Economisti e cannabis

Il Dott. Jeffrey Miron, professore di economia ad Harvard ha stimato che sostituendo alla proibizione della marijuana un sistema di tassazione e regolazione simile a quello usato, negli Stati Uniti per l'alcol, si  potrebbe  produrre una combinazione di risparmi e di entrate fiscali compresa tra i 10 ed i 14 bilioni di dollari per anno. In relazione a ciò un gruppo di più di 500 economisti, primo fra tutti il Premio Nobel Milton Friedman hanno scritto una lettera aperta al Presidente Bush chiedendo un "aperto ed onesto dibattito a proposito della marijuana" aggiungendo "Crediamo che questo dibattito possa favorire una situazione in cui la marijuana sia legale ma tassata e regolamentata come altri beni". (Fonte MPP.org)

A mio avviso si tratta di una proposta da non sottovalutare: è, infatti, una diretta conseguenza di un mercato delle droghe che sta trasformando tutti i prodotti in vendita in "beni di consumo" facendo perdere loro molto del significato di trasgressione e devianza che li caratterizzava appena qualche anno fa. L'ampia diffusione della cannabis ha creato, poi, uno specifico settore di mercato diffuso, parallelo e non necessariamente identificabile con quello delle altre droghe illecite che, ora, diventa veramente interessante anche per imprese che operano in mercati legali. Io non escluderei, ad esempio, un possibile interesse delle major del tabacco che, comunque, sono già dotate di una rete di distribuzione e vendita a livello mondiale e che risentono della riduzione della domanda, specialmente nei Paesi occidentali.

Negli ultimi anni la questione della legalizzazione della cannabis sembra polarizzare interessi molto ampi con una conseguente "presenza" comunicativa a favore del consumo molto forte che, probabilmente, richiede investimenti e strategie di marketing ben congeniate. I clienti aumentano progressivamente e c'è da chiedersi se non siano in gioco interessi ancora più ampi, forti e pressanti di quelli generalmente culturali e politici propri dei gruppi antiproibizionisti oppure di quelli strettamente economici tipici delle organizzazioni che attualmente detengono il mercato. Superando gli ostacoli recentemente posti da alcune ricerche scientifiche che sembrano mettere in correlazione diretta l'uso di cannabinoidi con la maggiore probabilità di insorgenza di disturbi di tipo psicotico ;  sfruttando culturalmente l'ormai amplissima base di persone che, almeno qualche volta in vita, hanno fumato uno spinello; ed unendo l'interesse economico di imprese legali con l'interesse fiscale di Stati che hanno sempre più bisogno di tassazioni indirette ... la proposta degli economisti U.S.A. potrebbe arrivare al momento giusto.

Per quanto riguarda le organizzazioni criminali non è detto che la situazione sia poi così negativa visto che, ormai, la moderna impresa criminale è in grado di investire contemporaneamente in attività lecite ed illecite. Inoltre, non è detto che non possano co-esistere due mercati paralleli (magari da possedere entrambi sebbene in modo diverso). Per noi cittadini si tratterebbe semplicemente di passare da un monopolio all'altro. L'importante e che si generi ricchezza e che aumentino i consumatori, naturalmente consapevoli!

Riccardo C. Gatti 4.6.05         

 

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