
26 giugno 2003 - Non sappiamo cosa fare? Parliamone!
Sono le 0:22 del 27 giugno. La Giornata Mondiale Contro la Droga è finita. Niente di eclatante. Qualche dichiarazione dell'opposizione. Qualche iniziativa simbolicamente importante ma, per il resto, calma piatta. Molti pensavano che il Vicepresidente Fini o qualcuno del Governo presentasse nel dettaglio una nuova proposta di legge, ormai, annunciata sin dal 2001. Qualche preparativo da Don Gelmini poi ... nulla. Problemi nella maggioranza? Dissidi con Maroni? Chissà. La mia sensazione è che una vera e propria proposta di legge, definita nei particolari, continui a non esistere: quindi non poteva essere presentata. Mi sarei, però, accontentato anche di qualche altro segnale di vita: un pronunciamento da parte del Commissario di Governo, che so ... una linea di indirizzo, l'abbozzo di una strategia. Vedrò i giornali di domani ma dubito di trovare qualcosa di importante.
Ho anche aperto l'ultimo numero del Bollettino bimestrale dell'Osservatorio europeo e cosa ho trovato in prima pagina? Il Direttore esecutivo che avanza dei dubbi sui meccanismi di coordinamento locali, nazionali ed internazionali ed un rappresentante del Consiglio di amministrazione che sostiene come diventi "importante definire un orientamento comune". Evidentemente non è solo l'Italia ad essere carente di strategie condivise. Consolante.
Eppure in serata avevo partecipato ad una trasmissione (Hellzapoppin su Radio 24) ascoltando con ammirazione la grande sicurezza del direttore dell'Ufficio delle Nazioni Unite sulla droga e il crimine, Antonio Maria Costa: parlava di ecstasy, Alzheimer giovanile ... "buchi nel cervello" (a proposito il suo ufficio si occupa ora di droga, criminalità e terrorismo). Sosteneva l'esistenza di una grande sinergia mondiale di intenti della lotta alla droga ma anche qui, forse complice la necessità di rivedere e riformulare piani ed organizzazione rispetto al predecessore Arlacchi, ... non ho capito bene in che direzione si muoveranno le Nazioni Unite.
E proprio a proposito di Nazioni Unite ... va bene che, da come sono andate le cose negli ultimi tempi, qualcuno le consideri un po' in crisi ... ma è mai possibile fissare nella stessa data del 26 giugno anche la Giornata a sostegno delle vittime della tortura? Chissà come mai tutte le altre giornate non sono sovrapposte tra loro e c'è addirittura un argomento, lo spazio, che, forse in relazione alla sua dimensione, si prende da solo una settimana intera.
Tra le cose più interessanti della giornata, tuttavia, metterei il MESSAGGIO DEL SEGRETARIO GENERALE DELLE NAZIONI UNITE. Probabilmente non è propriamente uno scritto di KOFI ANNAN (chissà cosa avrà detto veramente) visto che il testo è identico a ciò che, nel sito italiano dell'ONU, è definito anche "nota informativa" ma vale, comunque, la pena leggerne un estratto: "Quest’anno, il tema della Giornata Internazionale contro l’Uso ed il Traffico di Droga, Droga: Parliamone, riassume il miglior punto di partenza per affrontare qualsiasi problema: riconoscerne l’esistenza e parlarne apertamente". E' un concetto ribadito da Antonio Maria Costa: (...) "quest’anno il mio messaggio in occasione della Giornata Internazionale contro l’Uso ed il Traffico di Droga è, in verità, estremamente semplice. Droga: Parliamone! Parliamo degli effetti che l’assunzione di droghe ha sulla salute e sulla psiche delle persone, del PERCHE’ le persone fanno uso di sostanze stupefacenti, di COME possiamo affrontare le cause che sono alla radice di questo fenomeno e, naturalmente, di COSA possiamo fare per fermare l’assunzione di droghe".
Parliamone ... anche se, francamente, io non ho più parole. Buona notte!
Riccardo C. Gatti 27.6.03
P.S. ... e se eliminassimo la giornata contro la droga? Facciamo nostra
l'indicazione delle Nazioni Unite: il miglior punto di partenza per affrontare
qualsiasi problema è riconoscerne l’esistenza e parlarne apertamente.
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CHE ASPETTARSI DAL 26 GIUGNO?
IL 26 GIUGNO è la GIORNATA MONDIALE CONTRO
LA DROGA indetta dalle Nazioni Unite. Quasi completamente dimenticata in
alcuni anni (vedi la mia riflessione del
1999
) in altri ha
destato un certo interesse. Quest'anno c'è chi si aspetta che possa
essere (finalmente) l'occasione per conoscere nel dettaglio le effettive
azioni anche di tipo legislativo di una "nuova" politica di Governo che
è stata più volte annunciata. Il 26 giugno dello scorso anno c'era stato
qualche segnale, sebbene solo di tipo propositivo (vedi
il mio commento del 2002
),
che faceva pensare ad un possibile innalzamento qualitativo dell'azione
politica in questo ambito ... poi nel 2003, con una lunga latenza, la
prima e unica (!) convocazione della Commissione Nazionale degli
Operatori e degli Esperti. Poi più nulla. Bisognerà aspettare la Sessione della Commissione ONU sulle Droghe Narcotiche
di Vienna in Aprile per sentire nuovamente l'annuncio di una proposta di
legge (più repressiva) da parte del Vicepresidente Fini. Polemiche,
bagarre proibizionismo - antiproibizionismo (vedi
lo "speciale" dedicato
)
... poi ancora silenzio. Ma la proposta di legge, anche in bozza, sembra
che nessuno l'abbia vista. Probabilmente, almeno per ora, non c'è (a
parte i principi generali già enunciati). L'unica effettiva azione del
Governo, tendente a definire il funzionamento dei servizi con un Decreto
del Ministro della Salute, è stata abrogata dopo un ricorso delle
Regioni. Come se non bastasse pare che ci siano discussioni interne alla
maggioranza sul Dipartimento Nazionale Antidroga: una struttura che
avrebbe dovuto coordinare ciò che nessuno era mai stato capace di
coordinare prima ma ... con poteri incerti e risorse scarse.
Complessivamente un brutto momento anche perché le risorse sono scarse non solo per le strutture centrali ma per tutti mentre il fronte su cui si deve lavorare é ampio. Sarebbe ora di aumentare le sinergie ma è chiaro come il tipo di situazione che ho descritto favorisca la nascita di posizioni sempre più antagoniste. La prassi dell'antagonismo, del dibattito serrato e, se necessario, dello scontro tra poli e fazioni, è vitale per l'ambito politico democratico ... ma rischia di diventare distruttiva quando trasportata pari pari ed a "dosaggio troppo alto" nella società civile. Se l'azione di governo e di indirizzo è troppo debole o non è in grado di costruire continuamente alleanze e collaborazioni, seppur nel rispetto della diversità degli interlocutori, questo spostamento è pericolosamente possibile. Vorrei solo ricordare che se in poco più di dieci anni il numero delle overdose è nettamente diminuito e le nostre città sono diventate più vivibili (relativamente al problema droga) non si tratta di un caso ma dell'azione spesso fin troppo silenziosa di chi ha lavorato in questo campo, ha raggiunto centinaia di migliaia di tossicomani e le loro famiglie ed è stato capace di curare e di prendersi cura di loro in modo dignitoso ed efficace differenziando le risposte a seconda dei bisogni. Magari in altri settori del nostro Paese si fosse lavorato così anche considerando che, tornando indietro di soli vent'anni da oggi, c'era ben poco sul campo e ci si chiedeva "droga: che fare?". Mi piacerebbe un 26 giugno in cui tutto questo venisse, una volta tanto, riconosciuto non per celebrare o commemorare ma per partire da dove siamo arrivati ... per andare avanti.
Oggi pubblico e privato sociale di questo settore vivono una sensazione di possibile distruzione della loro esperienza e del loro lavoro. Il privato sociale pensa che sarà il pubblico a sopravvivere, in quanto istituzione. Il pubblico pensa che sarà il privato ad essere avvantaggiato. Probabilmente non c'è alcuna volontà distruttiva ma è un pensiero diffuso e, se lo è, qualche errore strategico, almeno a livello di comunicazione, deve essere stato fatto. Il primo è che, all'inizio degli anni '90, chi lavorava in questo campo veniva esaltato perché era in corso una "Guerra alla droga" ed ogni guerra ha bisogno di eroi. I primi eroi erano i Leader del Privato Sociale perché alla guerra c'erano andati volontari ma anche gli Operatori del Pubblico, sebbene mercenari, erano combattenti: alcuni ne contestavano il metodo ma non il significato complessivo dell'azione e, in un modo o nell'altro, li stimolavano a far di più. Finita la guerra, come spesso accade, ci si è dimenticati di quelli che erano in trincea. Peccato che non siano tornati a casa ma non sono morti (almeno sarebbero diventati un mito da ricordare) sono ancora lì a curare, prendersi cura, tentare di prevenire: dimenticati. Dimenticati perché il problema che stanno cercando di risolvere, per inspiegabili motivi, sembra aver perso ogni priorità e le conseguenze sono dirette: curare o prendersi cura di un tossicomane, poco per volta, "vale" meno di farsi carico di una situazione diversa. Lo vedo anche negli occhi di chi mi stima e, quando gli parlo del mio lavoro, si chiede perché diavolo non mi occupo di altro almeno facendo lo Psichiatra ... "normale". Ma i segnali sono tanti ed oggettivi e mi sembra inutile e noioso ricordarli se non altro per non dare delle idee a chi quotidianamente si da da fare per evitare che si "alzi la testa" per essere considerati come gli altri. Questo anche perché la questione andrebbe vista un po' più laicamente: è vero che nessuno ha qualcosa contro chi lavora in questo settore. Credo che la maggior parte dei cittadini italiani nemmeno sappiano che esistono dei Servizi figuriamoci se nutre dei sentimenti nei confronti di un qualcosa che nemmeno sa che c'è. Si, San Patrignano è conosciuta ... Don Mazzi sanno chi è ... qualcun altro anche ma nulla di più. E' normale che sia così: io non conosco il nome del Primario del Pronto Soccorso vicino a casa mia eppure un giorno lui o qualcuno dei suoi Operatori potrebbero salvarmi la vita.
Ciò che non è normale è che dopo anni di esperienza, dopo le guerre alla droga, dopo le successive normalizzazioni dopo una vasta diffusione dell'abuso di sostanze legali ed illegali ... chi diventa tossicodipendente non sia ancora considerato un cittadino come gli altri. Perché se molti SERT sono brutti, se non esistono reparti specialistici e vere e proprie specialità mediche e psicologiche dedicate, se le comunità psichiatriche sono più pagate di quelle per tossicomani, se non esistono associazioni dei pazienti in grado di tutelarli con forza è perché chi è tossicomane è meno considerato di altri così come chi si occupa di lui. Speriamo che un 26 giugno si possa dire che non è più così, che la tossicomania non è più qualcosa che improvvisamente, quando esiste, diminuisce la considerazione per la persona. Forse sarebbe meglio pensarci, rendersene conto ed agire di conseguenza. Invece la maggior parte di noi se ne accorge solo quando si droga una persona a cui vuole bene.
Riccardo C. Gatti 18.6.03