppio
Normalmente si tende a considerare la distruzione delle piantagioni di papavero da oppio come una vera e propria iniziativa "antidroga". Per quanto riguarda l’Afghanistan i Paesi occidentali, tuttavia, non vorrebbero le coltivazioni di oppio ma vorrebbero anche evitare di trovare occasioni per rafforzare la posizione dei Talebani contro il Governo Karzai, esasperando le condizioni economiche dei contadini. Da qui deriverebbero diversità di vedute tra alleati sul che fare, proprio rispetto all’azione antidroga. Lascia comunque perplessi il fatto che quando i Talebani governavano l’Afghanistan, le coltivazioni di oppio, erano molto meno imponenti di oggi. Ora il Governo Americano propone di usare i diserbanti per distruggere i campi di papavero. Apparentemente potrebbe sembrare una misura diretta per arginare la diffusione di eroina nel mondo. Ma è proprio così? Proverei ad utilizzare una diversa chiave di lettura della situazione. L’Afghanistan è di gran lunga il primo produttore mondiale di oppio. La distruzione dei campi di papavero, se eseguita sistematicamente in maniera efficace, avrebbe pertanto un grandissimo impatto, sbilanciando l’equilibrio mondiale del mercato della droga. Ma attenzione: le droghe di origine agricola come l’eroina derivata dall’oppio dei papaveri …sono "droghe" solo per i consumatori finali. Prima di essere iniettate, sniffate o fumate sono esclusivamente una moneta di scambio ed uno strumento di potere e di colonizzazione. Questo spiega il loro lungo percorso dal luogo di produzione al luogo di consumo e la loro non sostituzione con prodotti di sintesi dagli effetti sovrapponibili. Probabilmente ha ragione chi dice che sarebbe possibile produrre oppio anche altrove ed, in effetti, la situazione dal punto di vista delle tossicodipendenze potrebbe anche non cambiare ma senz’altro, cambiando le rotte di produzione e traffico, ci sarebbe una diretta incidenza su equilibri politico – economico – militari che si giocano nello scacchiere internazionale.E’ evidente, quindi, che la distruzione delle piantagioni di papavero potrebbe avere a che fare anche con qualcosa di diverso dalla "lotta alla droga" essendo, invece, il tentativo di destabilizzare uno stato di equilibrio mondiale fino ad oggi tollerato ma che, evidentemente, per qualche ragione, ora preoccupa. Sarebbe interessante comprendere a chi sia effettivamente rivolto l’annuncio della Casa Bianca e le vere ragioni della perplessità dei Paesi Europei. Sarebbe curioso, ad esempio, che questi Paesi che, di fatto, non hanno una politica, una strategia ed una legislazione univoca contro la droga, trovassero, invece, una posizione condivisa sul fatto che i campi di papavero da oppio debbano… restare dove sono. Riccardo C. Gatti 9.10.07 Misterioso Afghanistan
Leggendo i giornali avevo capito che il papavero da oppio, in Afghanistan, era coltivato nella parte occupata dai Talebani e non in quella sotto il controllo dei Paesi Occidentali. Mi era parso strano: quando i Talebani controllavano l'intero Paese, infatti, la coltivazione del papavero era molto più ridotta non solo rispetto ad oggi, ma anche rispetto a quando non erano al potere. Ora però, secondo l'ANSA, " L'Europarlamento raccomanda al Consiglio di elaborare e sottoporre al governo afgano, nel quadro di programmi di riduzione dell'offerta illecita patrocinati dall'Unione europea, un piano e una strategia globali intesi a controllare la produzione di stupefacenti in Afghanistan, migliorando la governance e lottando contro la corruzione ai livelli più alti dell'amministrazione afgana (in particolare al ministero degli Interni), avvalendosi degli strumenti giuridici internazionali esistenti. Ma anche dirigendo l'azione contro i principali trafficanti sul posto". Per gli eurodeputati, il Consiglio dovrebbe inoltre ''esaminare la possibilità'' di prevedere progetti pilota per la conversione, su piccola scala, di una parte delle attuali colture illegali di papavero in campi per la produzione legale di analgesici a base di oppio. E' in questo ambito che si colloca la previsione di progetti pilota europei per la conversione, su piccola scala, di una parte delle attuali colture illegali di papavero in campi per la produzione legale di analgesici a base di oppio. Sono esterefatto. Se la proposta del Parlamento europeo ha un senso, ciò significa che il papavero da oppio, di cui si tratta, deve necessariamente essere prodotto e commercializzato nella zona sotto il controllo dei Paesi Occidentali. Non credo proprio che si possa intervenire altrimenti nella zona talebana ed, evidentemente, la corruzione citata riguarda il governo filo-occidentale di Karzai e non quello con contro cui stiamo combattendo militarmente. Se è così, però, non si capisce l'operazione della conversione "di una parte della attuali colture" per la produzione di analgesici. I contadini, infatti, coltiverebbero ancora papaveri da oppio, probabilmente al prezzo di oggi: a chi andrebbero, dunque, i nostri soldi per mezzo dei progetti? Ai trafficanti che continuerebbero a fare il loro mestiere guadagnando anche per la nuova fornitura? Ai corrotti per redimerli? C'è qualcosa che non va. Se ho capito bene, dovremmo "giocare" altri soldi sullo scenario Afghano senza sapere a chi andranno e perché. Ricordo che per anni abbiamo già versato ingenti somme per la conversione di colture in Afghanistan. Anche a quei tempi il tutto era sotto l'egida di un organismo delle Nazioni Unite sovvenzionato soprattutto dall'Italia. Poi ci hanno spiegato che la colpa della nuova diffusione di eroina nel mondo era dei Talebani che, nel frattempo, avevano preso il controllo del Paese ... ora incomincio a non esserne più sicuro! In un momento in cui le risorse sono sempre più ridotte per qualunque cosa, non vorrei ne venissero investite di ulteriori per sovvenzionare i trafficanti di droga nella ingenua speranza di una loro redenzione. Anche l'affermazione che l'economia locale debba basarsi necessariamente sulla coltivazione del papavero mi sembra un po' una bufala. Ci sono zone del mondo limitrofe in cui il papavero da oppio non viene coltivato e, francamente, i contadini, nella catena della droga, sono proprio quelli che guadagnano meno di tutti. In questa confusione mediatica che ha sempre caratterizzato la "lotta alla droga" e che non ha mai permesso di capire bene i termini delle situazioni che si dovevano affrontare non vorrei che i cittadini dei Paesi occidentali stiano diventando la "vacca da mungere" sia per pagare la droga sia per combatterla. O, meglio, il sospetto è ancora più grave e cioè che, in questa situazione, nei Paesi occidentali ci sia non solo chi ci perde (in droga e in tasse) ma anche chi ci guadagna e che comunque in Afghanistan, così come in altri luoghi, finiscano solo le briciole di un mercato della droga ma anche dell'antidroga che si svolge altrove. Se ho capito bene penso che sarebbe ora di vederci chiaro in questa situazione anche perché, se fosse vera la mia ipotesi, incomincerei a capire perché i fronti dell'antidroga locali (prevenzione, terapia e riabilitazione) debbono da sempre fare il conto con risorse scarsissime mentre in tutte le sedi si continua a proclamare ed a condividere che la lotta alla droga è un problema prioritario: evidentemente le risorse ci sono ma vanno ... altrove. Visto che paghiamo ... perché non fare un po' di conti? Ma forse ho capito male. Riccardo C. Gatti 28.10.07
E se la droga fosse una nuova tassa da pagare? Ma ... a chi e perchè? Una versione di questo articolo è stata pubblicata sul Corriere della Sera del 12.5.07
Droga: una nuova tassa da pagare
Droga e terrorismo L'idea di fornire sussidi agli agricoltori afgani per convincerli ad abbandonare la coltivazione dell'oppio incomincia a fare proseliti. Il Primo Ministro britannico, Gordon Brown vorrebbe, attraverso questa via, spingere gli agricoltori verso una economia alternativa per poi colpire "i produttori, gli spacciatori e tutti coloro che hanno benefici dalla produzione di oppio" (Fonte ADUC). L'idea di pagare i contadini afgani per non coltivare oppio, comunque, non è nuova. In passato anche noi italiani abbiamo investito un bel po' di soldi per convertire le coltivazioni afgane. Ma, attenzione! In passato la conversione delle colture afgane aveva un senso all'interno di azioni di "lotta alla droga". Oggi non è più così. L'azione proposta da Gordon Brown potrebbe avere successo soprattutto nelle zone controllate dagli occidentali dove verrebbe a costruirsi una economia alternativa all'oppio. La produzione, tuttavia, spinta dalla forte domanda mondiale, potrebbe ulteriormente aumentare nelle zone controllate dai Talebani. Poco per volta, in quelle zone, i veri detentori del potere reale, potrebbero diventare i trafficanti di droga, probabilmente più interessati ai loro commerci che alla guerriglia ed al terrorismo. In alternativa, se l'ipotesi di conversione delle colture avesse gradualmente successo in tutto il territorio afgano, le coltivazioni di oppio, potrebbero svilupparsi in altri Paesi. Il predominio dell'Afghanistan in questo settore potrebbe, così, diminuire. Diminuirebbero, di conseguenza, anche i proventi, attualmente utilizzati per finanziare l'attività della guerriglia locale contro la coalizione internazionale e il governo di Kabul. Gli scenari futuri sono, quindi, strettamente legati agli obiettivi cui sono finalizzate le politiche di riconversione delle colture di oppio. Sicuramente un tempo la "lotta alla droga" era una preoccupazione prioritaria della politica occidentale. Successivamente è stata sostituita dalla "lotta al terrorismo". E' difficile pensare che tutto ciò non abbia conseguenze sulla diffusione di droga nel mondo e sulle chiavi di lettura fornite per interpretarne il significato. Riccardo C. Gatti 18.12.07
BABY EROINA Segnalo l'articolo
dell'Espresso intitolato "Baby eroina". Il giornalista Fabrizio Gatti (lo
stimo moltissimo ma ... non siamo parenti) si addentra nell'analisi di una
situazione particolarmente allarmante: il possibile "ritorno" dell'uso di
eroina nei giovanissimi. Uso il termine "possibile" perché, intimamente,
spero proprio che non si verifichi una vera e propria nuova epidemia nella
diffusione di questa droga anche se, ormai, sono chiari i segnali della sua
imminenza. I lettori di questo sito sanno che, da tempo, questa possibilità
mi preoccupa. Ho ripreso il tema più volte anche con uno
"speciale"
Sempre sull'argomento segnalo anche un interessante articolo di Alessandro Calderoni su Panorama che, a dicembre 2007, aveva già trattato l'argomento per leggere l' articolo di Calderoni
Calderoni è, tra l'altro, l'autore di "Sopra
le righe
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