
I buoni e i cattivi

(alcune proposte concrete per uscire da una situazione di stallo)
Arrivati al 26 giugno, Giornata Mondiale per la lotta alla droga. L’Italia si presentata all’appuntamento con un Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga senza un Capo e soprattutto senza una vera e propria politica antidroga . Come mai?
In questo campo sono stati creati alcuni nodi critici in successione che non sono stati sciolti: insieme, hanno, a mio avviso, portato alla situazione attuale che è veramente problematica. Il tutto ha inizio nel novembre del 2000, nella scorsa legislatura. L’allora Ministro del welfare, Livia Turco, chiude la Conferenza Nazionale Antidroga praticamente abbandonata dai sui colleghi di Governo. I mercati della droga sono indirizzati, ormai, anche alla popolazione generale. Al vecchio mercato si affianca una new economy che adotta strategie di vendita simili a quelle utilizzate dalla grande distribuzione. I prezzi delle sostanze illecite sono sempre più bassi ma l’interesse della politica per il tema è scarso. La Conferenza, un momento tecnico – istituzionale triennale previsto dalla legge sulla droga, formulerà una relazione indirizzata al Parlamento cercando, tra l’altro, di mettere in rilievo i mutamenti in atto. Ma il parlamento, ormai dimissionario, non potrà utilizzarla.
Dopo le elezioni il centrodestra va al Governo del Paese. Nell’Ottobre 2001, a San Patrignano, lancia l’idea di una nuova politica antidroga. Il Vicepremier Fini dichiara di voler "invertire la tendenza, dimostrando che quella contro la droga è una lotta che si può vincere”. Viene dichiarata una nuova “guerra alla droga” ma le modalità sono tali da far pensare ad una lotta di parte.
Alcune strategie, sino a quel tempo utilizzate dai Servizi Pubblici, ed approvate da Governi precedenti , quali la “riduzione del danno”, vengono duramente sconfessate. La sensazione netta è che, contro la droga, possa esistere una strategia di centro-destra naturalmente contrapposta ad una di centro - sinistra. Il primo pilastro portante della nuova strategia è la creazione di un Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga collocato nella Presidenza del Consiglio. E’ una buona idea ma, calata in questo contesto, Opposizione e parte delle Organizzazioni che intervengono nel settore possono vederla solo come il possibile strumento per l’applicazione del secondo pilastro portante, costituito da una proposta di legge che rende maggiormente repressive le normative nei confronti dei consumatori. Il Vicepremier Fini, infatti, è contemporaneamente il primo firmatario della proposta ed il delegato del Presidente del Consiglio per le politiche antidroga cui afferisce il Dipartimento Nazionale. Si perde così l’occasione per proporre un luogo più neutro ma anche più incisivo di programmazione e di incontro tra il Governo ed i Tecnici del settore per concertare linee di azione condivise. Qualcuno, infatti, dichiaratamente rifiuta di partecipare alla Consulta degli Operatori e degli Esperti come scelta politica. Se la guerra alla droga è dichiarata deve ora svolgersi su due fronti: il mercato della droga, da una parte e chi si oppone al Governo, dall’altra.
Come se non bastasse la competenza sul coordinamento dell’azione antidroga viene sottratta al Welfare, dove c’è il Ministro Leghista Maroni, e spostata sulla Presidenza del Consiglio proprio mentre avanza la devolution regionale. Non è chiaro dall’inizio quale debba essere il rapporto tra l’azione del Dipartimento Nazionale e l’esercizio delle autonomie regionali. L’attività di coordinamento nazionale del Dipartimento così va a rilento visto che la vera e propria azione antidroga non repressiva territoriale è svolta da Organizzazioni pubbliche e private che dipendono direttamente o indirettamente dai livelli regionali. Si apre un terzo fronte: ora l’avversario è costituito dalle Regioni che vedono nel Dipartimento una ingerenza nelle proprie autonomie. Era prevedibile ma forse la cosa viene trascurata. Siamo ancora fermi. A questo punto il Commissario Soggiù, capo del Dipartimento, ne lascia la direzione. Subentra Carlesi, un ex parlamentare di Alleanza Nazionale, ma anche un tecnico visto che è medico e psichiatra. Viene tentata una ricucitura con le Regioni che, almeno parzialmente, riesce. Vengono avviati i lavori preparatori per una nuova Conferenza Nazionale, ormai in ritardo di anni. Il Vicepremier diventa Ministro degli esteri. La legge Fini è alla discussione delle commissioni parlamentari. L’occasione di poterla discutere nella naturale sede tecnica della Conferenza Nazionale viene evitata dall’inizio ma l’iniziativa è un’arma a doppio taglio: la Conferenza ritarda sempre più ma anche l’iter parlamentare sembra ormai impossibile che si concluda prima di fine legislatura. Nel frattempo il Ministro Giovanardi ha affiancato Fini e poi ne prende il posto mentre le elezioni regionali registrano una sconfitta del Centro-Destra. Il Governo Berlusconi, si riformula. Il Capo Dipartimento, Carlesi, se ne va per “motivi personali” mentre si approssima il 26 giugno 2005. Saltano le sessioni preparatorie delle Conferenza, il Dipartimento è di nuovo fermo, il Paese non ha una strategia antidroga. La svolta annunciata nel 2001 sembra ormai molto lontana. Nel frattempo, il mercato della droga continua la sua pericolosa evoluzione.
Lo sconcerto è grande, anche negli ambiti del centro-destra mentre l’opposizione vede con sollievo il ristagno delle proposta Fini e delle strategie del Governo. Chi lavora nel settore, però, ha l’amaro in bocca. Le organizzazioni pubbliche e private soffrono di questa mancanza di programmazione. I fondi si assottigliano. Il futuro è incerto per tutti. Cinque anni di mancanza di una qualunque strategia coordinata sono un handicap enorme.
Esiste un rimedio? In parte: il tempo ormai perso non è più recuperabile ma si potrebbe fare qualcosa per non perderne altro con un atto di Governo e di coraggio che cercherò di declinare in alcuni punti. Vantaggi: molti. Anche quello di ridare connessioni ad un esercito, quello dell’intervento non repressivo, le cui varie parti sono rimaste sul campo prive di collegamenti, con scarsa sussistenza ed il morale a terra. Svantaggi? Francamente non riesco a vederne.
1) Nominare al più presto un nuovo Capo Dipartimento scegliendolo all’interno del Dipartimento stesso e non all’esterno. Una persona, per quanto qualificata, proveniente dall’esterno avrebbe bisogno di mesi prima di poter essere realmente operativa su questioni fondamentali. E’ necessario rendersi conto che i tempi dei mercati della droga e dei fenomeni sociali connessi sono molto più veloci di qualche anno fa. L’azione antidroga non repressiva per essere adeguata, deve saper prevedere i quadri futuri e muoversi di conseguenza. Per fare ciò è necessario declinare una strategia e trovare un indirizzo sebbene parziale. Congelare il tutto sino alla prossima legislatura è inaccettabile.
2) Lasciare alla Politica l’indirizzo di questo settore, così come le compete, ma alzando, in prospettiva, il livello della discussione uscendo, per quanto possibile, dallo schema dell’intervento antidroga di destra contrapposto a quella di sinistra abbandonando le formazioni da battaglia tra fronti contrapposti. La produzione, il mercato ed il traffico non hanno necessariamente un colore politico. Non esiste un curare (o un prendersi cura) di destra e uno di sinistra. Non ci sono solo le droghe illecite ma anche le sostanze d’abuso lecite che si diffondono in modo insidioso. Non esistono solo i problemi dei giovani ma anche quelli degli adulti. La strada vincente è trovare sinergie, non divisioni.
3) Realizzare la IV Conferenza Nazionale Antidroga trasformandola nel momento istitutivo di una “conferenza permanente” che sia in grado di continuare la sua azione tecnico-istituzionale a vantaggio del Paese e dell’intervento in questo campo indipendentemente dal momento o dal clima politico. Evitare di realizzarla come inutile occasione elettorale.
4) Trasformare il Dipartimento Nazionale nel luogo di incontro dei Tecnici, delle Regioni e dei Governi per concertare linee di azione condivise. Aumentare il suo significato tecnico diminuendone la funzione politica. Potenziarne grandemente la funzione di servizio nei confronti della Politica come Organizzazione dello Stato non di parte.
5) Dare maggior certezza agli investimenti in questo settore possibilmente aumentandoli ma, soprattutto, stabilizzandoli visto che, altrimenti, ogni programmazione è impossibile e ricordando che l’azione antidroga rappresenta anche esperienze professionali che non possiamo permetterci di disperdere così come stiamo facendo
6) Accettare di fermare la discussione della proposta di legge del Governo e di riprendere un dialogo bipartisan da continuarsi nella prossima legislatura, nell’interesse del Paese. Ricordare che l’azione antidroga ha un obbiettivo molto alto che riguarda la salute, il benessere reale e la libertà di tutti i cittadini, indipendentemente dal fatto che usino o non usino droghe. Si tratta di un atteggiamento realistico per chi ritiene possibile la costruzione di un futuro migliore. Dovrebbe essere, quindi, accettabile per chi si impegna nelle azioni proprie della politica anche per uscire da una situazione in cui “i buoni” fanno la guerra tra loro e “i cattivi” ne godono sempre più.
Riccardo C. Gatti 22.6.05