The final Countdown

 

 

La Redazione di ADUC Notiziario Droghe ha pubblicato un interessante articolo intitolato "Countdown al secondo compleanno della legge Fini-Giovanardi" . E' la cronistoria di quanto doveva accadere ma non è accaduto: la riforma della attuale legislazione sulla droga. A detta del Ministro Ferrero (Fonte ANSA), Prodi aveva convenuto di fare "una discussione politica approfondita sulla nuova normativa antidroga e sulla legge sugli alcolici", garantendo la discussione dei due provvedimenti entro l'anno. L'anno è finito: la discussione non c'è stata. Così il Ministro è recentemente tornato sul tema dicendo "La politica sta facendo molto meno di quello che dovrebbe per combattere la diffusione della droga e la tossicodipendenza" (Fonte: Apcom ). Non si può che dargli ragione.

Si deve, notare, tra l'altro, che il problema è molto più ampio. Non siamo, semplicemente, di fronte ad un Governo che non riesce, come da programma, a modificare una legge. Su tutti i fronti, non solo su quello legislativo, la questione droga non è più una priorità, anzi, non è più considerata in assoluto. Ciò è dovuto al fatto che, per una serie di motivi storici, nel nostro Paese, l'azione antidroga non repressiva è sempre stata governata direttamente dal livello politico. Non esiste, cioè, un insieme di organismi tecnici istituzionali deputati al governo strategico di questa azione in grado di collegare l'attività dello Stato a quella delle Regioni. Se il livello politico è fermo, quindi, il nostro Paese, nel suo complesso, finisce per fare "molto meno di ciò che dovrebbe per combattere la diffusione della droga e la tossicodipendenza". E poiché nessuno, di conseguenza, investe ulteriormente in questo settore, al massimo viene tenuto in piedi (a stento)  l'esistente. Anche chi lavora sull'ultimo argine dei servizi di prevenzione cura ed assistenza ha, ormai, l'acqua alla gola e concentra le energie solo dove può e dove riesce.

Così il mercato della droga è libero di espandersi sempre più trovando ben poca resistenza di qualunque genere.

Continuiamo così!

Tra qualche anno chi traffica in droga, continuando a crescere il mercato, potrebbe diventare il vero "padrone" del Paese. Se così accadesse cesserebbero anche i problemi politici e le discussioni sull'argomento. Dovremmo adeguarci al nuovo "padrone" con un pizzico di "lotta alla droga" di facciata, tanto per restare nel consesso dei Paesi occidentali, e un po' di assistenza tanto per "recuperare globalmente" chi rompe le scatole. Per il resto strade aperte sia al traffico che alla vendita porta a porta mentre saremmo rassicurati sulla inesistenza di vere organizzazioni strutturate in grado di controllare il traffico e di avere influenza sui punti chiave della società civile. Il Paese potrebbe anche riuscire a sanare il debito pubblico grazie agli investimenti di nuovi capitalisti. Il progresso sarebbe anche comprendere l'illusorietà della prevenzione e l'importanza della tutela dei diritti dei consumatori. Finalmente ci renderemmo conto che, in fondo, la droga non è un problema, o meglio, dipende da come la si usa. Se è buona, se la si sa usare ... che problema è?

Perché farsi domande? Perché pensarla all'antica? Perché essere allarmisti e catastrofisti? Perché fare guerra alla droga se per alcuni è piacere e, per altri, ricchezza?

Il futuro è un futuro di pace e, forse, è già cominciato. Auguri!

Riccardo C. Gatti 30.12.07

P.S. A questo punto ci si potrebbe chiedere di chi sia la responsabilità di questa situazione e se esista una via di uscita. Mi pare abbastanza chiaro come la responsabilità di questo stallo sia, almeno per il "sistema Italia", nettamente politica. Non trascurerei le parole del Ministro: indipendentemente dal colore politico è la persona meglio di tutti in grado di giudicare cosa avviene nel "Palazzo", visto che lo abita.  Non sono sicuro, tuttavia, che ogni responsabilità sia individuabile solo all'interno della compagine governativa. Quando su un tema di questa importanza non  esiste dialogo e progresso da anni non è possibile incolpare un unico interlocutore. Inoltre non trascurerei l'influenza della politica estera sugli affari interni del Paese. Se in Afghanistan, per esempio, dove ci sono anche le nostre truppe, non si fanno passi avanti  per frenare la produzione dell'oppio ma, anzi, si incomincia anche a raffinare eroina ed a coltivare cannabis ... evidentemente ci sono dei motivi che, ovviamente, non riguardano soltanto il sostentamento dei contadini locali. Più volte ho spiegato che la droga sta diventando una sorta di "nuova tassa da pagare". Il dubbio è che la si paghi per "esorcizzare" il terrorismo. Purtroppo, a lungo andare, la diffusione di droga può essere, per la società civile, più destabilizzante di una serie di attentati. Alla politica contemporanea manca questa consapevolezza. Diceva Antonio Gramsci: "La storia insegna ma non ha scolari".


 

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