
Quando un aereo decolla esiste un
"punto di non ritorno". Si tratta della velocità alla quale non è più
possibile interrompere il decollo. Raggiunta questa velocità, infatti non
c’è scelta: qualunque cosa accada bisogna continuare, decollare e impostare
il successivo atterraggio. Una complicazione è data dal fatto che questa
velocità non è fissa per ciascun aeromobile ma deve essere calcolata ogni
volta tenendo conto di diversi fattori tra cui massa dell’aereo,
caratteristiche della pista, situazione atmosferica. Ogni equipaggio deve
considerare la possibilità di dover abortire un decollo ogni volta che si
accinge a partire ed a portarsi, cioè, con l’aereo, da una situazione di
parcheggio a terra ad una situazione di volo sicura che si ritiene raggiunta
convenzionalmente una volta superati i 35 piedi (10,7 m.) di altezza dalla
pista.
Ecco cosa mi scrive un collega:
“ho iniziato 20 anni fa a lavorare al SERT, eravamo in tre (medico,
assistente sociale ed io) con trenta pazienti e non si usavano neppure
farmaci sostitutivi! Ora abbiamo 160 pazienti, tra alcolisti e
tossicodipendenti, (rari i gamblers) e siamo di nuovo in tre: infermiera,
assistente sociale ed io.......Quando dicono i SERT non servono a niente....
da una parte penso che, senza operatori, sia vero, dall'altra mi sento anche
presa in giro..... E continuo a lavorare in prima linea, lontana dai giochi
di potere e dall'ideologia, che purtroppo non aiuta a fare una buona
clinica...... perdoni lo sfogo, ma vorrei smettere di tacere e tamponare le
falle di un sistema autoreferenziale, che vuole solo dimostrare
"formalmente" di funzionare.....”. Il collega, che mi scrive, lavora in uno
dei SERT italiani (i servizi pubblici per le tossicodipendenze) ed è
disperato perché vorrebbe lavorare meglio e con migliori risultati ma non ne
ha la possibilità. Il problema è che di
messaggi così, scritti o a voce, ne ricevo
sempre di più da ogni parte d’Italia. Il motivo è dichiarato dallo stesso
collega che mi dice“…Lei ha un ruolo importante, anche pubblico e la mia
testimonianza sarà un'altra piccola goccia che butto in un mare, che vorrei
diventasse più compatto, se mai fosse possibile...... La ringrazio ancora
moltissimo di cuore. Auguri per tutto”.
Sono convinto che il mercato della droga sia ad una
nuova svolta epocale. Una situazione simile a quella che durante gli anni
’90 ha aggiunto, alla droga dei devianti e degli emarginati, la droga “per
tutti”: il doping della vita quotidiana per le persone “normali”. E’ stata
una “new economy” fatta di “grande distribuzione” e di “grandi numeri”
basata sui consumatori occasionali più che sui tossicodipendenti. Oggi le
cose stanno cambiando di nuovo: i mercati dei “beni di consumo” vacillano,
la “new economy” finanziaria è crollata con i risultati che sappiamo e il
mercato della droga ha bisogno di sicurezza. Dove la trova? Investendo nei
giovani per mezzo dell’eroina. Non è un mercato dai numeri grandissimi ma,
se l’operazione riuscisse (e sta riuscendo) potrebbe, rovinando un paio di
generazioni, avere una base stabile di clienti eroinomani che si
affiancherebbe ai consumatori (occasionali e non) di cocaina, cannabis e
anfetaminici (tutti ancora in crescita). Mentre alcuni di questi "nuovi
tossicomani" stanno arrivando ai SERT (per questo siamo già in pista), un
sistema di intervento correttamente programmato dovrebbe garantire capienza
per poter intervenire precocemente ed appropriatamente non solo a livello
preventivo ma anche terapeutico su nuove fasce ampie di potenziali utenti
che (attenzione!) non sono come “i tossicomani di una volta” ma hanno
caratteristiche diverse. Esiste la possibilità di farlo? Purtroppo, in
molte situazioni questa possibilità ormai non esiste. Un SERT con tre
operatori e 160 utenti, ad esempio, non ha modo di modularsi oltre la mera
assistenza dell’emergenza. E le Comunità Terapeutiche? Tenendo presente che
non sono il sostituto dei Servizi Ambulatoriali, dovranno rimodularsi
anch’esse. Hanno ancora problemi di difficile soluzione per quanto riguarda
il re-inserimento di persone emarginate e/o con problemi psichici e debbono
affrontare contemporaneamente le esigenze di una possibile utenza
differenziata, socialmente inserita, che non abbandona facilmente casa,
famiglia, lavoro o scuola per un tempo indefinito affidandosi ad una
generica speranza di “salvezza”. Anche qui, dunque, c’è da guadagnare una
plasticità da cui (salvo casi particolari) siamo ancora distanti e che,
inevitabilmente ha un costo e necessita di risorse. I nuovi
Cosa bisogna fare? Uscire dalla
perversa ambiguità di chi sostiene l’inadeguatezza dell’intervento del
Sistema senza domandarsi a cosa sia dovuta. Ci sono sempre più strutture che
si avviano verso condizioni in cui non hanno alcuna possibilità di garantire
interventi appropriati. Curare un tossicodipendente è un intervento costoso.
O le risorse umane, professionali e strutturali per la cura sono pienamente
disponibili o la cronicità (più o meno assistita) è garantita. Il numero di
persone che fanno uso di droghe nel giro di pochi anni si è alzato con ritmi
vertiginosi aumentando la domanda di cura reale e potenziale: le risorse a
disposizione per l’intervento non bastano (più). La presenza di risorse non
è condizione sufficiente per garantire l’appropriatezza degli interventi ma
è condizione necessaria.
Insomma l’aereo è sulla pista e sta spingendo al massimo
i motori, ha quasi raggiunto la velocità critica, ma, stando così le cose,
non riuscirà a volare e ricadrà al suolo spaccandosi in mille pezzi e
perdendo la sua funzione. Le vibrazioni sono già troppo forti, la struttura
è in crisi e dei pezzi si stanno perdendo. Bisogna fermare la macchina prima
del punto di non ritorno. Rivalutiamo i carichi, la capienza della macchina
e la potenza di motori, ripariamo ciò che va riparato e ripartiamo anche a
costo di cambiare qualcosa nel costo dei biglietti. Questo è un compito
delle Regioni, che ora governano il sistema. Meglio un mancato decollo che
un crash fatale ma rendiamoci anche conto che se la macchina non vola
diventa comunque un pezzo da museo. Tutto il contrario di quello che serve
al Paese. Dobbiamo volare e volare alto.