Ho partecipato a due Comitati
Scientifici sia con il passato Governo Berlusconi che con il successivo
Governo Prodi e, onestamente, non ho mai capito esattamente quale fosse la
loro funzione. Diciamo che il mandato non era chiaro. Venivano trattate
anche alcune questioni importanti ma la “linearità” di un percorso logico in
cui alla discussione ed alla presa di posizione conseguisse qualcosa di
concreto mi è sfuggita. D’altra parte ho partecipato anche alla consulta
degli operatori e degli esperti, sin dal 1990 (nominato dall’allora Ministro
Jervolino). La funzione di una consulta era quella ... di essere consultata.
Ciò che è sempre avvenuto è che si preparavano i documenti di lavoro per
Una bella svolta, dunque, c’è stata. Queste persone, di
grandissimo spessore, hanno curricula da far impallidire molti dei nostri
cattedratici e praticamente quasi qualunque operatore del settore della
prevenzione, della cura e della riabilitazione. Probabilmente si
incontreranno a distanza visto che le immagino persone molto impegnate e,
comunque,fisicamente distanti tra loro. Ma cosa dovranno fare? “Fornire al
Governo indicazioni, pareri e criteri generali su cui orientare le politiche
e strutturare i piani di intervento e di azione nel contesto italiano”
(Fonte ASCA). Sarà un compito molto difficile visto che molti di loro il
“contesto italiano” non lo conoscono e non sempre all’alto profilo di studio
e di ricerca corrisponde automaticamente la capacità di governare una
strategia e, soprattutto, un intervento. Forse per questo il loro ruolo è
stato presentato assieme a quello della nuova Consulta degli esperti e degli
operatori, composta da 70 membri, ''una sorta di 'parlamentino' - ha
spiegato il sottosegretario Giovanardi - dove discutere le politiche
antidroga'' (Fonte ASCA).
Qui, a mio parere, si sviluppa un nodo critico.
Da una parte c’è un Comitato Scientifico con membri di
altissimo livello ma che, in molti casi hanno poco a che fare con quello che
viene dichiarato come loro compito (orientare le politiche e strutturare
piani di intervento). Chi, invece, ha competenze e responsabilità operative
finisce in quello che lo stesso Sottosegretario chiama un “parlamentino”,
ancora una volta composto da troppe persone per poter essere realmente
operativo.
Infatti che accade: Bonci, il Coordinatore del Comitato,
non è presente alla sua presentazione e, per telefono, dice testualmente
''I professionisti che fanno parte del comitato sono le persone migliori del
mondo nei propri campi d'appartenenza, si tratta di colleghi americani e
inglesi anche per avere l'opportunità di dimostrare all'estero che in Italia
c'e' l'intenzione e il serio desiderio di cambiare le cose''(Fonte ASCA).
Spero proprio che non sia così e che si tratti di una imprecisione. Spero,
cioè, che ci sia l’intenzione di cambiare le cose in Italia e non (solo) di
dimostrane l’intenzione anche perché, e questo è il punto interessante, non
sappiamo quali cose si intendano cambiare: la legislazione, il sistema dei
Servizi … l’approccio alla ricerca scientifica? Bonci afferma che quello
attuale e' un momento particolarmente favorevole per ricerca in questo
campo, ''ci sono opportunità mai avute prima'' (Fonte Ansa). Ne sono felice
ma, pur essendo assolutamente d’accordo sul fatto che la ricerca in questo
campo debba essere maggiormente promossa e sviluppata internazionalmente, se
dovessi “orientare le politiche e strutturare piani di intervento” nel
nostro Paese cercherei di intervenire prioritariamente su un sistema
legislativo sempre meno adeguato ai tempi e su un sistema preventivo,
terapeutico e riabilitativo che sempre più annaspa perché carente di
investimenti e risorse. Vedremo. Mi rimane, comunque, la grande
tristezza di vedere come un Governo per istituire un Comitato Scientifico di
alto livello debba ricorrere a così tanti componenti stranieri (ed anche
Italiani che lavorano all’estero). Anche questa sarebbe una cosa su cui
riflettere ed a cui trovare soluzioni che non appaiono così scontate.