Cocaina, politici e camere del buco
L'uso di Cocaina è diffuso tra i politici? “Assolutamente sì - ha risposto il Ministro Ferrero a Radio Radicale - lo si è visto da qualche inchiesta giudiziaria di qualche anno fa, ci sono droghe che circolano nei ‘palazzi’ questo è assolutamente evidente, e forse non è nemmeno un caso che le tabelle derivate dall’azione del ministro Storace fossero più permissive sul versante cocaina che non sul versante cannabis per quanto riguarda la quantità di principio attivo” (fonte APCom 12.6.06). L'affermazione sarebbe una di quelle in grado di svegliare l'interesse dei giornalisti: da sempre gli scandali aumentano le tirature dei giornali ma oggi lo scandalo è un'altro: "le camere del buco". Così tutti si scatenano su questa possibilità rispolverando, da una parte e dall'altra, principi etici ed affermazioni che vengono regolarmente dimenticati quando, poi, si tratta di investire veramente nell'intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo. I giornalisti si scatenano e cercano opinioni a favore o contro perchè, in una logica di bipolarismo, va bene rappresentare una Italia divisa. Così Massimo Barra, Presidente della Croce Rossa e fondatore di Villa Maraini, si dichiara possibilista “Meglio le ‘stanze del buco’ che un overdose in uno scantinato o in un bagno, col rischio di morire. In una logica di pragmatismo, e’ senza dubbio un fatto positivo tenere sotto controllo chi si droga” (Fonte Ansa) Non ci si chiede cosa significhi l'ultima frase perchè l'approfondimento di un concetto è, ormai, diventato una inutile ridondanza. Il Capogruppo di Forza Italia in Commissione Affari Sociali della Camera, on. Domenico Di Virgilio, intanto, definisce “stupefacente se non addirittura irresponsabile la proposta" (Fonte AGE). Rosy Bindi afferma "Nel nostro programma non c'e' alcuna ipotesi di avviare la sperimentazione delle cosiddette 'stanze del buco" (Fonte La repubblica.it) mentre Gasparri carica dicendo "Parlano a titolo personale, nell’ambito di uno spettacolo circense, o esprimono gli orientamenti del governo?". Dagli operatori dei Sert, la Federserd in prima linea, arriva un plauso al ministro (Fonte Corriere della Sera). Strano perchè, in altri momenti, proprio nel settore in cui lavoro, avevo avvertito molte perplessità su questo tipo di proposta. Saranno i Sert, eventualmente, a gestire le "camere del buco"?. Fermiamoci qui: l'operazione mediatica si è conclusa e sarebbe solo una inutile amplificazione fornire l'elenco dei favorevoli e dei contrari. Tanto, come al solito, si è fatto molto rumore per nulla. Il Governo cerca formule per "sterilizzare gli effetti negativi della legge Fini-Giovanardi” perchè, evidentemente, non riesce o non può, in questo momento, abrogarla (come previsto dal programma dell'Unione) ... figuriamoci se riuscirebbe a imporre le "camere del buco" a livello nazionale. E, naturalmente, il dibattito si brucia senza alcun approfondimento. Ne avremmo veramente bisogno a livello nazionale o solo in alcune aree particolari? All'interno di quale strategia complessiva verrebbe, nel caso, inserita questa operazione? Con quali obiettivi? Quanto ci costerebbe, in termini di risorse, attuarla? A chi dovrebbe effettivamente servire? Quali altre iniziative verrebbero sacrificate, a vantaggio di questa? E', in questo momento, una priorità per il nostro Paese? E' ipotizzabile un corretto rapporto tra costi e benefici? Probabilmente non lo sapremo mai: in fondo non interessa a nessuno, così come non interessa il fatto che, con le attuali risorse, chi opera nel settore a livello preventivo, terapeutico e riabilitativo stia morendo di asfissia e riesca ad intervenire per garantire un indispensabile... che, ormai, è già sotto il minimo. Se si dovesse impegnare in altre iniziative, di qualunque tipo, collasserebbe.
Nella bagarre, così, ci si dimentica dell'affermazione del Ministro riguardante la cocaina e stranamente tutti sembrano stare a questo gioco. Già, perchè le "camere del buco" rievocano l'eroina e fanno dimenticare quella che velocemente sta diventando una piaga del Paese. Ciò che non viene detto è che gli stessi eroinomani storici stanno diventando anche cocainomani e, in molte città, lo sono di già. Il mercato della cocaina sta crescendo con una velocità impressionante, trasformando molti consumatori in pazienti psichiatrici: è un problema gravissimo ed è per questo che ponevo prima, parlando di "camere del buco" una questione di priorità e di rapporto costi/beneficio. Quando la cocaina incomincia a provocare o a risvegliare disturbi psichiatrici gravi servono Servizi, strutture, risorse e capacità cliniche che oggi non abbiamo. La situazione, così, si incancrenisce, anche dal punto di vista psichiatrico, trasformando un moderno "consumatore" o anche un drogato "vecchio stile" in un invalido cronico difficilmente recuperabile. Il tutto non fa che potenziare, di conseguenza, quella definizione, in parte scientifica e, in parte, leggendaria, che vuole la tossicodipendenza patologia "cronica e recidivante" senza considerare che qualunque patologia grave di lunga durata può diventare cronica e recidivante quando non è curata adeguatamente. Ma la cocaina è trasversale nella sua infiltrazione a livello di tutte le classi sociali, culturali e di età. Per questo, ed è il Ministro a dirlo, circola anche nei "palazzi" del potere. Questa droga, infatti, a differenza dell'eroina, non è sintona con una sottocultura ma tende ad essere funzionale alla cultura dominante. La conseguenza è drammaticamente semplice: è sempre Ferrero ad esplicitarlo quando dice "forse non è nemmeno un caso che le tabelle derivate dall’azione del Ministro Storace fossero più permissive sul versante cocaina che non sul versante cannabis per quanto riguarda la quantità di principio attivo”. Personalmente sono convinto (o mi voglio illudere) che non sia così ma Ferrero centra il problema quando lascia intendere come la diffusione delle droghe all'interno delle classi dominanti sia in grado di influenzare direttamente le scelte tecniche e politiche. Poiché i broker mondiali di cocaina hanno sede primaria nel nostro Paese, in cui investono ampiamente anche in una serie di attività lecite di grande importanza, possiamo immaginare come la diffusione della droga nelle classi dominanti (e dirigenti) finisca per condizionare non solo la vita di singoli o la politica ma anche l'economia, la finanza e l'informazione. Se proseguiamo in questa direzione, nel giro di pochissimi anni, avremo, pertanto, una serie ingravescente di situazioni acute dall'alto costo individuale e sociale (patologie acute, incidenti anche sul lavoro, costi assicurativi conseguenti, contenziosi, mercenarizzazione di persone in posizioni chiave ecc.), un aumento dei problemi di sicurezza (connessi alle persone che compiono attività di diverso genere in stato di alterazione mentale), un aumento di invalidi cronici difficilmente recuperabili ed il Paese, sottomesso alle organizzazioni criminali.
Per questo, da anni, sostengo la necessità di un progetto strategico alto e, possibilmente, bipartisan che sia in grado di investire risorse e di convogliare energie in una azione antidroga seria, ponderata e determinata. Da più parti mi si spiega che non ne esistono le condizioni. Personalmente non ci credo: le condizioni esistono ma sono soffocate dal basso respiro di una politica che valorizza tutto ciò che divide e viene cavalcata da chi, anche internamente al sistema di intervento, pensa di trovare vantaggio e, forse, ragione di esistere, proprio dalla estremizzazione di queste divisioni. Per le ragioni sopra esposte credo che maggioranza e opposizione debbano trovare, e in fretta (!), il modo di dare una svolta verso un pensiero strategico alto che si tramuti, poi, in azione. Solo la Politica può promuovere questo mutamento: è il suo ruolo.
Una "ricetta" per incominciare ? Lasciamo pure perdere tutto ciò su cui non siamo d'accordo: facciamo il resto. Poi ... andiamo avanti!
Riccardo C. Gatti 13.6.06