I cazzotti nei denti

Fu profetico il Ministro Ferrero
quando, nel novembre 2007, ad una conferenza annunciò "Se non si arriva alla
Conferenza Nazionale nel rispetto del programma, il Ministro lo farà qualcun
altro". Il programma dell’Unione diceva “Il decreto legge del governo (ci si
riferisce al Governo Berlusconi ed alla Legge Fini - Giovanardi N.d.A.) sulle
tossicodipendenze deve essere abrogato". Fu così che scrissi un pezzo dal titolo
“la resa di Ferrero”. Qualcuno dei suoi collaboratori non la prese bene. Aveva
ragione: il Ministro non si era affatto arreso e proseguiva per la sua strada
anche se, poco per volta, la scadenza della Conferenza Nazionale, decisa per i
primi mesi del 2008, si avvicinava, e nulla accadeva.
Fine novembre. "Il Governo faccia
le cose dette in campagna elettorale", insisteva il Ministro. In quella che
Adnkronos definisce “una dura autocritica”, aggiungeva: "Né sull'alcol né sulla
droga si è mai arrivati ad una discussione all'interno del consiglio dei
Ministri". "Non siamo ancora riusciti a discutere della modifica della legge
Fini-Giovanardi nonostante ci siano due proposte di legge, una mia e una del
Ministro della Salute
Cade il Governo. Ferrero dichiara: “Sulla droga, problema enorme, non siamo riusciti a cambiare la legge perché l'ala centrista ha bloccato la riforma, e non siamo riusciti neanche a fare la legge che blocca la pubblicità tv degli alcolici". Il Ministro attribuisce la responsabilità di tutto al “blocco centrista”, lo stesso responsabile, sempre secondo il Ministro, della caduta del Governo (Fonte Aduc).
D’altra parte
ci sono elementi “storici” che supportano il ragionamento e che spiegano anche
il perché, partendo dal programma, la discussione politica sul tema, all’interno
del Governo, si sia bloccata. Leggiamo questa frase: "Non c'è una posizione che
io possa assumere come presidente del Consiglio, perché i presidenti del
Consiglio su queste cose devono fare delle scelte politiche. Questo Governo non
è in condizione, a questo punto della legislatura, di fare scelte
sull'argomento". La dichiarazione non è di Prodi ma di Giuliano Amato mentre
Tutto chiaro, dunque? A mio avviso no.
La teoria del “blocco centrista” può spiegare la causa ultima della caduta del Governo ma non spiega la paralisi nel campo dell’azione antidroga visto che, in proposito, esiste un altro punto del programma dell’Unione che non è stato affrontato dal Governo Prodi. Leggiamolo. Dice testualmente: “È necessario rilanciare il ruolo dei Ser.T. e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi”. Mettiamo pure che qualcuno abbia nutrito dubbi sulla “riduzione del danno” ma perché il “blocco centrista” avrebbe dovuto inibire il rilancio dei Ser.T. e delle Comunità? E, se questa inibizione non c’è stata, perché il Governo non si è mosso in questo ambito?
A questo punto diventa difficile trarre delle conclusioni e dare delle risposte in senso globale. Effettivamente è possibile postulare l’esistenza di due anime all’interno del Governo che abbiano agito in modo contrapposto anche in questo settore, inibendosi reciprocamente ma, a mio avviso, il problema è più antico e complesso. Per attuare una qualunque azione efficace a livello di un ambito grande come una nazione non basta un pronunciamento politico e, nemmeno una legge. Occorre un meccanismo operativo di coordinamento e di indirizzo attuativo delle azioni che non può prescindere da un livello tecnico autorevole, in grado di analizzare gli scenari su cui intervenire, di fornire le chiavi di lettura e gli elementi di approfondimento necessari a supportare le scelte politiche, di elaborare strategie e progetti strategici e di curarne l’attuazione, di assicurare una continuità operativa in grado di collegare e coordinare i livelli centrali con quelli periferici fungendo da meccanismo connettivo di equilibrio dinamico tra le scelte politiche e lo stato dell’arte delle conoscenze tecniche, indipendentemente dai governi in carica. In Italia questo organismo non esiste.
Il Governo Berlusconi aveva intuito
questa necessità istituendo il Dipartimento Nazionale per le Politiche antidroga
presso la Presidenza del Consiglio ma, probabilmente, non l’aveva declinata nel
migliore dei modi.
La funzione tecnica del Dipartimento, forse, non
era sufficientemente distinta da quella politica con la conseguenza che il
Governo Prodi, insediandosi, decideva di distruggere quello che avrebbe potuto
essere un ganglio vitale proprio per dare un segno di discontinuità … politica.
Poiché, a questo punto, tutti gli altri organismi (consulta, comitato
scientifico e collaboratori stessi dei Ministri) avevano un significato
consulenziale veniva reciso proprio quell’ambito istituzionale che avrebbe
potuto essere almeno il luogo di sviluppo di una coerente politica di settore e
di collegamento operativo tra Stato e Regioni.