Guarda guarda ... gli Italiani tornano a fumare

Dice Paolo Granzotto su Il
Giornale.it
"Le
notizie dal fronte del fumo sono queste: cresce in Italia - e cresce del 3
virgola 4 per cento - il numero dei fumatori. Sono dati ufficiali, elaborati
e resi noti dall'Istituto superiore di sanità e confortati dalle analisi
della Doxa, dall'Istituto Mario Negri e financo dalla Lega per la lotta ai
tumori. A tre anni e mezzo dalla Legge Sirchia che vietò il fumo in
qualsiasi luogo che non fosse la propria privata abitazione e che abolì
persino la carrozza - al singolare - fumatori nei convogli delle patrie
ferrovie, non è che sia una buona notizia. Buona, beninteso, per i paladini
dello Stato etico (lo stesso che è partito lancia in resta contro i ciccioni
e che presto finirà per obbligarci tutti a indossare, alla rinfrescata, la
maglietta di lana)". Non so se faccio parte dello "Stato etico" ma,
francamente, un po' in sovrappeso lo sono e non uso mai la maglietta di
lana. Mi preoccupo, ovviamente, per chi fuma e mi preoccupo per le strane
congetture che si incominciano a fare attorno all'argomento. D'altra parte è
lo stesso Granzotto a dirci "Sui motivi che hanno indotto i sette milioni e
mezzo di ex fumatori a rompere le righe e uno via l'altro a tornare al
piacere della sigaretta, gli esperti hanno opinioni diverse e questo,
trattandosi appunto di «esperti», non è una novità". Ma anche i giornalisti
fanno le loro congetture. Dice l'articolo: "Nessun esperto, invece, avanza
l'ipotesi che sia stato proprio il proibizionismo a favorire, per quel
sottile piacere di trasgredire a un divieto, l'iniziazione al fumo di molti
che, senza Sirchia, mai se la sarebbe accesa, una cicca". Oddio: una delle
tesi per spiegare la diffusione delle droghe (illecite) è proprio questa.
Non è che non stia ne in cielo ne in terra ma non spiega il problema
dell'abuso di alcolici, proprio in quelle regioni dove sono addirittura le
famiglie a spingere al bere i bambini. La sigaretta sta a metà tra gli
alcolici e le droghe: non è "vietata" ma si sono limitati gli ambiti in cui
si può fumare. E' stato un errore? Forse quando la Formula 1 era tutta una
mostra di insegne del tabacco e nei ristoranti e nei cinema si asfissiava
era meglio, perché non c'era il gusto della trasgressione? Chissà. E se,
invece, il problema fosse un altro?
Da una parte c'è un mercato che induce al consumo. Magari le promozioni sono "occulte" ma ci sono e come ed hanno risultato. Dall'altra ci sono persone che in passato erano tossicodipendenti da nicotina... e lo sono rimaste. L'aumento dei consumi è il risultato di questi due fattori. Gli esperti di droga sanno che abbandonare la sostanza che dà dipendenza (droga, alcol, tabacco o, anche, alcuni farmaci) non è affatto facile. Tutti smettono, a periodi: il problema è che ricominciano; non basta disassuefarsi. Starne fuori è un percorso lungo e difficile. Gli esperti di marketing (lecito o illecito che sia) sanno che i consumi possono essere indotti con opportuni investimenti. L'insieme delle due cose porta alla situazione attuale: aumentano i consumi. Così, chi ingenuamente si illude che una buona norma (e basta) risolva tutti i problemi, fa il paio con chi crede (ingenuamente) che una buona informazione faccia, da sola, smettere di fumare, di bere o di drogarsi un tossicodipendente e con chi crede, altrettanto ingenuamente, che, se non si parlasse contro il fumo, la droga o l'alcol, i consumi si ridurrebbero da soli. Insomma: non sono per lo Stato che ti impone con la forza della legge "la maglietta della salute", senza saper fare ne il papà ne la mamma, ma nemmeno sono così ardito da credere che, se non si facesse alcunché, i problemi dell'uso e dell'abuso di sostanze dannose si conterrebbero da soli. E' questa, forse, la nuova frontiera? Certo è la meno costosa e, in tempo di crisi, potrebbe diventare una filosofia con molti adepti. E' semplice da comprendere e poco faticosa: in generale é bene accettabile in un Paese in cui il concetto di strategia preventiva e di investimento per la salute non sono assimilati e, soprattutto, agiti. Dimenticandoci, tra l'altro, che in Italia esiste una rete preventiva e terapeutica per le dipendenze e l'abuso di sostanze che soffre sempre più per carenza di ricerca, manutenzione e investimenti, continuiamo a dibattere, a seconda dei casi, e senza mai giungere ad una conclusione, se sia meglio permettere ciò che è vietato o vietare ciò che è permesso. Così il tempo passa. Tutto passa.
Riccardo C. Gatti 28.5.09