I cazzotti nei denti

 

Fu profetico il Ministro Ferrero quando, nel novembre 2007, ad una conferenza annunciò "Se non si arriva alla Conferenza Nazionale nel rispetto del programma, il Ministro lo farà qualcun altro". Il programma dell’Unione diceva “Il decreto legge del governo (ci si riferisce al Governo Berlusconi ed alla Legge Fini - Giovanardi N.d.A.) sulle tossicodipendenze deve essere abrogato". Fu così che scrissi un pezzo dal titolo “la resa di Ferrero”. Qualcuno dei suoi collaboratori non la prese bene. Aveva ragione: il Ministro non si era affatto arreso e proseguiva per la sua strada anche se, poco per volta, la scadenza della Conferenza Nazionale, decisa per i primi mesi del 2008, si avvicinava, e nulla accadeva. Fine novembre. "Il Governo faccia le cose dette in campagna elettorale", insisteva il Ministro. In quella che Adnkronos definisce “una dura autocritica”, aggiungeva: "Né sull'alcol né sulla droga si è mai arrivati ad una discussione all'interno del consiglio dei Ministri". "Non siamo ancora riusciti a discutere della modifica della legge Fini-Giovanardi nonostante ci siano due proposte di legge, una mia e una del Ministro della Salute Livia Turco".Dicembre: si apre uno spiraglio. Prodi, secondo Ferrero, accetta di aprire “una discussione politica approfondita sulla nuova normativa antidroga e sulla legge sugli alcolici", garantendo la discussione dei due provvedimenti entro l'anno (Fonte Ansa). Ma è solo un’ illusione. Quella discussione non  verrà mai fatta. Ai primi di gennaio, probabilmente per evitare situazioni imbarazzanti, … si incomincia a parlare dello spostamento della Conferenza Nazionale all’autunno 2008.

Cade il Governo. Ferrero dichiara: “Sulla droga, problema enorme, non siamo riusciti a cambiare la legge perché l'ala centrista ha bloccato la riforma, e non siamo riusciti neanche a fare la legge che blocca la pubblicità tv degli alcolici". Il Ministro attribuisce la responsabilità di tutto al “blocco centrista”, lo stesso responsabile, sempre secondo il Ministro, della caduta del Governo (Fonte Aduc).

D’altra parte ci sono elementi “storici” che supportano il ragionamento e che spiegano anche il perché, partendo dal programma, la discussione politica sul tema, all’interno del Governo, si sia bloccata. Leggiamo questa frase: "Non c'è una posizione che io possa assumere come presidente del Consiglio, perché i presidenti del Consiglio su queste cose devono fare delle scelte politiche. Questo Governo non è in condizione, a questo punto della legislatura, di fare scelte sull'argomento". La dichiarazione non è di Prodi ma di Giuliano Amato mentre Livia Turco sta concludendo la Conferenza Nazionale di Genova. Siamo nel 2000. Otto anni dopo Livia Turco e Amato sono ancora al Governo ma la situazione pare immutata: non ci sono le condizioni per fare scelte politiche sull’argomento. Non è colpa loro, naturalmente: evidentemente ci sono nodi politici che non sono mai stati sciolti anche perché il programma dell’Unione parla testualmente di superare non solo la Legge Fini  - Giovanardi (che al compimento del secondo anno qualcuno a sinistra comincia, ironicamente, a chiamare “Fini – Giovanardi – Prodi”) ma anche di partire dalla “decriminalizzazione delle condotte legate al consumo” per arrivare al “superamento della normativa in vigore dal 1990”. Una normativa che porta il nome di Vassalli ma anche di Rosa Russo Iervolino che, nata politicamente nella Democrazia Cristiana, finisce, nel 2007, per essere uno dei 45 membri del Comitato nazionale per il Partito Democratico che riunisce i leader del nascente Partito Democratico.Apparentemente, dunque, la teoria di Ferrero potrebbe reggere: sul tema droga la sinistra vuole rispettare il programma, il centro no ed il “blocco centrista” è talmente ampio e forte che non solo il programma non viene attuato ma … nemmeno se ne discute.

Tutto chiaro, dunque? A mio avviso no.

La teoria del “blocco centrista” può spiegare la causa ultima della caduta del Governo ma non spiega la paralisi nel campo dell’azione antidroga visto che, in proposito, esiste un altro punto del programma dell’Unione che non è stato affrontato dal Governo Prodi. Leggiamolo. Dice testualmente: “È necessario rilanciare il ruolo dei Ser.T. e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi”. Mettiamo pure che qualcuno abbia nutrito dubbi sulla “riduzione del danno” ma perché il “blocco centrista” avrebbe dovuto inibire il rilancio dei Ser.T. e delle Comunità? E, se questa inibizione non c’è stata, perché il Governo non si è mosso in questo ambito?

A questo punto diventa difficile trarre delle conclusioni e dare delle risposte in senso globale.  Effettivamente è possibile postulare l’esistenza di due anime all’interno del Governo che abbiano agito in modo contrapposto anche in questo settore, inibendosi reciprocamente ma, a mio avviso, il problema è più antico e complesso. Per attuare una qualunque azione efficace a livello di un ambito grande come una nazione non basta un pronunciamento politico e, nemmeno una legge. Occorre un meccanismo operativo di coordinamento e di indirizzo attuativo delle azioni che non può prescindere da un livello tecnico autorevole, in grado di analizzare gli scenari su cui intervenire, di fornire le chiavi di lettura e gli elementi di approfondimento necessari a supportare le scelte politiche, di elaborare strategie e progetti strategici e di curarne l’attuazione, di assicurare una continuità operativa in grado di collegare e coordinare i livelli centrali con quelli periferici fungendo da meccanismo connettivo di equilibrio dinamico tra le scelte politiche e lo stato dell’arte delle conoscenze tecniche, indipendentemente dai governi in carica. In Italia questo organismo non esiste.

Il Governo Berlusconi aveva intuito questa necessità istituendo il Dipartimento Nazionale per le Politiche antidroga presso la Presidenza del Consiglio ma, probabilmente, non l’aveva declinata nel migliore dei modi.  La funzione tecnica del Dipartimento, forse, non era sufficientemente distinta da quella politica con la conseguenza che il Governo Prodi, insediandosi, decideva di distruggere quello che avrebbe potuto essere un ganglio vitale proprio per dare un segno di discontinuità … politica. Poiché, a questo punto, tutti gli altri organismi (consulta, comitato scientifico e collaboratori stessi dei Ministri) avevano un significato consulenziale veniva reciso proprio quell’ambito istituzionale che avrebbe potuto essere almeno il luogo di sviluppo di una coerente politica di settore e di collegamento operativo tra Stato e Regioni. Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Le legislature si susseguono ma la sensazione è che l’azione antidroga non sia più supportata con piani di sviluppo e strategie di settore. Si cerca di mantenere  l’esistente o poco più mentre la “macchina vecchia” perde pezzi per strada e arranca in salita. Le responsabilità non sono solo politiche. In mancanza di una precisa azione per il governo del sistema di intervento è chiaro che ciascuno cerchi di portare acqua al suo mulino presentando la visone del problema che, in quel momento, gli fa più comodo. Così i politici, nella confusione generale cui molti partecipano sperando di trovarne una convenienza, fanno quello che sanno: discutono di leggi basandosi su concetti etici ma … non trovano un accordo, non trovano una sintesi e si rimane in fase di stallo.

 Se il prossimo Governo, qualunque esso sia, seguirà la stessa strada non si faranno passi avanti. Il sistema di intervento continuerà a restringere il campo di azione di fronte ad una diffusione di droghe che aumenta; anche in campo internazionale difficilmente riusciremo a giocare le nostre carte. E poiché il buon giorno si vede dal mattino potremo capire il tutto in anticipo: se già nei programmi elettorali leggeremo la  solita manfrina di sostenere Ser.T e Comunità ma non avremo l’idea di una possibile struttura per la gestione tecnica (e non politica) dell’azione antidroga le cose non cambieranno anche se, evidentemente, non basta scrivere qualcosa in un programma elettorale per realizzarlo. Sono momenti particolari: gli amici si sorridono e si danno cazzotti nei denti. Per questo serve una vera azione di governo. In questo settore manca ormai da troppi anni. 

 

home page