La legge sulla droga

(una storia vera)

 

In questa pagina è descritto il percorso dal disegno di legge Fini allo "stralcio Giovanardi" che è quanto il Parlamento ha approvato con voto di fiducia nel Febbraio 2006 mentre era Capo del Governo Silvio Berlusconi  ... e quanto è successo dopo l'avvento del Governo Prodi.  Si tratta di un percorso lungo e complesso che richiede pazienza per essere ricostruito. Consiglio di leggere attentamente sia il disegno di legge Fini che lo "stralcio Giovanardi" per comprenderne le differenze  (che non sono poche!).  Con un po' di pazienza si possono anche leggere alcuni commenti sulla IV Conferenza Nazionale di Palermo, molto contestata e disertata da diverse Organizzazioni di settore ma che, effettivamente, ha visto un non trascurabile cambiamento di alcune posizioni governative che sembravano irrinunciabili. Ho cercato di riportare molte opinioni, cronache, prese di posizione ed anche miei personali punti di vista su tutta la vicenda, sperando di fare cosa utile. Seguendo tutti i link c'è veramente molto materiale.

Chi, più semplicemente, vuole leggere la "nuova legge sulla droga" del Governo Berlusconi ... non la troverà ... perchè non esiste una nuova legge ma solo una modifica alla normativa già in vigore: questo, appunto, è lo "stralcio Giovanardi" che, quindi, integra e modifica il DPR 309/90 che, a sua volta, era un testo unico conseguente ad una modifica della Legge 685/75.

Il DPR 309 del 1990 e la legge 685 del 1975 sono facilmente ritrovabili con un motore di ricerca Internet. Leggendoli si scoprirà, tra l'altro, una continua oscillazione tra sanzionare (amministrativamente o penalmente) o non sanzionare il consumo personale di droga che è sempre stato considerato dalla legge italiana un illecito. Nel' 75 si decise di non sanzionarlo penalmente per quantitativi di possesso pari ad una "modica quantità di droga". Il fine era facilitare l'accesso alle cure che, tuttavia, potevano essere, in alcuni casi, obbligatorie. Quindici anni dopo si decise, invece di erogare sanzioni amministrative ma anche penali sempre per lo stesso motivo: spingere i tossicomani a curarsi. Tornò la "modica quantità" sotto l'aspetto, più esplicito,  di quella che veniva definita la "dose media giornaliera" come discrimine tra consumo personale e spaccio. Tre anni dopo un referendum eliminò le sanzioni penali assieme alla "dose media giornaliera" lasciando quello che qualcuno aveva definito un “vuoto legislativo”: senza l’aggancio a quella quantità, la cui determinazione era effettuata dal Ministero della Sanità, le Forze dell’Ordine ed i Magistrati non avevano più un criterio unico, sebbene controverso, con cui determinare se le sostanze sequestrate fossero da considerare per uso personale o per spaccio. Nel 2006 ritorna una dose soglia, da definirsi nelle tabelle ministeriali, come indizio di reato penale da valutarsi assieme ad altri elementi. La situazione è ancora diversa da quanto definito prima nel 1975 e, poi nel 1990 ma, in fondo, il senso complessivo dell'azione è analogo. Anche il dibattito che circonda tutta la questione, per quanto aspro ed importante ...sa un po' di "già visto". 

    

 

Il tutto si definisce nel 2003 con l'approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del disegno di legge Fini: ecco cosa scrivevo in proposito: 

 

  

 Il disegno di legge Fini 

La proposta di legge Fini, ora è stata approvata unanimemente dal Consiglio dei Ministri. E’ un'unanimità difficile. I nostri Ministri, pur impegnati nel semestre di Presidenza europea, infatti,  non sembrano raccogliere le diverse posizioni che attraversano l’Europa dove, di fronte ad una diffusione sempre più preoccupante di droga, le strategie espresse dai loro colleghi appaiono molto differenziate Paese per Paese. Non sembrano, nemmeno raccogliere le diverse posizioni provenienti da importanti esponenti della loro coalizione: con l’unanimità esprimono certezza e decidere è il  compito di un Governo. Particolare è, comunque, come si è arrivati a questa proposta ed a questa unanimità che sembra ribadire uno dei problemi che hanno accompagnato la storia dell’azione antidroga in Italia. La modalità di raggiungimento delle decisioni prese conferma, infatti, il governo totalmente politico di un sistema di intervento che non riesce ad esprimere una posizione tecnica condivisa al suo interno e, probabilmente, proprio per questo motivo non è considerato un interlocutore ma solo un qualcosa che, appunto, deve essere governato dall’esterno. Si pensi, ad esempio, che esiste una consulta istituzionale degli Operatori e degli Esperti: sulla proposta di legge governativa non è stata mai sentita e sino al 13 novembre era stata riunita una sola volta tanto per sentirsi dire che siccome il Governo era impegnato nel semestre di Presidenza europea la Conferenza Nazionale sarebbe stata spostata al 2004. Proprio nello stesso giorno in cui il Consiglio dei Ministri approvava la proposta Fini la consulta veniva nuovamente convocata formalmente a Cagliari per ascoltare una Conferenza di carattere divulgativo su “Droghe, prevenzione e trattamenti: gli orientamenti europei”! Così l’espressione tecnica del sistema di intervento è stata limitata alla libera espressione sui giornali ed ai lanci di agenzia di persone che, nella maggior parte dei casi e salvo eccezioni, avevano appreso il contenuto della proposta da chi li intervistava. Conclusione: la solita confusione, il solito tentativo di fare politica con la “scienza” e viceversa e un’immagine emblematica sul Corriere: da una parte Don Gelmini (favorevole) e dall’altra Don Rigoldi (contrario). Sembra di essere tornati nei favolosi anni ’90.

Purtroppo in questa logica delle parti in cui ciascuno, politico, operatore di settore, giornalista, esperto,  pensa di portare a casa ciò che può, nonostante tutto, rischiamo di perdere non solo la credibilità e la dignità dei nostri specifici ruoli ma anche il significato e l’obiettivo dell’azione complessiva che ne deriva per un motivo assolutamente banale: il mercato della droga è cambiato, probabilmente occorrerebbero nuove strategie ma ... non si è mai cercato di elaborarle costruendo un confronto ampio ed esaustivo tra competenze e discipline diverse. Ora possiamo anche decidere di combattere la diffusione delle droghe a colpi di slogan di dubbio significato tipo “bisogna uscire dalla droga senza la droga” oppure “bisogna mirare al recupero globale della persona”, possiamo anche discutere se per la comunicazione di massa sia meglio dire che le droghe sono tutte uguali o tutte diverse ma, alla fine, non dobbiamo dimenticare che dall’altra parte abbiamo un mercato forte, abile, competente, strategicamente e logisticamente molto ben organizzato che, in questo momento è vincente perché in espansione. Chi controlla questo mercato tende a due cose: diffondere i suoi prodotti (come per tutti i mercati), controllare e colonizzare la società civile anche attraverso i consumatori che occupano posti chiave nell’ambito della politica, dell’informazione e della finanza. A Milano tra i 18 e i 24 anni la maggioranza delle persone dichiara di aver già fatto uso di sostanze illecite (e non abbiamo considerato il doping): non è possibile ignorare questi dati. Il  mercato della droga ha successo visto che, ormai, si incomincia anche a rendere visibile chi è contro l’emanazione di leggi repressive non per motivi tecnici o ideali ma perché potrebbero disturbare la sua attitudine al consumo. Non è , tuttavia, questo il motivo per essere proibizionisti o antiproibizionisti. Bisogna studiare i quadri possibili di evoluzione dei fenomeni di abuso, porsi degli obiettivi, elaborare una strategia conseguente fattibile e realistica, dotarsi delle risorse e dei mezzi necessari, attuarla e verificarla nei suoi risultati. Il tutto, possibilmente, dovrebbe essere almeno parte di una strategia Europea: visto che da soli non si va da nessuna parte.

 Invece continuiamo a voler semplificare questioni che non sono semplici così possiamo permetterci di tutto, quasi come se risolvere il problema della diffusione di droghe richiedesse lo stesso sforzo  la stessa strategia e le medesime risorse necessarie per avere successo in un dibattito televisivo: poi succeda quello che deve succedere. Giudicare la proposta Fini non è possibile perché una legge dovrebbe essere lo strumento di una strategia e non viceversa. La strategia generale o non è chiara o è troppo semplicistica. Dire un fermo no alle droghe, a tutte le droghe, è solo apparentemente un concetto chiaro. Nello stesso giorno in cui il Vicepremier presentava il suo disegno di legge il Commissario Europeo David Byrne durante la conferenza internazionale “Tabacco, prevenzione e comunicazione”, organizzata dalla Commissione europea in collaborazione col ministero della Salute, dichiarava “Il fumo uccide 500 mila europei all' anno e i giovani sono, purtroppo, sempre più il nuovo target delle industrie, che hanno la necessità di sostituire il pubblico di fumatori che muoiono”. Intanto i giovani, e non solo loro, sembrano sempre più interessati anche all’abuso di farmaci e superalcolici: bevono per ubriacarsi, per sballare ma, facendolo, non compiono alcun reato.

Così il dibattito, non su tutte le droghe ma solo su quelle definite illegali, si sposta sui milligrammi da una parte e su principi troppo generali dall’altra, sulla punizione penale  e sulla restrizione della libertà come strumenti educativi, ma non riesce ad essere convincente sia  politicamente che tecnicamente. Il livello della proposta sembra ancora troppo elementare rispetto ai problemi che si propone di affrontare e risolvere; l’opposizione, per ora, si muove più o meno sullo stesso piano. Oltre a ciò rimane il dubbio che, se l’azione repressiva si dimostrasse efficace, l’abuso di sostanze potrebbe semplicemente spostarsi verso quelle lecite che, già oggi, fanno più danni e ammazzano più gente di quelle illecite anche se nessuno pensa di vietarle rendendone la produzione, la vendita ed il possesso un reato penale. Ora il progetto di legge dovrà seguire un iter che mi auguro non sia ne breve ne facile perché si abbia il tempo di sviluppare quel confronto e quel ragionamento collettivo che sino ad ora è mancato. D'altra parte è lo stesso Fini a sostenere: "sono convinto che in Parlamento sia Forza Italia che Udc e Lega sosterranno insieme ad An questa proposta che e' innovativa, ma che può essere approfondita e che terrà conto dei suggerimenti che vengono dalla società" (Fonte ADUC). Spero soltanto che a tutti i livelli ci sia il coraggio di raccogliere la complessità della questione abuso di sostanze (illecite e lecite !). Il Governo ha avuto il merito di riportarla, almeno parzialmente, all’attenzione di un'opinione pubblica e di una classe politica che di fronte a dati e ad evidenze sempre più preoccupanti sembrava adottare la strategia dello struzzo. La risposta della società, dei tecnici di settore, del mondo della politica e dell’informazione deve innalzare il livello della discussione, non abbassarlo. Dobbiamo evitare che alla società civile ed a chi la rappresenta rimanga solo la possibilità di definire cosa è illecito e cosa non lo è ed il livello delle sanzioni (e delle alternative) applicabili ai consumatori …lasciando ai mercati il potere di decidere tutto il resto. 

Riccardo C. Gatti 16.11.2003 

 

Testo e tabelle del Disegno di legge Fini approvato dal Consiglio dei Ministri

 

 

Psico–socio–farmacologia educativa (proposta semiseria)

Avevo fatto bene, alla vigilia della presentazione al Consiglio dei Ministri della proposta di legge Fini, a scrivere “... con droga.net cercherò di NON seguire la corrente evitando, ad esempio, di cercare lo scoop o di commentare il disegno di legge prima ancora di averlo letto attentamente. Mentre scrivo, ad esempio (sono le 00:00 del 13 novembre) incominciano a diffondersi le prime indiscrezioni sulle quantità di droga che segnano il discrimine tra uso personale e spaccio. Sono molto strane ... potrebbe, ad esempio, esserci quasi più tolleranza per la cocaina piuttosto che per i derivati della canapa ...  mezzo grammo di cocaina contro centocinquanta milligrammi di hashish. Ma si tratta della sostanza, così come viene sequestrata, oppure del principio attivo della stessa? Già il dibattito incomincia nella confusione: meglio aspettare e avere le idee chiare prima di farsi un'opinione precisa sull'argomento!”. Seguendo la nota abitudine di proporre una notizia prima ancora che il fatto che la determina si sia verificato, i giornali del 13, invece, già riportavano le tuonanti opinioni di chi riteneva assurdi (cioè troppo bassi) i quantitativi di droga definenti il limite del reato penale, prima ancora che il testo della proposta fosse stato letto da qualcuno. E’ difficile essere esperti di qualcosa oggi e farsi notare dai media: i migliori, in questo campo specifico, sembrano essere quelli che riescono ad esprimere un’opinione prima ancora di averla pensata … con tutte le conseguenze del caso. A giornali ancora freschi di stampa, infatti, si veniva a sapere che, in realtà, i dosaggi erano riferibili al principio attivo e che erano duecentocinquanta milligrammi per il principio attivo dei derivati della cannabis e mezzo grammo di cocaina pura. E così, dopo il primo spiazzamento, ritornavano gli “esperti” di “psico–socio–farmacologia educativa” in grado di argomentare se fossero più o meno penalizzati (!?) i consumatori di cannabis rispetto ai consumatori di cocaina. E poiché il tono era più o meno simile a quanto già sentito rispetto ai limiti di velocità (“e giusto sottoporre chi guida la Ferrari agli stessi limiti di chi usa la Panda?”) per aumentare la confusione mi permetto di unirmi idealmente a loro proponendo un’altra questione scientifica sperando che venga ripresa dai media: perché non tener conto del peso corporeo e fissare una dose pro chilo (come si fa per i farmaci)? In mancanza di una dose proporzionata al peso si produce, infatti, una discriminazione che finisce per colpire i grassi rispetto ai magri e gli uomini rispetto alle donne. Non siamo tutti uguali di fronte alla legge?

Riccardo C. Gatti 16.11.2003 

 

Già dal 2003 mi ero fatto una convinzione precisa: più che di una revisione della legge, avevamo (e abbiamo)  bisogno di una strategia. Riportai su droga.net le motivazioni di questa affermazione assieme ad un po' di "storia". Il Governo, infatti aveva già annunciato la volontà di cambiare la legge sulla droga nel 2001 a San Patrignano.

Incominciai, tra l'altro, in quel periodo a cercare di problematizzare la questione secondo alcune considerazioni generali:

1) Nel nostro Paese già da tempo quasi tutte le droghe considerate illecite sono "uguali" ma l'abuso di farmaci, di alcolici e  l'uso di tabacco, anche se causano dipendenza e, complessivamente, molti più danni delle droghe illegali continuano ad essere tollerati. Perché ? Attenzione alla risposta: molto di ciò che viene detto sulle droghe legali potrebbe tranquillamente valere per quelle illegali e viceversa. La scelta di inserire o meno una sostanza in una tabella che la definisce illecita non è strettamente legata alla sua maggiore o minore pericolosità oppure alla capacità di creare dipendenza. Considerare, pertanto, i derivati della canapa come gli oppiacei o i derivati della coca e non come gli alcolici o il tabacco può avere vantaggi e svantaggi a seconda dei punti di vista ma, a mio avviso, non incide su una situazione complessiva in cui è frequente il poliabuso di sostanze legali ed illegali assieme.

2) La terapia, ma anche questa non è una novità, continua ad essere considerata un'alternativa possibile alla pena pur non essendo una vera alternativa. Si possono curare le persone che hanno una patologia curabile e che accettano di affrontarla. Usare sostanze definite droghe dalla legge non è di per sé una patologia. Se non è escludibile che un certo numero di persone possano cogliere  un'occasione costrittiva (penale ma anche famigliare, lavorativa o di salute) per rivedere il loro stile di vita è anche vero che non è infrequente l'utilizzo strumentale dell'alternativa terapeutica o educativa con la conseguente attivazione di una serie di prestazioni inutili e costose  in grado di sottrarre risorse ed energie a chi, invece, ne avrebbe bisogno e le chiede. Analogo ragionamento è applicabile ai percorsi educativi o riabilitativi comunitari o territoriali. 

3) Credo che obbligare, di fatto, al trattamento dovrebbe essere un atto estremo e non una specie di progetto preventivo dedicato a tutti coloro che vengono trovati in possesso di sostanze. Paradossalmente, quando questo atto estremo si rendesse necessario ... il nostro sistema di intervento non è organizzato per svolgerlo in modo adeguato. Se per un tossicomane è necessario un trattamento sanitario obbligatorio, infatti, si incontrano strutture ed organizzazioni operanti in  modi e tempi pensati per la malattia mentale ma non per la dipendenza.   

4) Ancora una volta i SERT e le Comunità tendono ad essere considerati in quanto parti di un sistema di controllo. Siamo sicuri che questo sia il modo migliore per utilizzare la loro esperienza? Ho la sensazione che più persone si rivolgerebbero spontaneamente al sistema di intervento terapeutico - riabilitativo se questo fosse in grado di rispondere meglio alle diverse esigenze. Almeno la metà delle persone che entrano in una Comunità terapeutiche, ad esempio, ne escono nel giro di pochi mesi senza avere completato il programma. Luoghi in grado di trattare in modo adeguato (ed in regime di ricovero) lo stato di assuefazione permettendo contemporaneamente un corretto inquadramento diagnostico in stato drug - free quasi non esistono. Se, poi, il soggetto da trattare è un minore la situazione peggiora ulteriormente.

5) Può essere che mi sbagli ma l'attuale sistema di intervento non mi sembra sufficientemente dimensionato per l'applicazione attiva di programmi alternativi (anche semplicemente di tipo educational) a sanzioni erogabili potenzialmente a tutti i consumatori di droghe. Esiste la reale possibilità di potenziarlo, e non poco, proprio in un momento in cui le risorse sembrano mancare un po' dappertutto?  

Il tutto seguendo il link  

 

 

Nel 2004 FeDerSerD, una delle più grandi Società Tecnico - Scientifiche del settore, ha iniziato un processo di integrazione con il CNCA (Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza) e FICT (Federazione Italiana Comunità di Accoglienza). Il Direttivo di FeDerSerD firma un documento complesso ed, ancora, interlocutorio che, tuttavia, già preannuncia i temi per cui l'Organizzazione finirà per assumere una posizione di netta opposizione con le proposte del Governo astenendosi dal partecipare alla IV Conferenza Nazionale di Palermo.

Tra le righe si intravede una certa l'oscillazione tra la volontà di rappresentare e conciliare diverse categorie professionali; i Gestori dei Servizi accreditati ma anche gli Operatori che ne sono dipendenti e gli interessi degli utenti; il Servizio Pubblico (sebbene inteso in forma estesa) nonché il sapere tecnico-scientifico in senso ampio. Si tratta di un problema ancora non risolto anche per molte altre Organizzazioni che, integrandosi, sembrerebbero voler rappresentare contemporaneamente Gestori, Dipendenti ed Utenti delle strutture accreditate.

Dopo la posizione di FeDerSerd sono riportati documenti relativi a  FICT, Itaca e Gruppo Abele. Anche questi definiscono posizioni che verranno mantenute nel tempo sino ad un frattura più o meno accentuata con la proposta del Governo.  

 

 

Pubblico integralmente un documento, "Osservazioni sulla revisione del D.P.R. 309/90 - Proposte di FeDerSerD per un dibattito aperto", che mi ha trasmesso il Segretario Nazionale di FeDerSerd, Alfio Lucchini. Si tratta di un lavoro molto interessante visto che "il Disegno di legge Fini " è, attualmente in discussione. A mio avviso, inoltre, il documento riveste una sua particolare importanza intrinseca. Dopo il II° Congresso Nazionale di Ottobre, FeDerSerD, superando i mille aderenti, ha confermato una notevole forza rappresentativa. Una presa di posizione ufficiale sull'argomento, quindi, diventava necessaria.

Lo scritto mi sembra il frutto di un ponderato lavoro in equilibrio tra la complessità degli argomenti trattati e la necessità di conciliare diverse chiavi di lettura degli argomenti che sono oggetto della riflessione. Alcune scelte che si evincono dalla lettura vanno rimarcate. Viene discussa la proposta del Governo ma non quella dell'opposizione; il titolo, si pone in una posizione interlocutoria di "proposte per un dibattito aperto"; viene affrontata la complessità del tema dal punto di vista di chi opera professionalmente nel settore (anche se la necessità di abbracciare la questione globalmente riconducendola, però, ad un determinato punto di osservazione può essere considerata un pregio ma anche un limite del documento); si effettua una scelta di campo definendo il sistema pubblico di intervento come "sistema costituito non solo dai servizi pubblici, ma anche dalla quasi totalità del privato sociale, che condivide la necessità di un sistema fondato su principi e modelli verificati dalla comunità scientifica, organizzato con regole di programmazione efficienti e con livelli di partecipazione non arbitrari ed incerti"; viene proposto il riconoscimento del tavolo di integrazione pubblico - privato non profit definito "Tavolo di Alta Integrazione" come base di analisi ed espressione del sistema di intervento degli accreditati italiani (un processo di integrazione iniziato da FeDerSerD con CNCA   e FICT ). Quest'ultima opzione potrebbe rappresentare un nodo critico nel rapporto con altre Società Tecnico-Scientifiche perché sembrerebbe trascurare l'esistenza della "Consulta delle Società Scientifiche e delle Associazioni Professionali del campo delle Dipendenze Patologiche" già a suo tempo definita (nello stesso sito di FeDerSerD) come "un patto permanente di consultazione, confronto ed azione, al fine di arricchire il percorso di ciascuna e di mettere assieme forze e rappresentatività sia numerica, che scientifica e professionale da far valere nel confronto istituzionale, in quello più propriamente scientifico, a livello internazionale, europeo, nazionale e locale".

Particolarmente "decise" appaiono alcune affermazioni quali "Il processo di privatizzazione della sanità, che si sta sviluppando in alcune punte più avanzate attraverso il progressivo smantellamento dei servizi pubblici, al di là di una possibile presenza di un privato competitivo in grado forse di sostituirlo a costi inferiori, si sposa egregiamente con l’operazione di dirottare prima con colpi di mano più o meno trasparenti, ed ora con una legge, la maggior parte delle risorse economiche e di potere ai propri fiduciari del settore, garantendo loro una specie di extraterritorialità nel contesto delle regole che governano la sanità". Queste affermazioni, tuttavia, per essere ben comprese, vanno lette nel contesto complessivo del documento che, ad un certo punto, si sposta anche su temi non strettamente legati alla discussione della revisione del D.P.R. 309/90 come la proposta di "istituzione di una specifica disciplina per il settore delle dipendenze con la relativa specializzazione". In ogni caso lo scritto termina con un'apertura: "riteniamo che se può essere condivisibile l’esigenza di disciplinare meglio l’attuale assetto normativo del settore, che appare poco soddisfacente anche alla nostra osservazione, non possiamo che essere critici verso il metodo ed i contenuti della proposta, ribadendo nel contempo la disponibilità alla collaborazione in un quadro trasparente di confronto su basi scientifiche e di evidenza medica, dove i criteri di senso e le ragioni del sapere disciplinare trovino lo spazio adeguato non solo per una rappresentazione simbolica, ma per un effettivo potere di incidenza".

Complessivamente nel testo si intravede una certa l'oscillazione tra la volontà di rappresentare e conciliare diverse categorie professionali; i Gestori dei Servizi accreditati ma anche gli Operatori che ne sono dipendenti e gli interessi degli utenti; il Servizio Pubblico (sebbene inteso in forma estesa) nonché il sapere tecnico-scientifico in senso ampio. Il futuro ci dirà se sarà effettivamente realizzabile quella che, oggi, sembra un'interessante e culturalmente ambiziosa (troppo?) operazione di integrazione tra interessi, culture, saperi e poteri diversi. Una prima verifica in tal senso potrebbe essere fatta se e quando la discussione sulle modifiche al D.P.R. 309/90 si spostasse da una logica di confronto a quella di una netta contrapposizione di schieramenti che inevitabilmente, data l'ampia rappresentatività, potrebbero essere anche interni alla stessa FeDerSerD oppure nel momento in cui gli interessi di diverse categorie o di parti del sistema non dovessero più coincidere. 

Riccardo C. Gatti 20.12.04

 

per leggere il documento di FeDerSerD (file pdf) 
 

 

 

La posizione della FICT

 

 

 si afferma che:

 

 

Ecco il documento presentato dalla FICT al Senato nel gennaio 2005  ( *.pdf)

 

 

La posizione di Itaca

 

Associazione Europea degli Operatori Professionali delle Tossicodipendenze

(...) se le Leggi intervengono, in una qualche forma troppo cogente, a regolare i trattamenti è a grave rischio quell’alleanza terapeutica tra i pazienti e gli operatori che è uno degli elementi decisivi per il successo (...)

(...) Non sembra, invece, sostenibile l’ipotesi di delegare ai centri di Privato Sociale le competenze sulla certificazione e sulla diagnosi che devono restare prerogativa del Servizio Sanitario Nazionale. Ci dichiariamo contrari a qualsivoglia tentativo di delegittimare i Servizi Pubblici od a smantellarne competenze e strutture. Tutto deve funzionare meglio, non si può pensare a sostituire un sistema a centralità pubblica con uno prevalentemente privato (...)

 

Ecco il documento presentato da ITACA al Senato nel gennaio 2005 (*.pdf)

 

 

 

La posizione del Gruppo Abele

 

Non bisogna farsi molte illusioni sull’efficacia di una repressione che, nel tentativo di colpire inesorabilmente il consumatore-spacciatore, l’ultimo anello, il più esposto, fragile e ricattabile della catena del traffico, manderà inevitabilmente in carcere una miriade di semplici consumatori.

Il disegno di legge presentato dal Governo rischia di portarci pesantemente indietro rispetto alle evidenze scientifiche ed agli stessi programmi di trattamento validati nel corso degli anni più recenti.

Che significato assume annullare la distinzione di pericolosità, inserendo l’hascish nella medesima tabella dell’eroina? L’obiettivo sembra quello di colpire il consumo anziché contrastare la dipendenza.

Stabilire per legge un’unica variabile, la quantità di sostanza stupefacente posseduta, in base alla quale discernere se si è consumatori o spacciatori, toglie al giudice gli strumenti di approfondimento delle diverse situazioni, senza poter tener conto di elementi fondamentali che concorrono a qualificare la detenzione (basti pensare al caso, che torna ad essere un reato, di chi, dopo aver raccolto il denaro dagli amici, acquista per sé e per loro).

L’escalation punitiva si estende anche alle sanzioni amministrative. La proposta di modifica dell’art. 75, commi 2 e 3, del testo unico sottrae al prefetto la possibilità di non applicare la sanzione alla prima segnalazione.

In tutto l’articolato della nuova legge la dicitura "servizi pubblici per la tossicodipendenza" è perennemente affiancata da "o strutture private di cui all’art.116". Ciò significa che qualsiasi funzione del Ser.t può essere esercitata anche dal privato. Il modello dell’integrazione, fondato sulla specificazione di funzioni diverse ma complementari, lascia il posto alla libera competizione tra i diversi enti.

L’assetto dei servizi che deriva da questi dispositivi non si limita a mettere in competizione servizi pubblici e privato sociale. Nella "filosofia" che ispira l’intero testo, si evince l’intento di spostare tutto l’asse dei trattamenti verso una concezione semplificata di obiettivi unicamente ed illusoriamente drug- free.

Questi ed altri argomenti nel testo completo presentato da Leopoldo Grosso al Senato nel gennaio 2005

 

 

Cosa propone l'Opposizione per la modifica del DPR 309/90

PROPOSTA DI LEGGE N. 4208

Modifiche al testo unico di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n.309, in materia di depenalizzazione del consume di sostanze stupefacenti, di misure alternative alla detenzione per i tossicodipendenti e di politiche di riduzione del danno

la proposta del centro-sinistra per la modifica dell'attuale legislazione sulla droga

 

 

Arriva Giovanardi

Nel 2005 c'è un rimpasto nel Governo. Fini non è più il riferimento del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga perchè diventa Ministro degli Esteri e lascia l'incarico di coordinare politicamente l'azione Antidroga al Ministro Giovanardi. Succedono diverse cose. Alcuni segnali sembrano di maggiore apertura ma, intanto, il Capo del Dipartimento Nazionale lascia l'incarico proprio mentre stava pensando di organizzare pre-conferenze preparatorie della Conferenza Nazionale. Tutto sembra fermarsi e brucia ulteriore tempo prezioso per un possibile confronto tecnico-politico.

Le Regioni nel Comitato Nazionale?

Le commissioni riunite Giustizia e Sanità del senato che stanno discutendo congiuntamente le proposte di modifica all'attuale normativa sulla droga, hanno preso in considerazione il primo articolo del testo che definisce composizione e competenze del Comitato nazionale di coordinamento, dell'Osservatorio, del Comitato scientifico, del Dipartimento nazionale per le politiche antidroga. I Ds hanno proposto che nel comitato nazionale, attualmente composto dal Presidente del Consiglio e da alcuni Ministri, siano inclusi anche i rappresentanti delle Regioni e delle Province autonome. Il Governo si è detto favorevole ad accogliere l'emendamento. (RCG 8.4.05).

Legge Fini: come passa il tempo !

Continua al Senato la discussione della proposta di legge Fini.  In particolare, durante l'esame dell'articolo 49, che riguarda le sanzioni per chi detiene e chi spaccia droga, l’opposizione ha presentato numerosi emendamenti finalizzati a far si che l'illecito penale riguardi solo il commercio delle droghe e non il loro possesso per uso personale. La maggioranza è sembrata più disponibile a discutere le proposte di emendamenti. Sembrerebbe, infatti, in corso una sorta di riflessione complessiva sul progetto di legge che potrebbe anche essere il preludio per una sua possibile rivisitazione in termini più moderati. Se, ad esempio, il Governo decidesse di rallentare l'iter parlamentare in attesa dei risultati della IV Conferenza Nazionale Antidroga di settembre, il segnale di apertura potrebbe essere chiaro e, in un certo senso, non contradditorio. Diversi politici della maggioranza avevano già sottolineato la volontà di discutere la proposta con esperti e operatori del settore. Certo è che il tempo passa velocemente. Già oggi, è improbabile che esista il tempo tecnico perché la proposta di legge  possa essere approvata con un iter parlamentare ordinario, prima che la legislatura finisca. Accelerare i tempi con procedure di urgenza sarebbe possibile ma obbligherebbe a ri-verificare, tra tutti gli alleati di maggioranza, la reale e univoca volontà di portare avanti il progetto di legge Fini in un momento politico particolarmente delicato.  Forse questa specie di pausa di riflessione potrebbe proprio essere dovuta alla necessità, per il Governo, di valutare bene la situazione. (R.C.G. 03.06.05)

Il chiarimento di Alleanza Nazionale

Dopo la bufera delle dimissioni di uno dei tre vicepresidenti, Gianni Alemanno, e di Alfredo Mantovano, uscito dall'esecutivo del partito, in Alleanza Nazionale i dirigenti cercano di ricucire lo strappo. Qualcuno, invece, incomincia a parlare di una possibilità di scissione. Tutto ciò riguarda il "tema droga" molto più di quanto possa sembrare. Mantovano, ad esempio, è sempre stato un forte sostenitore e, forse, uno dei veri e propri promotori della "legge Fini". Se, all'interno del partito, si andasse ad un chiarimento, la proposta di legge potrebbe essere uno dei temi in discussione. Quali saranno le intenzioni di Fini rispetto alla sua stessa proposta? Come giocherà l'attuale strappo interno al partito sulle decisioni in proposito? Al momento è prematuro fare qualunque previsione soprattutto per chi, come me, osserva il mondo della politica e dei partiti dal di fuori. Una cosa, tuttavia, è chiara. Alleanza Nazionale dovrà sciogliere anche questo nodo che si presenta difficile e insidioso. Il Partito prima e la maggioranza di cui fa parte, subito dopo, dovranno chiedersi in un tempo molto breve se, data la situazione, valga veramente la pena di sostenere questa legge e prendere le decisioni conseguenti. (R.C.G. 15.6.05)    

 

Il Ministro Giovanardi preannuncia uno stralcio della Legge Fini: siamo nel giugno del 2005. I tempi diventano sempre più stretti ed individuo un problema:  "Il rischio è quello di tentare di risolvere il tutto con procedure di urgenza, poco affrontabili e perfezionabili a livello parlamentare, trovando rimedi peggiori dei mali". Faccio anche una previsione: "All'orizzonte si vedono soprattutto nubi e segnali di tempesta con pochi squarci di sereno".

 

 

Niente legge Fini ma ...

 

 

 

 

Dunque la legge Fini non si farà, almeno in questa legislatura. «I tempi parlamentari non sono tali da consentire un impegno delle Camere su questo punto» - ha detto il Ministro Giovanardi durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto annuale sulle tossicodipendenze (Fonte Corriere.it).  Ma ... ci sono alcuni punti della proposta di legge che potrebbero essere estrapolati. Uno di questi riguarda il «definire con chiarezza quando il possesso di sostanze stupefacenti possa indurre a comminare una pena, risolvendo il problema con la giurisprudenza che oggi è talmente incerta che non si capisce quale sia il limite in cui è lecito o illecito tenere per uso personale le sostanze». E' senza dubbio una questione importante e complessa ma anche di difficile soluzione. Speriamo che non sia rielaborata in termini semplicistici: da circa trent'anni ci dibattiamo tra "modiche quantità" e "dosi medie giornaliere" senza arrivare ad una soluzione soddisfacente. Il rischio è quello di tentare di risolvere il tutto con procedure di urgenza, poco affrontabili e perfezionabili a livello parlamentare, trovando rimedi peggiori dei mali .

Confesso di essere molto preoccupato. Da troppo tempo il nostro Paese non è in grado di costruire una vera strategia che abbia a che fare con quella che ritengo sia l'azione antidroga più incisiva: informare, prevenire, curare, prendersi cura. All'orizzonte si vedono soprattutto nubi e segnali di tempesta con pochi squarci di sereno. 

 

Riccardo C. Gatti 30.6.05

 

 

E come volevasi dimostrare ...

 

Giovanardi ha appena dichiarato la non fattibilità delle Legge Fini in questa legislatura che già viene osteggiato dall'interno della maggioranza. L'agenzia di stampa AGI, in data 30.6.05, riporta, infatti, una dichiarazione dell'On. Gasparri il quale afferma che se non dovesse passare la proposta di legge Fini sulla droga, Alleanza Nazionale non voterebbe le altre proposte di riforma degli alleati di governo. Sotto tiro sono, quindi, la riforma istituzionale, voluta dalle Lega, e quella delle giustizia, proposta da Forza Italia. Gasparri, disposto a mediare sul testo con gli alleati, ribadisce l'intoccabilità della distinzione tra uso personale e spaccio. Come volevasi dimostrare ecco i primi tuoni. Sarà solo un temporale estivo? Sarebbe anche interessante capire se la dichiarazione di Gasparri sia un messaggio per il Governo, per Giovanardi o per la stessa A.N. nell'occasione di una non facile assemblea nazionale.  (RCG 1.7.05)

 

 

La legge Fini è una priorità per A.N.  

 

L'assemblea nazionale di A.N. che vede una ricucitura della situazione interna, si conclude con un ordine del giorno che impegna il partito, "in preparazione della campagna elettorale per le elezioni politiche e nei mesi che mancano al termine della legislatura a lavorare sui temi che l'hanno sempre distinto" e ribadisce, tra l'altro, "la priorità al Ddl Fini sulla droga, al fine di approvarlo prima della scadenza elettorale".  (RCG 4.7.05)

 

 

Scoppiano diverse tempeste. La maggioranza, internamente si ricompone anche se certe dissonanze verranno mantenute tra chi vorrebbe approvata la proposta di legge originale e chi, come Giovanardi pensa ad una normativa più "morbida" e discussa con gli Operatori del settore. Riparte la macchina organizzativa della  IV Conferenza Nazionale (che ha già due anni di ritardo!). Ma, ormai sta per scoppiare un conflitto: forse sono troppo vicine le elezioni, forse l'opposizione incomincia ad annusare l'aria di un decreto di fiducia. Mentre fino ai primi mesi del 2005 le posizioni erano interlocutorie (Franco Corleone dei Verdi aveva fatto, ad esempio, un appello al Presidente del Senato affinché fosse sospeso il dibattito parlamentare in attesa delle conclusioni della Conferenza Nazionale) dopo le dimissioni del Capo Dipartimento e l'arrivo di Giovanardi la Conferenza, prevista per settembre a Pescara, è spostata a Palermo, in Dicembre! Troppo tardi.

 

Molte organizzazioni si dissociano dai lavori preparatori unendosi ad altre che non avevano mai partecipato. Viene organizzata a Roma una Conferenza alternativa (tra l'altro appoggiata da alcune Regioni!).

 

I lavori fatti a Palermo sono un piccolo "miracolo"  perchè, in un clima ovviamente complicato,  gli Operatori e le Organizzazioni presenti riescono, comunque, a mantenersi  su un piano tecnico molto coerente lavorando in sinergia e con grande intensità. Affermano come sia necessario, prima di tutto, costruire una organizzazione unitaria dell'intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo nel nostro Paese; esprimono la volontà di assumersene, altrettanto unitariamente, la responsabilità in collegamento con lo Stato e le Regioni all'interno dei Dipartimenti per le Dipendenze. Ma ormai c'è una "guerra" in corso che tende a polarizzare i contendenti. Inevitabilmente, ad ogni posizione (anche a quella di partecipare ad una occasione istituzionale prevista per legge ed, a suo tempo, fortemente voluta da tutto il settore per una interlocuzione diretta con il Parlamento) vengono attribuiti significati che debbono combaciare con questa polarizzazione.      

 

VEDI ANCHE QUANTO SCRITTO SULLA IV CONFERENZA NAZIONALE

 

 

Tra gennaio e febbraio 2006 lo stralcio Giovanardi della legge Fini parzialmente rivisto dopo la Conferenza di Palermo viene fatto passare prima al Senato e poi alla Camera con voto di fiducia. In molti si dichiarano contrari nel metodo e nel merito. Si apre così una nuova stagione di contrapposizioni. I focolai del conflitto si accenderanno ulteriormente con l'approssimarsi della scadenza elettorale e, sicuramente, verranno trascinati nella prossima legislatura.

 

CAMBIA LO "STRALCIO GIOVANARDI" DELLA "LEGGE FINI"

Roma, 10.1.06

Cambia lo stralcio della legge Fini, proposto dal Ministro Giovanardi per l'approvazione entro la fine della legislatura ... e cambia sostanzialmente almeno su tre punti a seguito della IV Conferenza Nazionale di Palermo e delle proposte degli Operatori e delle Organizzazioni che vi hanno partecipato.

1) Il superamento di una soglia quantitativa di droga posseduta definita nella tabelle ministeriali non sarà più, di per sé, elemento sufficiente per definire un illecito penalmente perseguibile come spaccio ma dovrà essere unito ad altri elementi indiziari perchè si individui questo tipo di reato (il superamento della soglia, quindi, potrebbe comportare una semplice sanzione amministrativa o un percorso di recupero in mancanza di altri elementi che siano indizio del reato di spaccio).

(segue) Per leggere tutto l'articolo

 

Gennaio 2006 il Governo fa passare in Senato, con voto di fiducia, lo “stralcio Giovanardi” della cosiddetta “legge Fini”. Sebbene il numero degli articoli sia ridotto, rispetto all’originale, si tratta, comunque di un articolato importante e quindi meritevole di una serie di approfondimenti anche da parte di persone esperte di leggi e di giurisprudenza, per essere letto ed interpretato correttamente. Soprattutto, se diventerà legge, dovrà essere prestata particolare attenzione al contesto applicativo che, in questo campo, è particolarmente importante. Guardando le diverse reazioni trasmesse dalle agenzie di stampa si vedono veri e propri “fuochi di artificio” anche nella terminologia usata: “grave regressione della civiltà giuridica”; “il governo italiano è fuori dall'Europa”; “situazione esplosiva”; “la posta in gioco è l'incarcerazione coatta di migliaia e migliaia di giovani” ... ma è proprio così? Un mio commento sullo "stralcio Giovanardi" 

 

Ecco il testo completo dello "stralcio Giovanardi" (la sezione sulla droga parte dall'articolo 4)  

 

Non disturbare il manovratore

''Credo che qualche giorno in più, se serve a chiudere vicende importanti possa essere utile. Penso alle norme contro la droga, una legge importantissima per An''. Lo ha detto Maurizio Gasparri (An) a proposito di un rinvio dello scioglimento delle Camere (Fonte ANSA). Risposte, anche dure, da parte dell'opposizione non si sono fatte attendere. In ogni caso la situazione è senz'altro strana, forse paradossale. Lo "stralcio Giovanardi" della "legge Fini" ... non è la "legge Fini" e, dopo la Conferenza di Palermo, si è ulteriormente modificato, almeno nelle intenzioni. Eppure maggioranza e opposizione sembrano scontrarsi su una questione di principio immutata ed immutabile anche se "il principio" per cui si scontrano non è chiarissimo. In particolare sarebbe interessante capire cosa esattamente il Governo Berlusconi intenda far passare come modifica dell'attuale legislazione ... Mi chiedo se abbia veramente senso questo tentativo estremo di segnare un punto nei tempi supplementari anche perchè la questione droga, più che da chiudere, sarebbe tutta da aprire. Sono convinto ed ho più volte affermato che, nel nostro Paese, più che di una legge abbiamo bisogno di una strategia che, purtroppo, manca. Le battaglie ideologiche di oggi sembrano la commemorazione di quelle di ieri. Credo che, a questo punto, valga veramente la pena di andare al voto e, subito dopo, di chiedere al Governo (qualunque sia) ed alla opposizione di affrontare il problema con un respiro più ampio, una energia rinnovata e la volontà di valorizzare ciò che, in questo ambito, unisce: non ciò che divide. A mio avviso è l'unico modo per contrastare un mercato sempre più insidioso. Già alcuni miei studenti di Sociologia sostengono che i candidati alle elezioni amministrative (ci si riferiva a candidati Sindaci) tendono a non parlare della questione droga per non perdere i possibili voti dei consumatori di sostanze illecite: una fetta non indifferente dell'elettorato. Non sono in grado di dire se abbiano ragione ma, il solo fatto che abbiano dato questa interpretazione, mi sembra un buon indicatore di cosa mi preoccupa. Se si prosegue su questa strada di divisioni, se non si trova una strategia di azione condivisa, se non si trovano volontà e risorse per attuarla ... per molti anni, il problema verrà accantonato. Saremo gradualmente sottoposti, infatti, ad un monopolio che si sta già impadronendo della società civile e che, per questo, non deve essere disturbato nella manovra a costo di convincere tutti, così come sta facendo, che l'uso di droghe, in fondo, ... è solo una questione individuale. Nient'altro.

Riccardo C. Gatti 24.1.06

... attenzione ai "ritocchi"!

Lunedì 6 febbraio 2006  il DL sulle Olimpiadi che contiene anche le modifiche all'attuale legislazione sulla droga verrà presentato alla Camera e sottoposto, come già al Senato, a voto di fiducia. C'è, tuttavia, qualcosa in questo iter (già fin troppo "particolare" per il tipo di norme che si discutono) che deve essere segnalato. Negli scorsi giorni, secondo quanto riferito dall'ANSA "ci sarebbe stata una riunione presieduta dal ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi, alla quale avrebbero partecipato anche il capogruppo di FI Elio Vito e il Presidente della Commissione Giustizia Gaetano Pecorella". In quella occasione, si sarebbe discusso a lungo di alcune obiezioni sollevate nella Cdl anche da esponenti del governo. Il ministro della Pubblica Istruzione Letizia Moratti, ad esempio, avrebbe chiesto norme più severe per quanto riguarda la detenzione di sostanze stupefacenti. Alla fine però si sarebbe deciso di non cambiare nulla perché ''non ci sono più i tempi parlamentari'' per approvare il provvedimento prima dello scioglimento delle Camere, che è poi il periodo entro il quale è ancora possibile garantire la presenza di parlamentari necessaria a far passare il provvedimento. Contemporaneamente, si sarebbe stabilito di inserire alcune modifiche, considerate necessarie ''al fine di concedere meno arbitrio al magistrato nell'interpretazione delle tabelle che descrivono le sostanze considerate stupefacenti, in un altro provvedimento ancora all'esame del Parlamento come potrebbe essere ad esempio il DL ormai conosciuto come 'mille proroghe". Sempre secondo l'ANSA  "Ci sono altri provvedimenti che potrebbero contenere - eventuali ritocchi - alle nuove norme sulla droga". Che accade, dunque? Se la discussione di questi giorni fosse stata meno convulsa ci si sarebbe accorti che quanto presentato al voto di fiducia del Senato, in alcuni punti, non era poi così "restrittivo". Ad esempio, la tanto vituperata inclusione in una unica tabella di cannabinoidi assieme alle altre droghe permetterebbe al Prefetto, in caso di sanzione amministrativa, di ammonire semplicemente (senza erogare alcuna sanzione) il consumatore di qualunque droga e non solo i consumatori di cannabis. Questo non è possibile con la legislazione attualmente in vigore che, in questo punto, è molto più rigida dello "stralcio Giovanardi". Allo stesso modo mi sembra che le attuali proposte facilitino la prescrizione o l'affido  di farmaci sostitutivi (metadone e buprenorfina usati per la terapia degli eroinomani). Inoltre, lo "stralcio Giovanardi", modificato dopo la Conferenza di Palermo (che come ho più volte ribadito è diverso dalla originale  "Legge Fini"), non obbliga automaticamente alla sanzione penale una volta superate le soglie di possesso da prevedersi nelle tabelle ministeriali. Di queste cose nessuno aveva parlato più di tanto. Alcune parti delle modifiche della legge sulla droga, infatti, soprattutto per quanto riguarda l'azione penale, sono complesse da trattare e richiederebbero una analisi approfondita da parte di esperti di diritto e di giurisprudenza per comprenderne a pieno le reali conseguenze applicative. Inoltre ho avuto la netta sensazione che la maggioranza volesse dare l'impressione che nulla fosse cambiato rispetto all'impostazione originale della normativa e l'opposizione ... anche. Evidentemente, però, soprattutto all'interno della maggioranza, alcuni di questi cambiamenti non sono stati graditi. Da qui i preannunciati, possibili, provvedimenti che potrebbero contenere "eventuali ritocchi".

Attenzione: potrebbero essere piccole modifiche in grado di produrre cambiamenti sostanziali ! 

R.C.G. 4.2.06    

 

Una frattura difficilmente sanabile

La Consulta delle Società Scientifiche e delle Associazioni Professionali del campo delle Dipendenze Patologiche indirizza una lettera aperta al Capo dello Stato, ai Presidenti delle Regioni italiane, agli Operatori italiani pubblici e privati delle dipendenze patologiche, agli Organi di Stampa e Comunicazione: si intitola "Droga: una legge autoritaria, irrazionale, antiscientifica". Firmata dal Coordinatore Nazionale, Paolo Jarre, il testo si conclude con: -Siamo fortemente preoccupati per l’incultura che informa questa Legge. Ci allarma pensare alle persone malate di dipendenza, che oltre al peso della propria condizione dovranno sopportare anche quello di un inasprimento delle pene. Chiediamo alle Regioni italiane di difendere le proprie prerogative come già fatto, con successo, nel 2003 nei confronti del cosiddetto “Decreto Sirchia” di modifica del DMS 444.1990. Chiediamo al Capo dello Stato di valutare attentamente gli evidenti elementi di contraddizione tra l’impianto normativo previsto e gli esiti del Referendum abrogativo del 1993 di alcune previsioni del T.U. 309.90. Ci auguriamo infine che il lume della ragione possa rapidamente, in Italia, riprendere a dar luce alle scelte della politica per il nostro settore di intervento e chiediamo a tutti coloro che si imbatteranno a vario titolo nell’applicazione della Legge di dare ascolto ai richiami della propria coscienza e della scienza-.

E' un documento particolarmente importante perchè raggruppa e sintetizza la posizione delle più importanti società scientifiche del settore che si dichiarano contro le decisioni del Governo ed, eventualmente, del Parlamento. Si tratta della Associazione per lo Studio del Gioco d’Azzardo e dei Comportamenti a rischio ALEA, della Associazione Nazionale Comunità Terapeutiche Pubbliche per le Dipendenze Patologiche ASCOPUBBLI, del Coordinamento Nazionale degli Operatori per la Salute nelle Carceri Italiane Co.N.O.S.C.I., della Federazione Italiana degli Operatori dei Dipartimenti e dei Servizi delle Dipendenze FederSerD, della Associazione Europea degli Operatori Professionali dell’Intervento sulle Tossicodipendenze -Delegazione Territoriale Italiana ITACA Italia, della Società Italiana di Alcoologia SIA, della Società Italiana di Psichiatria delle Dipendenze – Sezione speciale della Società Italiana di Psichiatria SIP Dip, e della Società Italiana Tossicodipendenze SITD.

Sommando queste posizioni, unitarie e nette, a quelle già espresse da alcune di queste Società e da altre Organizzazioni che, già da tempo, si erano dichiarate contro la proposta di Legge Fini e lo stralcio Giovanardi, ... sembrano rimanere veramente pochi i sostenitori dell'opportunità della modifica di legge in discussione al Parlamento, almeno per quanto riguarda chi opera nel settore preventivo, terapeutico e riabilitativo. Tutto ciò rappresenta una frattura veramente molto problematica tra chi, in questo momento, rappresenta la maggioranza del Paese e, quindi, lo governa e chi, con diverso mandato e diverse funzioni, si propone di rappresentare gran parte degli Operatori che il Paese stesso, direttamente o indirettamente, incarica dell'azione antidroga preventiva, terapeutica e riabilitativa. Lo stesso fatto di indirizzare una lettera al Capo dello Stato ed ai Presidenti delle Regioni, ma non al Capo del Governo, rivela l'insanabilità di questa frattura. Se le modifiche di legge dovessero essere confermate dal Parlamento e se la stessa maggioranza dovesse riconfermarsi dopo le elezioni, sostenendo questo impianto legislativo, la situazione potrebbe diventare di difficile soluzione. Ed il problema si riproporrebbe tale e quale, forse in modo ancor  più drammatico, nel momento in cui, andando al Governo l'attuale opposizione, non abrogasse immediatamente quanto proposto con lo "stralcio Giovanardi" della Legge Fini. (R.C.G. 7.2.05)

per leggere il testo completo della lettera

 

 

Passa anche alla Camera lo stralcio Giovanardi

La Camera ha confermato con 307 sì la fiducia al Governo sul decreto legge sulle Olimpiadi invernali di Torino che contiene le nuove norme che modificano la legislazione vigente in tema di droga. I voti contrari sono stati 207. Se non ci saranno  "ritocchi a sorpresa" all'interno di altri provvedimenti, il Governo ha così raggiunto un suo obiettivo, annunciato già nel  2001 a San Patrignano, concretizzato nella "proposta di legge Fini" e, poi, riformulato e portato a compimento con con lo "stralcio Giovanardi". Nel frattempo anche la FICT, Federazione Italiana delle Comunità Terapeutiche, che aveva partecipato alla Conferenza di Palermo,  si dice insoddisfatta per il provvedimento perchè non avrebbe tenuto conto proprio di alcune indicazioni espresse da questa organizzazione sulla possibilità di differenziare i percorsi sanzionatori dei minorenni e sul troppo rigido spartiacque tra consumo e spaccio fissato dalle tabelle. C’è anche contrarietà "su come è stata concepita l’equiparazione delle Comunità terapeutiche ai SerT". Fuori dal Palazzo di Montecitorio un gruppo di antiproibizionisti ha manifestato la propria opposizione al provvedimento fumando spinelli con lo slogan "Mandiamo in fumo la legge Fini". Il fronte dell'opposizione, variegato e composito, spera ora che possano essere accolte una serie di osservazioni indirizzate al Capo dello Stato ed ai Presidenti delle Regioni affinché, in diverso modo, possa essere bloccata l'effettiva entrata in vigore della riforma legislativa oppure che la stessa possa essere dichiarata incostituzionale. Nel frattempo c'è chi si prepara per proporre un referendum abrogativo e chi, sempre nell'opposizione, dichiara che, in caso di vittoria elettorale le conseguenze del "Decreto Giovanardi verrebbero eliminate nei primi cento giorni di governo. Apparentemente compatta la maggioranza ma, anche in questa compagine, esistono posizioni diversificate: quelle di chi, ad esempio, avrebbe appoggiato più volentieri la proposta di legge originaria, considerata meno permissiva dello Stralcio Giovanardi. Siamo, pertanto, di fronte ad una situazione molto inquieta, suscettibile di ulteriori sviluppi.  ... E non sono ancora state definite le tabelle ministeriali che fissano la soglia al di sotto della quale esistono solo sanzioni amministrative e non penali. Sicuramente queste tabelle saranno oggetto di ulteriori contese. Assoluto silenzio, invece, sia da parte della maggioranza che dell'opposizione su alcune modifiche che, in prima istanza,  rendono meno restrittivo sia l'intervento sanzionatorio del Prefetto per chi usa "droghe pesanti" che la normativa per la somministrazione di farmaci sostitutivi. Si è aperta così (e non chiusa!) una stagione di contrapposizioni. I focolai del conflitto si accenderanno ulteriormente con l'approssimarsi della scadenza elettorale e, sicuramente, verranno trascinati nella prossima legislatura. I fronti che si oppongono sono apparentemente due perchè due sono le coalizioni che si fronteggiano per il voto. Come ho spiegato, tuttavia, ciascun fronte è composto di più anime. Probabilmente, anche per questo motivo, il Governo è ricorso al voto di fiducia: non solo per sconfiggere l'opposizione ma anche per compattare la maggioranza. L'opposizione di oggi, se domani diventasse maggioranza, potrebbe avere un problema simmetrico ma simile. Sono proprio queste diverse anime trasversali alle coalizioni che, sino ad oggi, rendono difficile una discussione più approfondita della "situazione droga" nel nostro Paese. Paradossalmente diventa più semplice polarizzare interessi contro qualcosa di molto delimitato piuttosto che costruire vere alleanze per sviscerare ed affrontare il problema nella sua reale complessità. Ancora una volta insisto su un fatto: più che di modifiche parziali di una legge che è, comunque, datata perchè pensata per altri tempi ed altre situazioni, avremmo bisogno di una strategia condivisa il più largamente possibile. Dovremmo capire e condividere, cioè, rispetto agli attuali mercati, fenomeni, usi e costumi dell'uso e dell'abuso di sostanze lecite ed illecite, dove siamo e dove vorremmo arrivare come Paese. Purtroppo, e lo dico con grande dispiacere, sino ad oggi non siamo stati capaci di avvicinarci a questa possibilità che sembra ancora lontana.

Forse sarà un'utopia ma una condivisione diffusa e bipartisan di obiettivi comuni è, a mio parere, l'unica reale possibilità di incidere in qualche modo su mercati potenti, sofisticati e sovranazionali che stanno direttamente o indirettamente incidendo sulla società civile e sulle sue scelte: non solo sui consumi di droghe lecite o illecite. Speriamo che la discussione, per quanto aspra, ed il confronto tra opinioni, idee ed ideologie diverse possano aprire nuove strade anziché chiuderle.  In caso contrario la sconfitta sarebbe uguale per tutti.          

Riccardo C. Gatti 7.2.06       

 

Ma, intanto, già all'interno della maggioranza non tutti la pensano allo stesso modo ...

 


Rouge et Noir (il ritocchino)

Come avevo già annunciato esiste il rischio di un ulteriore ritocco a quanto Camera e Senato hanno già approvato come modifica della attuale legge sulla droga. Si tratterebbe di misure ulteriormente restrittive. E' interessante, a questo proposito, una dichiarazione che il Ministro Giovanardi avrebbe rilasciato all'ANSA e che cito testualmente: "'Letizia Moratti - ha detto Giovanardi - ci ha accusato di aver fatto una legge che liberalizza le droghe, e ha definito le nuove norme 'troppo lassiste'. E' lei - ha concluso - che vuole questo emendamento''. Letta così suona come una vera e propria dissociazione da quanto propone la Moratti. In effetti, come ho già detto più volte, quanto è stato approvato dal Parlamento con voto di fiducia è molto meno restrittivo di quanto proposto originariamente dalla legge Fini. Non solo. In alcuni punti lo "Stralcio Giovanardi" propone norme meno restrittive anche rispetto alla legge attualmente in vigore. La cosa strana è che non solo non l'opposizione ma ...anche la maggioranza, pur sotto accusa di aver varato una legge liberticida, hanno sottaciuto questi punti niente affatto secondari. E' quasi come se, agli uni ed agli altri, andasse bene affermare (evidentemente per ragioni opposte) che questa riforma era più repressiva di quanto fosse realmente. Il tutto veniva favorito anche da un violento dibattito in cui ho avuto la netta sensazione che non poche persone prendessero posizione, da una parte o dall'altra, sventolando bandiere di scienza, coscienza, diritto e morale ma... senza aver letto e studiato il testo di legge!

Ma, evidentemente, c'è anche chi il testo lo ha letto, non lo ha condiviso ed ora vorrebbe modificarlo ulteriormente. Da qui la necessità di un "ritocchino" che vada a restringere la discrezionalità attualmente presente per l'azione penale. In pratica una delle modifiche sarebbe che, superando di tre volte la quantità massima  di droga definita dalle tabelle come uso personale ... la condanna penale sarebbe assicurata mentre ad oggi, per quanto approvato dal Parlamento,  il giudice valuterebbe una serie di elementi indiziari (il superamento del dosaggio definito dalle tabelle è solo uno di questi) prima di decidere l'esistenza o meno di un eventuale reato penale.

Spero proprio che la normativa non venga ulteriormente rivista per diversi motivi. Approvare una legge così importante con il voto di fiducia,  a fine legislatura e, praticamente, già in campagna elettorale, non è stata una scelta delle migliori. Ciò anche considerando che questa riforma, se gestita in altro modo, avrebbe avuto il tempo necessario per percorrere un normale iter legislativo, permettendo anche di consultare i tecnici del settore in una atmosfera meno convulsa. Forse ci sarebbero state meno spaccature ed il risultato complessivo avrebbe potuto essere migliore. Comunque... così è andata. In ogni caso, ciò di cui si è discusso anche a livello tecnico, ha riguardato, prima, la proposta Fini e, poi, lo stralcio Giovanardi. Se ciò che è stato votato dal Parlamento è diverso dalla proposta originale lo si deve anche a questa discussione, ai lavori della Consulta degli Operatori e degli Esperti, alla IV Conferenza Nazionale ed alla attività del Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga e del Ministro Giovanardi stesso. Se, a questo punto, venissero introdotte ulteriori modifiche, mai prese in considerazione e mai discusse prima, il lavoro fatto verrebbe invalidato dando, tra l'altro, ragione a chi si era dissociato dalla partecipazione alla Conferenza di Palermo ritenendo che il Governo non avesse intenzione di mettere realmente in discussione la sua proposta con i tecnici del settore.

Esiste, tuttavia, la possibilità che la proposta di ulteriori modifiche sia più teorica che reale perchè compresa in una sorta di "gioco delle parti" che coinvolge destra, sinistra e gruppi interni alle coalizioni. Ciascuno, cioè,  farebbe, ora, la voce grossa per farsi sentire dalla propria base elettorale, più che dagli avversari, ben sapendo che, ormai, "Rien Ne Va Plus": i giochi son fatti. Attenzione, però: il gioco non è ancora chiuso su tutti i tavoli!

Riccardo C. Gatti 11.2.06

 

 

Arriva il "ritocchino" ma la  Presidenza della Camera non lo ammette

 

... e come volevasi  dimostrare il "ritocchino" (vedi l'articolo seguente) è arrivato ma ... la Presidenza della Camera lo ha giudicato inammissibile. L'emendamento era proposto come modifica di un Decreto sulla Pubblica Amministrazione. La prima firma era del Deputato di Forza Italia Antonio Leone, Vice Presidente vicario del Gruppo di Forza Italia della Camera

Ecco il testo dell'emendamento che, ribadisco, non è stato ammesso:

 Dopo l'articolo 34, aggiungere il seguente:

Art. 34-bis - 1. Ai fini dell'applicazione dei limiti di cui all'articolo 73 del decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e successive modificazioni, qualora il quantitativo di principio attivo contenuto nella sostanza detenuta risulti superiore ai limiti massimi indicati nell'apposito decreto emanato dal Ministro della salute, di concerto con il Ministro della giustizia e sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, si presume la destinazione della sostanza ad uso diverso da quello esclusivamente personale, salvo che il detentore adduca elementi dai quali concretamente ne risulti la finalizzazione del possesso ad uso esclusivamente personale.
2. Il possesso di sostanze stupefacenti e psicotrope in quantità di principio attivo superiore al limite di cui al comma 1 di oltre il triplo non è mai considerato finalizzato ad uso esclusivo personale.

R.C.G 15.2.06


E' in vigore la "nuova legge sulla droga".

E' entrata in vigore la nuova normativa sulla droga che è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 48 del 27-2-2006 Suppl. Ordinario n.45 come legge n. 49/2006. Le nuove norme hanno efficacia dal giorno successivo a quello della pubblicazione. Proseguono presso il Ministero della Salute i lavori della commissione di esperti per la definizione delle tabelle che definiranno, per ogni droga, la quantità massima di sostanza considerabile per il consumo personale. E' una definizione importante perchè il superamento della soglia corrisponde a un indizio di possesso per spaccio che è punito con una pena compresa tra i 6 ed i 20 anni di carcere. Attenzione perchè, sebbene le tabelle non ci siano ancora, la nuova normativa è in vigore a tutti gli effetti e ciò comporta un ampio margine di discrezionalità dei magistrati nella sua possibile applicazione. A questo proposito c'è chi consiglia ai consumatori di droghe (anche "leggere") di evitare assolutamente di detenerne anche in minima quantità.

 

RCG 28.2.2006

 

  Il testo completo della nuova legge sulla droga 

Legge 21 febbraio 2006, n. 49

attenzione: la "nuova legge" è, in realtà, una modifica del precedente DPR 309/90  cui vengono fatti continui riferimenti.  Esiste un testo aggiornato con le correzioni apportate al DPR 309/90 dalla nuova legge pubblicato sulla GU n. 62 del 15-3-2006- Suppl. Ordinario n.62.

 

Testo aggiornato del D.P.R. 309/90 (con le modifiche della legge 49/2006)

 

Tabelle (con i limiti massimi di principio attivo)

N.B. Le tabelle, pubblicate sulla  GU n.95 del 24/4/2006 entreranno in vigore dal 9 maggio 2006

.

Le tabelle fissano i limiti di possesso personale di principio attivo di ciascuna sostanza oltrepassati i quali esiste indizio di spaccio e serio rischio di sanzione penale. Ecco alcuni  dosaggi definiti in tabella con alcune APPROSSIMATIVE equivalenze (Fonte Vita)

sarebbero state definite, inoltre, dosi massime pari a cinque compresse di ecstasy, cinque di amfetamine ed a tre francobolli di LSD 

 

Federserd e i ricorsi delle Regioni

I ricorsi contro la nuova legge sulla droga avviati da alcune Regioni "sono benvenuti" perché mettono a nudo alcuni problemi strutturali della legislazione vigente, ma "devono essere il punto di partenza per ridefinire le regole" del rapporto tra Stato e Regioni in tema di tossicodipendenza. E' il commento di Alfio Lucchini, presidente di FederSerD. Lucchini ricorda come l'associazione sia favorevole all'abrogazione della legge 49/96 ma, pur condividendo la rivendicazione delle competenze regionali, ricorda anche che "il coordinamento nazionale in questo settore è fondamentale, per garantire "l'omogeneità di trattamento su tutto il territorio". Auspica pertanto che si possa "trovare modalità di concertazione positiva tra lo Stato e le Regioni per poter garantire un'assistenza moderna sul territorio nazionale". RCG 26.4.06


Il ricorso della Toscana

La Regione Toscana ha impugnato la nuova legge sulle tossicodipendenze davanti alla Corte costituzionale. I punti contestati riguardano: la mancata intesa con le Regioni per la definizione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA); la parità pubblico - privato che comporterebbe "una palese violazione dell’autonomia di spesa delle regioni” nell'impossibilità di verificare tramite le ASL la validità e l'opportunità dei piani terapeutico-riabilitativi messi in atto da Privati; “la competenza legislativa delle Regioni è relegata a ruolo di mera esecuzione di una normativa compiutamente definita a livello statale”; il fatto che la certificazione per ottenere la sospensione dell’esecuzione della pena e l’affidamento in prova al servizio sociale possa essere rilasciata anche dalle strutture private accreditate e non esclusivamente dai Sert,

RCG 20.4.06
 

Fino ad ora anche Umbria, Emilia Romagna e Liguria, hanno deciso di presentare ricorso davanti alla Corte costituzionale contro la legge 49/2006 sulle tossicodipendenze i ricorsi riguardano la lesione delle prerogative delle Regioni stabilite nel Titolo V, parte II della Costituzione". RCG 21.04.06

 



La Posizione del Governo Prodi

Ecco quanto proposto dal centro-sinistra come Programma di Governo 2006-2011 per quanto riguarda la droga.


"Educare, prevenire, curare. Non incarcerare. Per le tossicodipendenze non servono né il carcere né i ricoveri coatti. Alla tolleranza zero bisogna opporre una strategia dell’accoglienza sociale per la persona e le famiglie che vivono il dramma della droga, a partire dalla decriminalizzazione delle condotte legate al consumo (anche per fini terapeutici) e quindi dal superamento della normativa in vigore dal 1990. Occorre un reale contrasto dei traffici e la tolleranza zero verso i trafficanti. È necessario rilanciare il ruolo dei SerT e dei servizi territoriali che in questi cinque anni sono stati sistematicamente penalizzati dai tagli alla spesa sociale; senza imporre un unico modello e salvaguardando il pluralismo delle comunità terapeutiche, queste dovranno essere messe in rete con il servizio pubblico a cui spetta la diagnosi della dipendenza. Vanno sostenuti quanti, con approcci culturali e metodologie differenti da anni sono impegnati a costruire percorsi personalizzati e perciò efficaci di prevenzione, cura e riabilitazione considerando le strategie di riduzione del danno come parte integrante della rete dei servizi. Il decreto legge del (precedente n.d.r) governo sulle tossicodipendenze deve essere abrogato".

 

 

 

 Cannabis: raddoppia la dose

Innalzato da 500 a 1000 milligrammi il quantitativo massimo di cannabis espresso in principio attivo che puo' essere detenuto per uso personale . In base al decreto ministeriale emanato da Livia Turco, i cittadini che saranno trovati in possesso di quantitativi sotto questo limite potranno essere oggetto solo di sanzioni amministrative. (Fonte Ansa). ''Con questo provvedimento - sottolinea il ministro - abbiamo operato al fine di una prima correzione amministrativa delle tabelle contenenti i valori massimi quantitativi delle sostanze stupefacenti per uso esclusivamente personale. Con cio' non si intende liberalizzare l'uso della cannabis ma, molto piu' responsabilmente, far rientrare tali comportamenti nocivi per la salute tra gli atti da prevenire e non da reprimere con pene che possono arrivare fino al carcere. Il problema della droga, e' bene sottolinearlo ancora una volta, sta nell'illegalita' diffusa attorno al traffico e al commercio e non nel consumo individuale, contro il quale non servono ne' il carcere ne' i ricoveri coatti. La cosiddetta 'tolleranza zero' verso i consumatori - conclude il ministro - non e' infatti riuscita a scardinare il business della droga in nessuna parte del mondo, mentre la via giusta e' quella dell'accoglienza sociale per le persone e le famiglie che vivono il dramma della droga, decriminalizzando le condotte legate al consumo e concentrando il lavoro delle Forze dell'ordine e della Magistratura verso i veri criminali che sono i trafficanti e gli spacciatori'' (Fonte ASCA) 13.11.06



 Legge: cambiare radicalmente l'impianto 

Per Rosi Bindi, Ministro della famiglia, l’attuale legge sulla droga è da cambiare (assieme alla Bossi - Fini) “organicamente e definitivamente”. A qualcuno non venga in mente - ha detto riferendosi alle due leggi – “di poterle semplicemente 'ammorbidire' o modificarne alcuni pezzi, non sono leggi da modificare chirurgicamente, occorre cambiarne radicalmente l'impianto” (fonte ANSA). La posizione è interessante e, francamente, da tempo mi sembra l’unica percorribile. L’idea di una ridiscussione totale dell’attuale impianto della legge obbliga tutti a venire allo scoperto ed a dichiararsi, evitando lotte fratricide anche per azioni relativamente limitate (tipo quelle operate alle soglie di possesso della cannabis). L’idea di modificare la legge sulla droga radicalmente e non, semplicemente, operando qualche cambiamento ad un impianto che risale, nella sua forma originale, al 1975, non è nuova ma, di volta in volta, è sempre stata rimandata dalle diverse maggioranze, probabilmente per una mancanza di condivisione interna. D’altra parte anche il Governo Berlusconi aveva, inizialmente, annunciato cambiamenti epocali per poi finire ad apportare solo alcune modifiche alla legge Jervolino-Vassalli. Ciò che sempre più chiaramente traspare è che, all’interno del centro-sinistra così come del centro-destra, le idee sul che fare per affrontare il problema droga non sono affatto chiare ed univoche: quando qualcuno tenta una qualsiasi iniziativa, a bloccarlo ci pensa la sua stessa compagine di appartenenza, prima ancora dell’opposizione.

Nel frattempo, chi lavora nel settore rischia di fare la fine del vaso di coccio tra i vasi di acciaio. Buttate via dal Governo di centro destra le conclusioni della Conferenza Nazionale di Genova del 2000 perchè “di sinistra” e buttate via dal Governo di centro sinistra quelle della conferenza di Palermo del 2005, perché di “destra”, ci si avvia verso una nuova Conferenza di settore nel 2007, o forse, nel 2008, senza sapere ancora chi la seppellirà nel nulla. Tutte le istanze per dare un po’ di fiato all’intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo, così, vengono sistematicamente ignorate o cannibalizzate: se ne parlerà più avanti. Animato dalla fame atavica della carenza di risorse chi può si fa avanti e mangia un pezzo di sistema (che tanto è debole), addobbando la tavola con guarnizioni di scienza, di tecnologia, di organizzazione … e di integrazione. Tanto il risultato non cambia.

Resta il fatto che l’idea di Rosi Bindi è corretta e andrebbe sviluppata fino a conseguenze “estreme” che parrebbero, in realtà, normali solo se non si trattasse di droga: aprire una discussione ampia all’interno del Paese e del suo Parlamento. Bisognerebbe studiare e prospettare chiaramente ed in modo esplicito i vantaggi ma anche gli svantaggi delle diverse possibili scelte legislative (alcune sembrano simili ma non sono affatto equivalenti) anche uscendo dalla illusione di realizzare una legge di parte in grado di risolvere, di per sé, qualunque problema e senza effetti collaterali. Direi di più: sin dall’inizio, a mio avviso, sarebbe necessario un approccio bipartisan all’analisi della situazione. Per quanto, in tempi di bipolarismo, non piaccia a molti o venga ritenuto una utopia, bisogna realisticamente e operativamente accettare, visto che ormai lo hanno compreso tutti, che le diversità di opinione su temi fondamentali che coinvolgono la sfera etica, sono trasversali ai diversi schieramenti. Non si superano, pertanto, coprendole con le bandiere di una parte o dell’altra. Accettare la trasversalità, pertanto, non è una utopia ma un modo pragmatico di intraprendere una strada percorribile per cercare di rispondere ad alcune domande. In tema di diffusione di droghe cosa vogliamo esattamente per il nostro Paese? Che risultati pensiamo realisticamente di raggiungere? Con quali priorità? Con quali alleanze? Con quali strategie operative? Con quali tecnologie? Con quali strumenti di verifica? Con quali investimenti? In quanto tempo?

C’è chi crede che un simile percorso richieda troppo tempo ma l’alternativa è lasciare spazio alla corsa di piccoli gruppi che cercano di imporre a tutti il loro pensiero, qualunque esso sia, con colpi di mano, inseguiti da un altri piccoli gruppi pronti a sovvertire il tutto non appena possibile con azioni uguali e contrarie e, in mancanza di questo, a fare abortire qualsiasi azione di chi considerano un avversario, indipendentemente dallo schieramento a cui appartiene. Cose già viste: non portano a grandi risultati. E’ questo che vogliamo?

Sbagliare è umano ma perseverare è diabolico.   

Riccardo C. Gatti 1.12.06

 

 

 Così è, se vi pare 

 

Il consumo personale di sostanze stupefacenti "continuerà a rimanere un illecito, ma darà luogo a sanzioni, solo qualora comporti azioni irresponsabili o pericolose verso terzi" (es. sanzioni per guida in stato di alterazione, il consumo di droga per via endovenosa in un luogo pubblico, l'abbandono di siringhe incustodite, il coinvolgimento attivo di minori nel consumo). In questi casi la nuova normativa prevedrà "un continuum di sanzioni, che vanno dalle multe alla perdita di punti della patente, al ritiro e così via". Pene più pesanti, invece, nel caso di "lesioni colpose" a terzi, causate da guida in stato di alterazione. Per i minori, ci sarà l'obbligo di segnalazione ai servizi e ai genitori.

Verrà eliminata "la dose massima consentita (quella che, superata, definisce un indizio di spaccio N.d.A.) restituendo al giudice la discrezionalità di decidere caso per caso" e ripristinerà "la divisione in tabelle per le sostanze". In relazione alle pene, verrà previsto "un ampliamento di quelle alternative al carcere attraverso la sospensione del processo e il periodo di prova" ed un riequilibrio del sistema delle pene, prendendo a riferimento le medie Ue, "in modo da distinguere il piccolo spacciatore-consumatore dalle grandi organizzazioni mafiose di spaccio".

Verrà studiata  "L'ipotesi di acquisto alla fonte dell'oppio afgano da parte dell'Organizzazione mondiale di sanità (O.M.S.) per fare morfina da utilizzare per le terapie anti-dolore". "Questa operazione chiuderebbe uno dei due principali canali di offerta di sostanze stupefacenti".

La certificazione dello stato di tossicodipendenza sarà "prerogativa esclusiva del servizio pubblico". 

Queste, essenzialmente, le "linee guida"  della nuova legislazione sulle tossicodipendenze esposte dal Ministro Ferrero durante una audizione in commissione Sanità al Senato.

Che dire?

Ecco che ne penso

 

La legge Fini - Giovanardi - ...Prodi

 

2008 Cade il Governo Prodi e, nonostante gli annunci ed il programma di governo la legge Fini Giovanardi compie i due anni e non viene modificata. Da sinistra, ironicamente, qualcuno la chiama la Legge Fini - Giovanardi - Prodi.  Fu profetico il Ministro Ferrero quando, nel novembre 2007, ad una conferenza annunciò "Se non si arriva alla Conferenza Nazionale nel rispetto del programma, il Ministro lo farà qualcun altro". Il programma dell’Unione diceva “Il decreto legge del governo (ci si riferisce al Governo Berlusconi ed alla Legge Fini - Giovanardi N.d.A.) sulle tossicodipendenze deve essere abrogato".

Si prepara una nuova campagna elettorale in un clima da "cazzotti nei denti".

Per leggere un approfondimento  

 

 

2014 Passarono gli anni e arriv il Governo Renzi.

 

La nuova (?) legge

 

 

Ci siamo, dopo che la precedente legge sulla droga era stata abrogata dalla Corte Costituzionale perchè la sua conversione era stata, a suo tempo, incorporata nel decreto sulle Olimpiadi Invernali di Torino, ne è stata varata una nuova o, meglio, una revisione della precedente.
Diversi i commenti che hanno preceduto la revisione e che si sono concentrati essenzialmente su due punti: la distinzione tra la cannabis e le altre droghe illecite, fortemente voluta da alcuni almeno tanto quanto osteggiata da altri ed una sostanziale ed, anche qui, contrastata revisione della norma, tale da rendere meno "pesante" il reato di piccolo spaccio.


Forse necessaria ma, anche qui, particolare, la necessità di porre la fiducia per far passare rapidamente la norma che, probabilmente, come l'inserimento fatto a suo tempo nel decreto sulle Olimpiadi lascia intendere che il consenso a livello parlamentare rimane, trasversalmente agli schieramenti, dubbio e controverso. La necessità di non lasciare vuoti legislativi viene, così, trasformata in virtù, ma non senza qualche perplessità.
Straordinario il colpo di scena di Carlo Giovanardi, fino ad un attimo prima, secondo alcuni, il nemico che doveva essere sconfitto dal nuovo Governo con un sostanziale cambio legislativo, che diventa improvvisamente relatore al Senato della nuova legge, dichiarandosi essenzialmente soddisfatto delle nuove scelte. Altrettanto sorprendente l'idea, rimasta in sospeso, di distinguere la cannabis "leggera" da quella "pesante" che, se applicata alla concentrazione anche di altre sostanze, potrebbe aprire orizzonti inaspettati quanto di complicata gestione.
Tutti contenti salvo gli opposti "estremisti" dunque? Forse, oppure (più probabilmente) tutti scontenti ma non in grado di fare diversamente.


Così, senza nemmeno sentire la Conferenza Nazionale prevista dalla legge, che ogni tre anni avrebbe avuto proprio il compito istituzionale di aggiornare il Parlamento sugli esisti della applicazione della legge stessa, si apre un nuovo capitolo che assomiglia a quelli precedenti. Tra il bastone dei divieti e la carota della cura dal 1975 ad oggi ci muoviamo, di volta in volta, appesantendo il bastone o la carota ma la sostanza della legge rimane analoga.
Dal punto di vista del dibattito politico, ovviamente, certe affermazioni di principio tradotte in legge sono importanti, talvolta ma dal punto di vista pratico le ricadute applicative hanno spesso più incidenza reale dei pronunciamenti etici. Si svuoteranno le carceri perchè il piccolo spaccio verrà considerato con maggiore indulgenza? Aumenteranno gli spacciatori per lo stesso motivo? Difficile a dirsi in questo momento. Vedremo.

Certo è che il sistema di intervento sociale che dovrebbe intervenire anche in modo preventivo sui comportamenti di devianza è in crisi per mancanza di risorse e per l'indefinizione di cosa sia deviante; il sistema terapeutico soffre per gli stessi motivi; la prevenzione dell'uso di sostanze e delle dipendenze patologiche non vive certo di momenti di splendore e, forse, più in generale, i tanti distiguo tra i concetti di educare, curare, punire, riabilitare, abuso, consumo, uso, dipendenza portano più confusione che chiarezza. Così, ormai, anche costretti dalla contingenza economica, si cerca di girare intorno ai problemi. Chi abusa di sostanze in grado di alterare lo stato psicofisico (o chi le usa ... chissà) cerca sempre più soluzioni lecite ma chi le considera pericolose cerca di trasformarle rapidamente in illecite. Difficile dire, in questo girare intorno, chi produca più danni mentre ormai i farmaci sono, assieme all'alcol e alle sigarette, parte integrante delle componenti di questo gioco di molti a chi riesce a farsi più male, rischiando il meno possibile e incrementando gli affari di qualcuno. Se poi ci si vuol far male senza sostanze esistono pur sempre le slot, le attività estreme o la stupidità seriale di cui siamo ricchi.

In ogni caso, parlando di legge, smetterei di imputare ai politici quella confusione che, semplicemente, ci rappresenta.

 

Riccardo C. Gatti 16.5.2014

 

 

 

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