Tira una brutta aria

di Riccardo C. Gatti

 

Sarà che capisco poco di economia ma non è passato moltissimo tempo da quando sembrava che si prospettasse una ripresa. Evidentemente chi prevede il futuro economico non se la cava molto meglio di chi prevede il tempo. D'altra parte una seria trasmissione di informazione, targata RadioRai, ha da poco intervistato una maga in diretta per sapere se ci sarà (e quando) una prossima guerra contro l'Iraq. Nessuno si chiede se ci sono fondi per una nuova guerra ma, nel frattempo, si decide di stringere la cinghia: tagli alla Sanità. Il Direttore Generale di una ASL o di un Ospedale, se sforerà il bilancio, verrà immediatamente sostituito! Proprio in questo momento, nel settore delle Dipendenze si sta andando verso una rivoluzione. Finisce il duopolio SERT (Servizi Pubblici Ambulatoriali) - Comunità (Privato Sociale). Gradualmente e con differenze regionali verranno definite regole per accreditarsi in questo settore e tariffe di rimborso delle prestazioni. Di fatto, rispettando alcune norme, anche il privato profit potrà aprire un SERT o Strutture Residenziali. Ma quali saranno queste norme? La partita è in corso ma la necessità di stringere sui bilanci è possibile faccia propendere per le ragioni di chi non vuole imporre molti vincoli. Il motivo è semplice: non imponendo standard rigidi sul personale o sulla struttura sarà possibile fissare tariffe di rimborso più basse. Il Privato Sociale o qualche gruppo di professionisti potrebbe essere tentato di aprire SERT "a basso costo" intercettando così gli attuali clienti dei Servizi Pubblici. Le Aziende Sanitarie Locali potrebbero, quindi, disinvestire risorse dai Servizi Gestiti direttamente realizzando , così, un risparmio.
A mio parere, per quanto economicamente suggestiva, ci troviamo di fronte ad una "grande illusione": un gioco di prestigio che rischia di lasciare stupefatti ma senza nulla in mano. Le risorse complessivamente presenti in questo settore non sono poche ma, senza dubbio, sono, già oggi, insufficienti per ciò che si dovrebbe fare. Ci sono già attività indispensabili che funzionano solo su progetti a termine e di volta in volta finanziati: non si hanno fondi per mandarle a regime. La ricerca praticamente non esiste. Gli investimenti sul personale sono scarsi. Questo succede nel pubblico e nel privato. Ulteriori ottimizzazioni sono senz'altro doverose e possibili ma non cambiano la sostanza della questione: per adeguarsi veramente alle attuali esigenze bisognerebbe alzare gli standard: non abbassarli. Bisognerebbe, inoltre, aprire nuovi fronti nell'ambito della prevenzione e del trattamento. Ci sono sempre più persone che usano droghe: si incontrano sempre più problemi e situazioni cui l'attuale sistema è in grado di dare risposte solo parziali (quando ci riesce). In poche parole occorrono investimenti e non disinvestimenti.
Attenzione: la situazione peggiorerà. Già oggi è gravissima sotto tanti, diversi, punti di osservazione. Un esempio ? “La verità è che la droga, quanto a sicurezza, è il primo problema di Milano. Ed è un problema sociale che non può essere risolto solo dalle forze di polizia: se è così diffusa, e lo è, significa che esiste una grande domanda” (Prefetto Bruno Ferrante al Corriere della Sera del 9.9.2002).
Possiamo chiudere gli occhi ma ancora per quanto?
Continuiamo a disinvestire: così, risparmiando, avremo soldi a sufficienza per pagare il controllo delle persone e del territorio che, attraverso la droga, le organizzazioni criminali ci stanno imponendo.
Continuiamo a tacere: il nostro silenzio diventerà omertà.

E SE QUALCUNO AVESSE ANCORA DUBBI SULL'IMPEGNO IN QUESTO SETTORE
“Guardando alla suddivisione dei centri per tipo di assistenza erogata, colpisce il calo nell’offerta di servizi per tossicodipendenti: le strutture pubbliche ad hoc, che erano 625 nel 1999, sono 545; quelle private (232 neI 1999) sono 227”. (Sole 24 ore Sanità 9.9.02- pag.4)
Contemporaneamente l'Italia, secondo la relazione annuale dell'Osservatorio Europeo, è tra i primi tre Paesi per la stima del consumo problematico di stupefacenti (prevalenza annuale ogni 1000 abitanti di età compresa tra i 15 ed i 64 anni) !!!

 INTANTO A SAN PATRIGNANO per il RAINBOW MEETING
Arriva il Presidente del Consiglio e si assume la parte che lo scorso anno era del Vicepresidente: ribadire la fermezza del suo Governo sulla droga, contrastando con decisione la politica sulla droga del precedente Esecutivo: «Un sistema fallimentare nella linea dei fatti, basato sulla riduzione del danno, con risposte farmacologiche e assistenzialismo». Vengono esibiti numerosi dati dal "Doping di Massa" (Muccioli) a «In Italia è l’8,2 per cento della popolazione che usa droghe» (Berlusconi)-(Corriere della Sera 11.10.02). Sarà che tra, la legge Cirami sul legittimo sospetto e la situazione Fiat, i giornali sono interessati ad altro ma leggendoli ... molto altro non sembra venir fuori. E' passato un anno da quando, sempre a San Patrignano, il Governo aveva annunciato una nuova politica antidroga (seguire questo link per "rinfrescare la memoria") ma la dura realtà sembra proprio essere un'altra: IL NOSTRO PAESE NON RIESCE ANCORA AD AVERE UNA POLITICA ED UNA STRATEGIA PER L'AZIONE ANTIDROGA. Per dimostrare di averla, anziché perfezionare quello che c'è, anche imparando dall'esperienza e dagli inevitabili errori che sono stati fatti, ...lo abbandona con tutta una serie di scuse: ideali, ideologiche, economiche, organizzative ecc.. Non è un vero e proprio "smantellamento" di strutture ed organizzazioni pubbliche e private ma anche, e soprattutto, uno smantellamento delle idee delle strategie e delle azioni complessive sinergiche che rischiano di non essere più costruite. Il rischio di questa operazione è quello di indebolire l'esistente senza avere, poi, una base su cui appoggiare progresso e innovazione. L'unico a dimostrarsi "innovativamente propositivo" sembra essere Antonio Maria Costa, vicesegretario delle Nazioni Unite e responsabile dell' Ufficio di Vienna che si occupa dei problemi mondiali della droga. Ma cosa propone, a San Patrignano? Di eseguire nelle scuole i test che, già da qualche giorno, erano stati presentati in un Congresso Internazionale di Biologi. Così finalmente sapremo quello che già sappiamo: lo proveremo sugli adolescenti per lasciare in pace gli adulti che non devono essere disturbati. Un affare per chi produce i kit diagnostici ma poi ? Poi occorrerà supportare le famiglie, curare chi deve essere curato, fare prevenzione, informare, educare, assistere, decidere che fare con chi continuerà a drogarsi. Dovremo, insomma, costruire una politica per l'azione antidroga: proprio quella che manca. Nel frattempo continueremo a non investire su quello che c'è? I governi che verranno potranno dare ai precedenti la colpa di non aver fatto quello che avrebbero dovuto fare? Il mercato della droga andrà avanti.
Un suggerimento. Il sistema occidentale, dopo aver visto la disgregazione dei colossi del blocco socialista, apparentemente senza avversari realmente consistenti, cerca nemici per compattarsi ed evitare di disgregarsi da solo. In Italia ci vantiamo di essere tra i Grandi dell'economia mondiale ma, poco per volta, non produciamo più nulla. La grande industria sparisce e, quello che potrebbe esserci di buono, lo vendiamo perché non siamo capaci di gestirlo. Investiamo nella droga, non nell'antidroga! Potremmo risanare la nostra economia. I test nelle scuole usiamoli per monitorare il mercato. La riduzione dei rischi per non perdere i clienti.
Un paradosso? Può darsi anche se in molte situazioni la realtà supera la fantasia. Per questo tira proprio una brutta aria.
 

(c) R.C.Gatti - ottobre 02

home page