

Le notizie pił rilevanti pubblicate in prima pagina
anno 2010
Un giro di vite ?

Silvio Berlusconi, al World Political Forum di Yaroslav, ha espresso quello che ha definito un suo"convincimento personale" (Fonte APCOM) per contrastare i narcotraffici dicendo: "Se c'è produzione di droga il traffico ci sarà sempre, e ci sarà sempre produzione se sempre ci sarà consumo". E dunque "credo che le democrazie dovrebbero per un periodo, anche contingentato magari a tre anni, decidersi a mettere delle sanzioni forti anche sul consumo di droga personale, individuale. Solo così potremo non avere consumo di droga, il che comporterà che non ci sia produzione e dunque traffico".
Il "convincimento personale" è subito stato reinterpretato in Italia anche se, in origine, il discorso riguardava un accordo tra democrazie e non l'azione di un singolo Governo e, in questo caso, quello da lui presieduto. Giovanardi, infatti, si è dichiarato in accordo, parlando di un inasprimento delle sanzioni amministrative (Fonte ASCA) che "potrebbe contribuire a scoraggiare ulteriormente questi comportamenti''. Ha, però, subito premesso, una netta distinzione tra sanzioni penali (per traffico e spaccio) e sanzioni amministrative (per i consumatori) ed ha sottolineato "il governo puo' continuare sulla linea gia' intrapresa in questi due anni".
Sarebbe stato interessante capire esattamente quale fosse il "convincimento" del Presidente del Consiglio e perchè lui stesso abbia ritenuto di definirlo "personale". Purtroppo i media non ci hanno aiutato in questo. La notizia è stata presa in scarsa considerazione, seppellita da altre dichiarazioni e dalle polemiche che ne sono seguite. Se Berlusconi avesse pensato efficaci le politiche operate dal suo Governo (che pure ha annunciato ufficialmente la riduzione del 25% dei consumatori di droga in poco pù di un anno) avrebbe potuto auspicare ufficialmente un allineamento delle democrazie alle scelte Italiane. Invece non lo ha fatto.
Quindi i casi sono due: o pensa che anche in Italia il livello di repressione del consumo debba essere maggiore (anche penale e non solo amministrativo) oppure ha semplicemente voluto mostrare vicinanza personale a Paesi dove la linea dura è la regola, shiftando, però, l'attenzione dalla "guerra alla droga" (intendo guerra vera con uomini e mezzi) alla repressione del consumo. Non si deve dimenticare, infatti, che la Russia ha recentemente preso posizioni durissime contro la situazione Afghana accusando la forza occupante occidentale (gli USA in particolare) di non far nulla per reprimere il traffico.
Vedremo nei prossimi mesi cosa succederà, sperando che qualcuno non voglia mostrarsi "più realista del re" iniziando una guerra locale contro i consumatori di droghe anzichè rafforzare la lotta al traffico internazionale. Certo è che come ho già espresso nell'articolo "Mondo: cambiano le politiche?" (vedi più sotto), successivo alla nomina di un diplomatico russo alla testa dell'Ufficio antidroga delle Nazioni Unite, è come se, sulla questione politiche internazionali antidroga, si incominciasse a mettere in discussione un precario equilibrio un po' cerchiobottista, ottenuto a fatica nel secolo scorso. Effettivamente il consumo delle droghe è in continua rapida mutazione e non è possibile che l'atteggiamento delle nazioni rimanga invariato ancora a lungo. Ci sono intere parti del mondo tenute sotto scacco dai Narcos e pensare che la cosa riguardi solo Paesi lontani è veramente una ingenuità.
Credo, tuttavia, che sia necessario prestare particolare attenzione alla declinazione locale delle politiche repressive dei consumi. Sempre più persone, esprimendosi sull'uso di droghe, parlano di "comportamenti". E' realistico: la maggior parte di persone che usano droghe non ha particolari patologie. Le consumano perchè gradiscono alterarsi lo stato mentale. Ma, nel momento in cui si decidesse di sanzionare duramente i consumatori, nell'ottica della lotta al narcotraffico, probabilmente sarebbe più facile individuare i veri tossicodipendenti (da eroina e da cocaina), piuttosto che i consumatori occasionali. Il risultato potrebbe essere, paradossalmente, quello di colpire ulterioremente chi è già in una condizione di sofferenza cronica ed avrebbe bisogno di cure o, almeno, di maggiore attenzione e non di sanzioni.
Francamente mi piacerebbe che da qualche parte, in sede internazionale, proprio da noi Italiani, che abbiamo dedicato particolare impegno in questo senso, partissero stimoli ed iniziative per una maggiore intesa globale tra le democrazie per accordi, strategie ed investimenti finalizzati alle politiche di prevenzione, di educazione, di comunicazione e di cura. Ciò tenendo presente anche che, probabilmente, i maggiori danni alle persone, in termine di dipendenza e, più in generale, di salute fisica e psichica, sono provocati da sostanze lecite più che da sostanze illecite.
La lotta al narcotraffico è cosa fondamentale proprio per lo strapotere che le droghe stanno dando a gruppi criminali. Quando, tuttavia, una delle strategie per contrastare il narcotraffico diventa quella di colpire duramente i consumatori, non dimenticherei un concetto espresso dallo Czar della lotta alla droga USA, Gil Kerlikowske: “Indipendentemente da come cerchi di spiegare alla gente che é una 'guerra alla droga' o una 'guerra ad una sostanza', viene percepita come una guerra contro la gente. Non dobbiamo essere in guerra con il popolo di questo Paese".
Riccardo C. Gatti 11.9.10
Coca City ed altre storie

A leggere i giornali la questione cocaina, sta diventando la storia di Belen Rodriguez e del suo giro di (ex ?) amicizie. Sembrava solo Gossip e Glamour ma, invece, dopo la nuda cronaca dei primi giorni, ci si è buttati sui temi etici. Il livello del dibattito è nettamente salito. Grazie a un Sindaco ci si è posti una domanda nodale: - deve o non deve la “fidanzata degli italiani” andare a Sanremo? – Un tema importante che avrebbe meritato un diverso approfondimento se una serie di circostanze sfavorevoli non avesse congiurato contro questa possibilità facendo mancare gli spazi televisivi di approfondimento per ragionare e discutere. Niente Porta a Porta o Matrix, quindi, niente Santoro ed anche niente Floris, con Ballarò. Il motivo è chiaro: nonostante la situazione del Paese la Rai non si poteva permettere di mettere in discussione Sanremo. Le conseguenze sono evidenti.
Pensiamo al, pur recente, caso Morgan. E’ il febbraio 2010. Il cantante viene escluso da Sanremo perché dice di usare la cocaina come antidepressivo. E’, come oggi, uno scandalo ma subito arriva un aiuto autorevole. Riporta il Corriere della Sera: “Sono disponibile a incontrare Morgan per metterlo al corrente dei danni cerebrali a cui si espone ogni volta che assume droga”. L’offerta è del Direttore del Dipartimento Politiche Antidroga della Presidenza del Consiglio. Interviene anche l’opposizione. Pierluigi Bersani dice: “Morgan ha dato un cattivo insegnamento. Ha sbagliato, ma non possiamo massacrarlo”. Il cantante ne uscirà egualmente “massacrato” ma con la solidarietà di molti.
Oggi è diverso. La televisione resta spenta sugli approfondimenti dei talk show e, per i “pasti” del pubblico, rimangono solo i giornali e la Rete. Nessuno, così, interviene per spiegare scientificamente a Belen ed ai suoi amici i gravi danni procurati dalla droga; nessuno le offre, come era stato fatto per Morgan, dopo opportuno pentimento e redenzione, di diventare un testimonial positivo. La Milano che conta, ne esce devastata con un effetto a catena. I giornali rivelano fatti inimmaginabili a proposito del “neo rampantismo” di questi ambienti VIP. E’ la storia di un aspirante funzionario comunale che si presenta al concorso con le risposte già in mano: sbaglia a copiare fallendo l’obiettivo. L’immagine del Paese all’estero precipita. Si titola “George Clooney Girlfriend Elisabetta Canalis Cocaine Scandal” ma qualcuno parla, a sproposito, di -un giro di escort e prostituzione alimentato ad alcool e cocaina-. Si salverà almeno l’immagine di Clooney, per ora dedito solo alla promozione del caffè?
Concludendo: grazie all’ imponente sforzo dei media (quelli che non erano chiusi per ferie), abbiamo finalmente capito a pieno cosa significhi la diffusione di droga a Milano.
Ora è chiaro a tutti che ad assumere droghe si rischia molto, addirittura di non andare a Sanremo, e che non sempre arriva qualcuno a cercare di tirarti fuori dalla situazione o di difenderti come è successo con Morgan.
Per fortuna, lasciando passare un po’ di tempo, avremo sempre di Belen Rodriguez, come per la mai dimenticata Megan Gale, un bellissimo ricordo, rinverdito ogni momento da un oggetto che abbiamo sempre con noi: il telefonino.
A meno che ad ogni trillo di telefonino o ad ogni sms, quasi per riflesso condizionato, non ci venga in mente …
Basta chiudere gli occhi e associare liberamente oggetti del desiderio, magari canticchiando la musica di uno spot pubblicitario. Funziona tutto in automatico: un certo stile di vita, una donna come Belen, un telefonino … la cocaina. Ma questo è un altro discorso.
Riccardo C. Gatti 5.8.10
1 milione di drogati in meno in un anno

Fino ad oggi la diffusione di droghe sembrava un fenomeno inarrestabile. Il Governo, invece, rassicura cittadini e Parlamento: la situazione migliora. I dati presentati nella Relazione al Parlamento parlano chiaro: 1 milione di persone in meno in un anno si sarebbero accostate al mercato delle droghe. E’ una buona notizia, finalmente. Dopo anni di annunci drammatici rispetto al diffondersi dei fenomeni di abuso si intravede una situazione più serena. Già precedenti studi nazionali ed internazionali, infatti, lasciavano intravedere ciò che oggi sembra confermato anche se, oggettivamente, i numeri forniti paiono troppo grandi. Una diminuzione dei consumo di droghe che riguarda una persona su quattro (-25,7%) rappresenta, infatti, il crollo epocale in un solo anno di un mercato, sino ad ora, estremamente solido. Simili trasformazioni che comportano consistenti inversioni di tedenza, a mio avviso, richiedono profondi cambiamenti culturali e di atteggiamento che non si sviluppano in tempi così brevi oppure eventi esterni di grandissimo impatto ed in grado di scompaginare non solo la domanda ma anche l'offerta.
Il Sottosegretario Giovanardi, tuttavia, non ha nascosto la propria soddisfazione, sottolineando, come riferisce Il Tempo.it i risultati conseguiti e rimarcando il lavoro che resta da fare. «Dopo anni in cui veniva evidenziata una situazione in peggioramento continuo, quest'anno - ha dichiarato il sottosegretario - i dati segnalano un calo o per meglio dire un crollo, dei consumi». «Come interpretare questo fenomeno? Si tratta di un fatto assolutamente positivo favorito dalle grandi campagne nazionali di prevenzione e dissuasione (campioni dello sport, portale internet per le scuole, le campagne portate sul territorio e negli enti locali) che hanno aumentato la consapevolezza dei danni causati dall'assunzione delle droghe. Il calo è ancora più eclatante - ha aggiunto Giovanardi - se si guarda alla fascia di età 13-16 anni, in ulteriore discesa rispetto agli adulti. Un forte contributo deterrente lo ha dato anche il drug-test per una serie di categorie professionali come piloti e autisti». Una politica di dissuasione rafforzata dai maggiori controlli stradali, con la previsione di sanzioni molto dure, come ritiro patente o sequestro veicolo.
Possiamo, dunque, stare tranquilli?
Non credo. Vediamo di scoprire perché.
Il mercato della droga, così come tutti lo conosciamo, è stato per anni collegabile soprattutto allo smercio di sostanze che, dal produttore al consumatore, compivano un percorso relativamente lungo e controllato. Ogni tappa del percorso rappresentava, infatti, una occasione di scambio e di guadagno. Le droghe diventavano sostanze psicoattive solo per il consumatore finale. Per il resto erano la moneta di un’economia parallela.
Il mercato era in grado di condizionare i consumi. Alla fine degli anni ’80 il concetto di droga era associato all’eroina. Non si trattava di un mercato grandissimo e paragonabile a quello odierno ma rendeva molto, anche perché i tossicomani avevano bisogno della sostanza ogni giorno. La situazione, compreso il suo carico di overdose, di patologie correlate allo scambio di siringhe infette e di microcriminalità, trovò un argine, sebbene parziale, nel grande lavoro, non sempre compreso e sufficientemente sostenuto dei Ser.T., i Servizi Pubblici Tossicodipendenze e delle Comunità terapeutiche. Finiti i tempi “eroici” della “guerra alla droga”, la guardia, purtroppo, venne abbassata sia a livello culturale che organizzativo .
Il mercato ebbe così mano libera. Senza abbandonare la promozione di hashish, costruì una nuova tipologia di consumo con la diffusione di cocaina. La droga, non più disagio, emarginazione ed anestesia, diventava doping della vita quotidiana, per divertirsi, per fare sesso ma anche per lavorare di più. Il concetto di droga come doping ebbe un grande successo trasversale, che continua ancora, anche grazie al confezionamento di dosi che, oggi, non costano di più di una pizza e una birra e ad una nuova catena di distribuzione in grado di arrivare a tutti in modi differenziati e, volendo, amichevoli e riservati.
Ma il mondo cambia velocemente ed oggi sta accadendo qualcosa che, ragionevolmente, dovrebbe preoccupare molto gli usuali distributori di droga. Così come in altri campi, Internet sta trasformando gli scenari dei mercati. Gradualmente produttori e distributori tradizionali incontrano difficoltà nel condizionare i comportamenti di un pubblico che, continuamente stimolato nei consumi, cambia rapidamente scelte, attribuzioni di valori e orientamenti. Il gioco, quindi, lo fa chi compra. Chi vende, insegue. Non è più il pesce più grosso che mangia il pesce più piccolo ma il pesce più veloce che mangia il pesce più lento. Il mercato tradizionale delle droghe è grosso e potente ma, legato a lunghi percorsi, a coltivazioni agricole ed a giochi di equilibrio nello scacchiere internazionale … è estremamente lento. Nulla di comparabile, in velocità, con le infinite e rapidamente mutabili proposte di sostanze più disparate che provengono dalla Rete che, prima ancora di aver strutturato un vero e proprio mercato alternativo, è già in grado essere un’ottima vetrina e va gradualmente popolandosi di una miriade di produttori e distributori di prodotti psicoattivi.
Così anche gli stili di consumo delle droghe cambiano, adeguandosi ai tempi. La droga come anestesia, devianza ed emarginazione è concettualmente morta alla fine degli anni ’80 ma anche la droga intesa come doping, degli anni ’90 e di inizio secolo, ha nettamente incominciato il suo declino. Del passato rimarrà traccia nella storia, nel comportamento e nei consumi di molte persone ma, la droga di oggi e di domani comincia ad essere altro. Non condiziona più lo stile di vita, diventa uno strumento. Si vive normalmente, integrati nel proprio contesto, e poi, quando lo si sceglie, magari solo per un giorno, ci si “spacca” (il gergo potrebbe essere diverso ma il significato è questo) completamente in uno stato di profonda alterazione. Poi ci si riprende e si ricomincia la vita normale. Attenzione: per “spaccarsi” una sostanza vale l’altra, dipende dai gusti, anche l’alcol funziona allo scopo e non è detto che si usino sempre gli stessi prodotti o che, di volta in volta, ne si usi uno solo.
Se si consolida questa nuova tendenza di consumo, il sempre più vecchio mercato delle due o tre sostanze di origine naturale che siamo abituati a considerare droghe, ha poche possibilità di reazione. Può puntare con successo su altri territori e continenti in via di sviluppo, dove la convergenza multimediale e l’influenza delle Rete sono ancora distanti (e lo sta facendo) ma nel mondo occidentale ed in Italia, se vuole tentare percorsi di crescita, può soltanto cercare di far consumare cannabinoidi anche ai cinquantenni oppure, e questo potrebbe essere un vero dramma, promuovere il consumo di eroina fumata tra i ragazzini per crearsi almeno un parco base di tossicomani stabili. Il tentativo è già in corso e già visibile in diversi Servizi Pubblici. Intanto i medici dei pronto soccorso non sembrano vedere più overdose da oppiacei ma si trovano sempre più spesso ad affrontare situazioni in cui lo stato di alterazione è evidente ma la sostanza usata rimane ignota perch non rlevabile con i test a disposizione.
Siamo, perciò, di fronte ad una situazione molto pericolosa e, senz’altro, più preoccupante di altre già attraversate. L’attuale crisi economica, tra l’altro, potrebbe facilitare lo sviluppo dei mercati a pipe-line breve tra produttore e consumatore. Gli Osservatori Istituzionali, basati sugli usuali sistemi di misura, tarati su altro tipo di situazioni, continueranno ancora per un po’ a fotografare soprattutto la possibile progressiva e “rassicurante” contrazione dei mercati tradizionali cogliendo, però, solo i bordi della mutazione che ho descritto. Il mio dubbio, pertanto, è che gli attuali dati "ufficiali" abbiano fotografato soltanto una parte del fenomeno droga su campioni di popolazione e poi li abbiano proiettati, così come è ovvio, sulla popolazione generale amplificando una tendenza ma sfocandone un'altra emergente, colta solo per un attimo e solo per quanto riguarda ciò che sembra uno shift tra il consumo di droga ed il consumo di alcol (usato come droga).
Il rischio è di abbassare nuovamente il livello di attenzione verso il fenomeno droga , tranquillizzati dai dati, rendendo ancora più veloce ciò che si delinea come una vera e propria rivoluzione e, in un periodo di crisi economica, di giustificare anche una (ulteriore) riduzione di investimenti in un settore di intervento (Ser.T e Comunità) che, da troppo tempo, già lavora con l'acqua alla gola e che, guarda caso, almeno per quanto riferiscono i media, non sembra essere stato preso in considerazione come uno dei fattori in grado di determinare la diminuzione dei consumatori di droghe.
Naturalmente spero di sbagliarmi e di essere troppo pessimista. Spero, tra qualche tempo, di vedere confermati dati che, così come sono stati presentati ai media, sembrano la realizzazione di un sogno. Spero, insomma, che non si tratti di un sogno ma di realtà. Spero di non svegliarmi male.
Riccardo C. Gatti 23.6.2010
U.K. propone limiti al metadone
Incominciano a scricchiolare le posizioni, fino a qualche anno fa molto solide, di chi sostiene l'importanza di una grande facilità di accesso alle terapie con sostitutivi, praticamente illimitate nel tempo, per i tossicodipendenti da eroina. AIDS, microcriminalità e morti per overdose avevano spinto negli anni '80 verso una direzione, criticata da alcuni e sostenuta da molti, che aveva trasformato un farmaco, il metadone (e, più avanti, anche la Buprenorfina), nella cura principale per gli eroinomani proprio nel presupposto di ridurre, in prima istanza, danni e rischi conseguenti all'assunzione di eroina da strada. Una posizione, per altro, supportata "scientificamente" dalla definizione della tossicodipendenza come malattia "cronica e recidivante" in cui il metadone diventava per l'eroinomane come l'insulina per il diabetico.
In Gran Bretagna la Nta (National Treatment Agency for Substances Misuse) propone un diverso approccio ai trattamenti a lungo termine con metadone.
Ecco cosa scrive l'International Herald Tribune
"Limiti più ristretti per il trattamento con metadone per i tossicodipendenti da eroina sono stati proposti dall'organismo governativo responsabile delle strategie terapeutiche, Nta (National Treatment Agency for Substances Misuse). La proposta, che dovrà passare al vaglio del Ministero della Salute Uk, prevede ad esempio, per terapie di 6 o più mesi, una revisione almeno ogni 3 mesi. Sono circa 330.000 in Inghilterra e Galles i tossicodipendenti e oltre 200.000 sono in trattamento, ma la maggior parte piuttosto che essere indirizzata alla disassuefazione è "mantenuta" con metadone o altri oppiacei sintetici con costi di 300.000 sterline l'anno. Secondo alcune stime esce dalla dipendenza il 4-12% dei tossicodipendenti trattati. (International Herald Tribune Pag.1-2 - 19/07/2010)".
Il dibattito è aperto ma, se la proposta fosse approvata dal Ministero della Salute britannico, potrebbe aprirsi un'ampia discussione sull'attuale significato dei trattamenti per la tossicodipendenza da eroina con farmaci sostituitivi. Altri Paesi, come l'Italia, potrebbero cogliere l'occasione per rivedere una situazione di fatto che, in effetti, ha ragioni per essere ridiscussa e, forse, almeno parzialmente, rivista.
A questo proposito consiglio caldamente la lettura di un mio articolo del 2009: "Cronico e Recidivante chi?".
Inizia così: "Ci sono concetti che, indipendentemente dal loro fondamento, possono essere di ostacolo per il trattamento delle dipendenze. Poniamoci una domanda: siamo proprio sicuri che la tossicodipendenza sia UNA malattia cronica e recidivante? Il mondo tecnico-scientifico, basandosi sull’evidenza sembrerebbe proprio rispondere di si al punto che difficilmente si esprime con una prognosi diversa quando, ad esempio, prende in cura un eroinomane. La stessa espressione che unisce il concetto di cronico e, quindi, proprio di una malattia che dura a lungo, con quello di recidivante, che presume ricadute, sembra lasciare … senza speranze.
Per leggere Cronico e Recidivante chi ?
Consiglio anche la lettura di
Il metadone tra controllo sociale e terapia
Riccardo C. Gatti 21.7.2010
Mondo: cambiano le politiche?
Si tratta di una di quelle notizie che non balzano ai clamori della cronaca eppure potrebbe rappresentare l'indizio di una prossima svolta delle politiche sulla droga a livello internazionale. L'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga ha un nuovo Direttore che succede ad Antonio Costa: è un Russo e si chiama Jurij Fedotov. E' un diplomatico di carriera ed il Segretario Generale delle Nazioni Unite lo ha definito come persona con una "una ricca esperienza di altissimo livello" e "perfettamente al corrente delle attuali difficolta' e delle sfide che deve affrontare questa organizzazione". Ora, se è chiaro che un Direttore di una Agenzia ONU risponde, prima di tutto, alle Nazioni Unite e non al suo Paese di Origine, è anche chiaro che la scelta di un Diplomatico di Carriera di un determinato Paese, piuttosto che di un altro, ha significati specifici che non possono essere ignorati. La Russia, a differenza dell'Italia che, sta sottovalutando ampiamente e colpevolmente la questione droga, vive gravissimi problemi anche in relazione alla diffusione di eroina afghana. In tempi molto recenti il rappresentante di Mosca presso la NATO, Dmitry Rogozin, ha manifestato sconcerto per la mancanza di coesione all'interno dell'organizzazione proprio per quanto riguarda la lotta al traffico di droga in Afghanistan. Ha ricordato che nel suo Paese c'è un milione di tossicodipendenti mentre circa 30.000 persone muoiono ogni anno per cause legate all'uso della droga. La posizione di Rogozin in sede NATO è stata durissima. Il suo Paese ha, tra l'altro, contestato i dati ufficiali relativi alla produzione perchè sottodimensionati ed ha definito la situazione "una guerra non dichiarata" nei confronti della Russia. Rogozin ha anche criticato gli Stati Uniti per la loro doppia politica nella lotta al traffico di stupefacenti in Afghanistan e in Sud America: "la strategia di Washington in Colombia è una vera guerra contro la droga perché questo paese è la principale via di transito di cocaina verso gli USA. Ma per quanto riguarda l'eroina, prodotta in Afghanistan, e il suo traffico in Russia, gli americani non stanno facendo praticamente nulla". Stranamente queste posizioni hanno avuto poca eco, almeno per quanto riguarda i media occidentali, ma, evidentemente, la Russia ha in qualche modo voluto la direzione della Agenzia ONU contro la droga ed il crimine organizzato per cambiare la situazione attuale. Bisogna ricordare, tra l'altro, che la Federazione Russa, il prossimo agosto, assumera' la presidenza di turno nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Da questa posizione e dirigendo l'Ufficio della Nazioni Unite contro la droga, potrebbe tentare di provocare una svolta radicale, riportando il problema droga all'attenzione internazionale e stimolando una politica più interventista contro quella che in molti Paesi continua ad essere avvertita come una grave minaccia.
Riccardo C. Gatti 10.7.10
Intanto c'è chi comincia a esprimere preoccupazioni rispetto a una possibile "svolta russa" nelle politiche antidroga mondiali. Uno dei motivi sta proprio nella situazione russa in sè: l'epidemia di tossicodipendenza da eroina (iniettata in vena) dilaga. I medici non possono usare farmaci sostitutivi come il metadone o la buprenorfina, perchè vietati, e così la situazione peggiora: le morti per overdose aumentano, l'HIV si propaga. Insomma c'è chi teme che l'ONU possa propugnare politiche interventiste di tipo militare, da una parte, senza sponsorizzare o avversando apertamente, dall'altra, tutto ciò che ha a che fare con la riduzione del danno e le terapie sostitutive degli oppiacei. Chi, inoltre, sperava in una possibile svolta antiproibizionista nelle politiche antidroga vede allontanarsi la realizzazione di questa speranza.
Consiglio la lettura (in inglese) di un recentissimo articolo del Lancet "Russian injected drug use soars in face of political inertia" dove viene illustrata abbastanza bene la situazione russa del punto di vista della cura e della impossibilità di usare determinati farmaci. Link all'articolo di Lancet
La guerra dei dati
Pare che l'estate stia proprio finendo mentre si annuncia un autunno caldo. Basta polemiche su Morgan, ormai redento, e basta polemiche su Belen, stranamente indenne alle "censure" mediatiche. Dopo il coinvolgimento nello scandalo delle discoteche milanesi, ha continuato, negli spot televisivi TIM, ad apparire in televisione con la colonna sonora di Lady Gaga che, secondo il gossip, pare abbia paura delle radiazioni dei telefonini ma non disdegna di dichiarare come le droghe l'abbiano positivamente ispirata nella musica e nelle scelte di vita. Peccato non sia stata coinvolta anche Paris Hilton: sarebbe stato uno spot col botto! Fossi Morgan ricorrerei a qualche commissione sulle "pari opportunità".
Ma parliamo di cose serie. L'autunno si scalda in prospettiva perchè Stato e Regione Emilia- Romagna stanno facendo a botte, tramite le agenzie di stampa. L'Assessore Lusenti ha contestato i dati delle Relazione al Parlamento del Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga, ritenuti inattendibili e che vedevano la Regione con una situazione di diffusione HIV ben poco invidiabile. Serpelloni, il Capo del Dipartimento Nazionale, ha risposto duramente e, da lì, è partita una serie di bordate reciproche. Per fortuna che il tutto avveniva tramite agenzie di stampa e non di persona ... Il problema non è da poco. Evidentemente è partita una guerra tra lo Stato e la Regione che dovrà trovare una soluzione. Lusenti ha dichiarato che porterà il problema del rapporto interistituzionale ad una commissione della Conferenza delle Regioni. Vedremo, magari si è trattato di un fuoco di paglia, ma non credo. La questione è molto seria. Strumentalizzare un dato come quello dei sieropositivi HIV, a mio avviso, è una cosa grave e, stando alle affermazioni dei contendenti, uno dei due lo ha fatto. Strano, sino ad ora, il silenzio del Sottosegretario Giovanardi che, forse, non vuole buttare altra benzina sul fuoco. Certo è che, se si trattasse di calcio, potremmo dire che si tratta di "cose che non si vorrebbero vedere sui campi da gioco" ma, qui, non è un gioco e, sebbene i contendenti facciano parte di squadre diverse, non è in ballo una palla in rete ma il dubbio che i "dati ufficiali" siano creati a uso e consumo di chi li divulga. Se non si trattasse della salute di noi tutti, potremmo anche non preoccuparci.
Riccardo C. Gatti 2.9.10
Per saperne di più è possibile approfondire su questi link
E poi, poichè la situazione è in aggiornamento, consiglio un passaggio su Google scrivendo semplicemente Lusenti Serpelloni
Ultimo aggiornamento
Interviene anche Giovanardi «Non accettiamo che Carlo Lusenti la butti in polemichette politiche contestando comportamenti del dipartimento che sono sempre stati pienamente disponibili al dialogo con tutte le regioni». Il dossier oggetto delle polemiche, secondo Giovanardi, «non polemizza con nessuno ma fotografa situazioni e dati ed elabora statistiche sulla base di elementi forniti dalle regioni al ministero della salute». Scoppia lo scontro politico. Il PDL accusa l'Assesore Lusenti di voler coprire mancanze e disfunzioni della Giunta di cui fa parte; la Lega ed i Grillini ne chiedono le dimissioni. Un buon riassunto della situazione è leggibile su La Repubblica. Stranamente, la maggior parte dei media, per ora, non sembra dare particolare attenzione al caso. Eppure, se i dati ufficiali e le relazioni al Parlamento fossero poco attendibili (questa è l'accusa di Lusenti), saremmo messi molto male. Lusenti sostiene, come riferito dai media, che “il Dipartimento nazionale antidroga non è nuovo a un uso disinvolto dei dati e delle relazioni istituzionali”. E' un attacco a chi lo dirige. Questo spiega la dura reazione di Serpelloni, il Capo del Dipartimento Nazionale. 2.9.10
Aggiornamento finale
Dipartimento Nazionale e Regione Emilia Romagna si sono incontrati. Leggendo la notizia pubblicata da ADUC sembra che ciascuno sia rimasto sulle proprie posizioni. Forse si è aperto un canale di dialogo tecnico ma non ci giurerei. 10.9.10
Ma com'è la "situazione droga" in Italia?

Riporto integralmente un' Agenzia dell'ASCA di qualche giorno fa:
ASCA - Roma, 29 ott - Nel 2009 il consumo di droga e' diminuito ''per la prima volta dopo molti anni''. Ad affermarlo e' Carlo Giovanardi, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri, che - in occasione della risposta a due interrogazioni presentate alla Camera dagli onorevoli Reguzzoni (LNP) e Jannone (PdL) sulla diffusione delle droghe nel nostro paese - ha riportato i risultati della relazione al Parlamento sull'uso delle sostanze stupefacenti e sulle tossicodipendenze in Italia per l'anno 2009. Dalla relazione emergerebbe un'inversione di tendenza rispetto al periodo 2005-2008: il consumo di droghe degli italiani risulterebbe inferiore del 2,2% (sarebbe passato dal 7% nel 2008 al 4,8% del 2009). Non e' tutto: il ricorso agli stupefacenti sarebbe diminuito dell'1,8% anche fra gli studenti. Tuttavia, spiega Giovanardi, bisogna valutare questi risultati ''con prudenza e senza inopportuni trionfalismi'', poiche' occorre aspettare i prossimi mesi per valutare ''se tale favorevole andamento mostri sintomi di consolidamento nel tempo''.
Noto come, rispetto a qualche mese fa, i dati della Relazione al Parlamento siano presentati, oggi, in modo molto più cauto. Probabilmente, tuttavia, non sono cambiati i dati di partenza ma il modo di descriverli. Alla presentazione della Relazione al Parlamento, in giugno, Giovanardi aveva esordito, infatti, rappresentando in Conferenza Stampa (vedere video di presentazione) un vero e proprio "crollo dei consumi" con 25,7% del consumo in meno. Francamente i numeri di quella relazione avevano suscitato molte perplessità in più di un osservatore qualificato anche perchè, in fase di presentazione, non erano state specificate cose pur chiaramente scritte nella Relazione come forma di cautela da parte degli estensori rispetto all'attendibilità dei dati da loro stessi prodotti. Riporto, ad esempio, quanto scritto a pagina 7 della Relazione al Parlamento a proposito dello studio GPS-ITA sul consumo di droga nella popolazione generale tra i 15 ed i 64 anni: - Dal punto di vista metodologico va evidenziato che la particolarità del fenomeno oggetto di studio ed il metodo di rilevazione, che pur fornendo maggiore affidabilità delle informazioni rilevate, influisce sul livello di rispondenza (dato inferiore alla media europea), comportando quindi una probabilità molto elevata di distorsione dell’informazione rilevata-. Gli estensori del report sono abbastanza chiari dicendo che la "distorsione" potrebbe riguardare una sottostima o anche una sovrastima del fenomeno ma, poi dichiarano la loro ipotesi: la popolazione che non ha risposto ai questionari postali "potrebbe usare sostanze stupefacenti molto di più" di quella che ha risposto.
E' anche vero che la Relazione al Parlamento non si basa su questa unica (seppur fondamentale) rilevazione ma il dubbio che, ai tempi, si siano sovrastimati alcuni segnali di stasi o di flessione del mercato e se ne siano sottovalutati altri relativi ad un sua mutazione connessa con la mutazione del significato di droga, compreso il modo di utilizzarla, rimane. Probabilmente si tratta di un dubbio che, ora, viene correttamente colto anche dal Responsabile delle Politiche Antidroga del Governo. Il giorno prima della Agenzia citata, infatti, sempre l'ASCA, citando il Sottosegretario Giovanardi e la Presentazione del Piano Nazionale Antidroga, parlava di "Un fenomeno, quello dell'uso della droga, che muta fisionomia anche in Italia con l'irruzione sul mercato delle cosiddette nuove droghe e con l'abbassamento progressivo dell'eta' degli assuntori di stupefacenti". e di "Un Piano che dovrebbe confermare, tra l'altro, una ''cauta diminuzione'' dei trend del consumo dell'eroina e della cocaina nei giovani sotto i 19 anni, registrando, invece, un incremento del consumo della cannabis". Concludendo come "Da parte del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, a capo del Dipartimento antidroga, Carlo Giovanardi, si e' sempre sottolineata ''la forte tendenza riscontrata al policonsumo, con uso contemporaneo di piu' droghe e, quasi costantemente, di alcol''.
Riccardo C. Gatti 31.10.10
Link per leggere il PIANO NAZIONALE ANTIDROGA
Chi non fa non falla
Attualmente il Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga è molto attivo. Dalla “lezione” di neuroscienze fatta a distanza, via Internet per i ragazzi di una scuola media, al progetto ministeriale per controllare la percentuale di stupefacenti nelle acque reflue degli istituti, agli editoriali ed alle notizie pubblicati su una scatola cinese di siti Internet, alle modifiche della legislazione in modo che il piccolo spacciatore tossicodipendente al quale resta da scontare un anno di pena, invece di uscire semplicemente dal carcere o di terminare la pena agli arresti domiciliari lo faccia in comunità, ai frequenti (troppo?) allerta del Sistema di Early Warning nazionale, alla “corsa” per inserire le smart drugs nelle tabelle degli stupefacenti, per renderle illegali, alla presenza sui tavoli di confronto internazionale ecc. ecc. ecc. il Dipartimento Nazionale è presente, si rende visibile e, gradualmente, estende la sua sfera di influenza. Per via della situazione di relativa povertà economica del settore, trova, inoltre, facili alleanze per la realizzazione di progetti nazionali di cui è l’unico sponsor.
Non tutti sono d’accordo sul modo centralistico di operare del Dipartimento e del suo Direttore, il Dott. Serpelloni. Altri dissentono profondamente con la visione che il Governo, attraverso il Dipartimento, esprime sulla questione droga.
Bisogna dire, tuttavia, che, attualmente, il Dipartimento Nazionale Politiche Antidroga esiste e, considerando che partiva da zero, mi sembra già un buon risultato. Insomma se l’orientamento politico rispetto all’azione antidroga, forse troppo focalizzato sui controlli e sulle regole restrittive, è qualcosa che deve essere giudicato dai cittadini nel momento in cui, votando, sostengono o meno, una determinata compagine, rimane innegabile che, all’interno degli orientamenti politici dell’attuale maggioranza, il Dipartimento Nazionale si sta guadagnando rapidamente una importante posizione di rilievo e visibilità. A mio parere questa funzione è indispensabile anche se, ovviamente, una diversa maggioranza la potrebbe declinare diversamente.
Uno dei limiti della situazione attuale è che, oggi, più che il Governo in sé, sembra quasi il Dipartimento Nazionale l’autore delle politiche antidroga. Nel bene e nel male molto di tutto ciò è dovuto a come il suo Direttore ha organizzato l’attività, con un manipolo di fedelissimi, in modo da avere mano libera su qualunque iniziativa senza doverla contrattare o discutere con altri, salvo, probabilmente con il Sottosegretario Giovanardi. L’idea alla base di tutto è tanto semplice quanto efficace: faccio una proposta, ditemi cosa ne pensate e, poi, ne tengo conto ma, all’interno delle prerogative che mi competono, vado per la mia strada. E’ un meccanismo spiazzante in un Paese in cui, normalmente, per fare qualcosa bisogna mettere d’accordo una serie infinita di interlocutori e basta un “ni” per fermare tutto. Naturalmente è anche un meccanismo in grado di procurare nemici in modo esponenziale e che può esporre ad errori anche gravi, in mancanza di meccanismi reali di feedback.
L’iperattivismo di Serpelloni e dei suoi potrebbe, comunque, avere il positivo risultato di suonare la sveglia per molte Regioni che dovrebbero governare l’azione sui loro territori e, invece, dormono. Direi, anzi, che qui siamo di fronte ad un nodo sostanziale. E’ vero che uno dei “difetti” del Dipartimento Nazionale è quello di sembrare una sorta di Dipartimento Locale solo più grande e più “potente”, ma è anche vero che questo “difetto” è accentuato dalla carenza di interlocutori. Insomma il Dipartimento Nazionale sarà anche ipertrofico nel travalicare i confini delle Regioni e dei territori con iniziative proprie ma questa ipertrofia diventa quasi inevitabile in presenza di Enti locali che hanno sistemi di governo, di azione e di finanziamento atrofizzati o, addirittura inesistenti. E’ anche chiaro, comunque, che questo disequilibrio dovrà essere risolto. I sistemi di governance e di governo o vivono in un partecipato equilibrio o non funzionano. Questo partecipato equilibrio non esiste e, di conseguenza, qualunque iniziativa centrale, per quanto eclatante, rischia di perdersi nel nulla o di rimanere una splendida “incompiuta” con il risultato di investire, ancora una volta, nel nulla le poche risorse a disposizione.
Per questo se riconosco al Dipartimento Nazionale la positività di gettare di continuo sassi nello stagno non posso che essere preoccupato per ciò che complessivamente accade nello stagno. Insomma non vorrei che di droga finissero per occuparsene solo Giovanardi e Serpelloni, da una parte, come Governo, e gli Operatori dei SERT delle Comunità, qualche Insegnante, Poliziotto o Magistrato, dall’altra, per l’azione sul campo, quasi come se fosse un problema che riguarda solo loro e non l’intera società civile e l’intero mondo della politica e dell’amministrazione del territorio. Non vorrei che il Governo continuasse a gonfiare i muscoli per nascondere, dietro un fisico apparentemente possente una sostanziale impotenza. Detto ciò se è chiaro che chi fa può sbagliare e che è molto più facile stare seduti a criticare piuttosto che impegnarsi a lavorare, devo anche dire che, in tema di azione antidroga, considerando la situazione generale, stare seduti a guardare è lo sbaglio più grosso che si possa fare.
Riccardo C. Gatti 25.4.10
P.S. Per evitare fraintendimenti tengo a precisare che vedo con simpatia chi, in questo momento, anche a costo di sbagliare, si sta dando da fare. Vedo, invece, con preoccupazione la generale stagnazione della situazione che circonda l’iperattività del Dipartimento Nazionale. Ciò che spero è che all’avvio di un (parzialmente), nuovo sistema delle Regioni, molte delle quali hanno appena insediato nuove Giunte, la questione droga, anche nel rapporto Stato – Regioni, possa essere presa in considerazione diversamente da come è stato fatto fatto sino ad oggi.
Abuso di farmaci oppiacei negli USA
Negli Stati Uniti l'abuso di farmaci è un problema veramente imponente. Secondo dati recenti del Governo Usa, più di 4 milioni di americani hanno dichiarato di utilizzare l'analgesico oppioide OxyContin per uso non medico. La situazione è così "pesante" che la ditta produttrice, ha studiato una nuova preparazione del farmaco per ridurre il rischio di overdose a causa di un utilizzo improprio del prodotto. La nuova formulazione, se sciolta in un liquido, forma un gel difficile da iniettare o inalare. L'OxyContin, che ha un effetto simile all'eroina, viene normalmente acquistato da persone che se lo fanno prescrivere da diversi medici per poi ritirarlo in diverse farmacie, prima di rivenderlo. Può essere interessante notare come la DEA avesse, a suo tempo, espresso preoccupazione circa un marketing particolarmente aggressivo da parte della casa produttrice. Il farmaco, infatti, veniva proposto come rimedio per curare una vasta gamma di condizioni a medici che non sempre erano adeguatamente formati nella terapia del dolore. Oggi le politiche di vendita della casa farmaceutica, la Purdue, sono cambiate ma, certamente, l'OxyContin è sempre stato il suo prodotto di punta dal 1996, anno dell'inserimento in commercio, in avanti. Già nel 2001 e 2002 le prescrizioni superavano i 7 milioni (Fonte GAO). In quegli stessi anni incominciava ad emergere, soprattutto in aree rurali, l'uso improprio del farmaco al punto che già nel West Virginia, nel 2000, la metà dei pazienti trattati da un Servizio per le Tossicodipendenze erano tossicodipendenti da OxyContin e la DEA contava già circa 140 morti per overdose. Evidentemente la situazione ha continuato a peggiorare. Gli Stati Uniti sono un territorio molto vasto ma 4 milioni di persone che hanno usato il farmaco per uso non medico, sono un numero impressionante anche ricordando che, evidentemente, questo non è l'unico farmaco che può prestarsi ad abuso. La cosa interessante è che ci sono "Farmacie" on line che vendono l'OxyContin (assieme ad altri farmaci simili) a pochi Euro a compressa. Sarebbe preoccupante scoprire, un giorno, che problemi simili a quelli degli Stati Uniti si sono diffusi in tutto il mondo con analoghe preoccupanti proporzioni.
RCG 14.4.10
Oggi, in un solo giorno Fegiz ha dichiarato che i suoi scoop giornalistici di un tempo erano legati all'uso di coca e Morgan ha vantato l'uso di crack come antidepressivo. Non ho parole. Andiamo verso Sanremo, l'attenzione si polarizza sul mondo della musica e, oplà, salta fuori la coca servita dai media su un piatto d'argento. Non solo ne vantano la potenzialità di creare successo ma anche quelle curative. Ora Fegiz ha smesso (ma se è diventato famoso lascia intendere che la cocaina c'entra) e Morgan, francamente, sembra più una vittima che un testimonial perchè se deve usare crack per curarsi è probabile che stia molto male e starà anche peggio in futuro. In serata smentisce: "è stata una trappola" ma intanto la comunicazione è partita. Non capiremo cosa è vero e cosa è falso e di chi è la responsabilità di questa comunicazione ma, intanto, un bello spot per la cocaina è stato fatto. Complimenti a tutti e grazie!
Riccardo C. Gatti 2.2.10
P.S. consiglio lo slide show "Droga e new media" (per vederlo permettere l'apertura delle finestre pop up)
Il Giornale.it pubblica una lunga e interessante presentazione di Giovanni Serpelloni, Direttore del Dipartimento Nazionale Antidroga. Si autodefinisce un "Servitore dello Stato" ... "Da Rifondazione comunista ad Alleanza nazionale, quando mi chiamano, vado". "Lavora 24 ore su 24, sette giorni su sette, compresi Natale e feste comandate" e "va in cerca del popolo della notte per redimerlo, come avrebbe fatto un patriarca biblico". Insomma con qualche iperbole da "santo subito" o da "SanBertolaso della droga" ed una certa enfasi, un tempo dedicata ai patriarchi salvatori delle Comunità, il Giornale descrive la figura e riporta le opinioni di una persona indubbiamente preparata e che lavora molto. Tra l'altro Serpelloni sostiene che un deputato o senatore, se cocainomane, non ha diritto al seggio. Articolo da leggere perchè potrebbe segnare una svolta nella strategia di comunicazione governativa sulle politiche antidroga. Si passa da una "lotta alla droga" espressa dall'azione legislativa personificata da Fini e Giovanardi al collegamento alla figura di un medico che, pur interno al "Palazzo", come capo del Dipartimento Nazionale, si dichiara bipartisan come "servitore dello Stato" ed esce in strada per lottare in prima persona contro la droga e (dal sottotitolo) "controlla i giovani sulle strade nei week-end" visto che "uno su due è drogato o ubriaco". Che stia cambiando qualcosa? (R.C.G. 11.1.09)
Giovanardi convoca la Consulta: CNCA si tira fuori
Non è una rottura definitiva ma il CNCA non ci sta a partecipare alla convocazione della Consulta del 18 Marzo su "analisi e proposte sulle ultime trasmissioni televisive che hanno affrontato il tema tossicodipendenza ..." Dice il CNCA: "Siamo costernati dalla urgente necessità sentita di convocare dopo mesi la Consulta non a discutere a partire da una analisi seria sulle gravi situazioni esistenti in questo campo (le difficoltà del servizio pubblico, la chiusura di molte realtà del privato sociale, l’urgenza carcere, le sempre più scarse risorse territoriali e l’aumento continuo dei consumi e dei bisogni ) ma solo per provare ad inserirsi in uno stupido dibattito mediatico in cui nessun vero approfondimento è stato possibile ed in cui le ideologie e la voglia di cavalcare tale situazione ha prevalso sul tutto". Effettivamente il problema della comunicazione è importante ma la Consulta è stata lasciata in stand-by troppo a lungo proprio su questioni in cui l'esperienza degli Operatori e degli Esperti sarebbe stata fondamentale. Faccio notare che, in generale, i componenti della consulta hanno esperienza più di intervento preventivo, terapeutico e riabilitativo che di comunicazione. Detto questo spero che la "politica del tirarsi fuori" non diventi una regola per chi, di volta in volta, non è interessato all'ordine del giorno. Sarebbe un modo per diminuire ulteriormente il valore di un Organismo che, a mio avviso, potrebbe dare molto di più ... se venisse messo nella condizioni di farlo. Purtroppo, forse, esistono troppe condizioni concomitanti che contribuiscono a mantenerlo "low profile". Una Consulta Nazionale, forte, rappresentativa ed autorevole diventerebbe il più importante interlocutore tecnico per il Governo e per le politiche antidroga. Non è detto che a tutti piaccia.
R.C.G. 17.3.10
Proseguono via mail i lavori della Consulta. Tutti sono chiamati a commentare o a correggere la bozza del “CODICE DI AUTOREGOLAMENTAZIONE SULLE TRASMISSIONI CHE TRATTANO IL TEMA DELL’USO DI DROGHE, CON PARTICOLARE RIFERIMENTO ALLE PERSONE MINORI”. Alcuni sembrano entusiasti dell'idea, altri fanno dei distinguo, altri ancora non condividono l'iniziativa. Personalmente, al di la dei singoli articoli del regolamento, mi chiedo se un codice di auto-regolamentazione possa essere proposto dal Governo e concordato con gli editori o non debba, piuttosto, essere il frutto di un lavoro condiviso con chi si occupa direttamente di costruire programmi televisivi (giornalisti, autori, conduttori ecc.). Avremo modo di tornare sull'argomento.
R.C.G. 21.3.10
TEST ANTIDROGA AI PARLAMENTARI
Deputati 630 Senatori 315 Tot. 945
Sottoposti a Test per droga 232. Positivi 1.
Significato dell'operazione?
Tutto da scoprire. :-)
Eroina , infezioni mortali ... terrorismo
- Venezia: un batterio mortale nell'eroina. I medici di Malattie infettive dell'ospedale Civile sospettano che abbia contaminato l'eroina nei vari «tagli». Quella partita di eroina ha già fatto una vittima: M.S., 31enne tossicodipendente di Mazzorbo, che è spirata nei giorni scorsi all’ospedale civile di Venezia, dopo quasi un mese dal ricovero dello scorso 11 gennaio - (Fonte Il Corriere del Veneto). - La presenza del batterio, di cui per ora il nome è tenuto riservato in attesa degli ulteriori esami, (dice il Corriere) era stata riscontrata proprio dai medici del reparto di Malattie infettive del Civile ed è stato il primario Enzo Raise a fare la segnalazione alla procura, dopo averlo isolato. Quelle sostanze batteriche sarebbero molto potenti e in grado di stroncare non solo persone dalla salute già precaria come M.S., ma anche chi è sano, seppur con il vizio dell’eroina -.
A questo punto non capisco perchè, non venga comunicato quale sia il batterio sospettato in modo che, eventuali casi analoghi, abbiano almeno una probabilità in più di essere affrontati, da altri medici, nel modo migliore. Il portale del Sistema di Allerta Nazionale segnala solo un allerta per infezioni da antrace a livello Europeo. Si tratta della stessa cosa ? Chissà. Probabilmente si apetta di avere una maggiore sicurezza prima di divulgare informazioni imprecise. Intanto dal ricovero della persona che è morta è passato più di un mese. Forse un giorno sapremo cosa è successo e magari scopriremo che l'infezione si è estesa anche ad altri soggetti. A mio avviso, con tutte le cautele del caso ed in attesa di ulteriori accertamenti, ... si potrebbe fare di più.
Pensiamo anche a cosa potrebbe succedere se qualcuno pensasse di utilizzare l'eroina per una azione terroristica inserendo un agente infettante e trasmissibile nella sua preparazione. Probabilmente l'infezione si estenderebbe rapidamente senza argini in attesa delle inchieste e degli esiti degli accertamenti. Una bella strada lasciata aperta per il terrorismo internazionale! Tra l'altro non è d'uso analizzare i campioni di droga sequestrati per capire se contengano sostanze infettanti, probabilmente è un costo che non si vuole affrontare e c'è chi non spenderebbe un euro in più per i tossicodipendenti, soprattutto in un'ottica di "riduzione del danno". Pensano: "chi è causa del suo mal pianga se stesso". Speriamo, un giorno, di non piangere tutti noi.
Riccardo C. Gatti 18.2.201
EROINA INFETTA
Il Sistema Europeo di Allerta sulle droghe (EWS) sta seguendo con particolare attenzione la possibile diffusione di Eroina infetta. Dopo i 14 casi di infezione da antrace, di cui 7 decessi, in consumatori di eroina in Scozia, infatti, vi è stato un nuovo decesso per infezione da Bacillus anthracis in un consumatore di eroina in Germania. Poichè questa persona non è mai stata in Scozia si pensa che stia circolando Eroina infetta anche in altri Paesi europei e non solo nel Regno Unito. La maggior parte dei casi, sino ad oggi, si sono presentati con infiammazione o ascessi in corrispondenza dei punti di iniezione dell'eroina ma l'infezione da antrace può presentarsi anche con segni di infezione (sepsi) o, ancora, come una menengite o con sintomi simili a quelli di una influenza o di una polmonite. La terapia si basa su antibiotici, asportazione chirurgica delle lesioni ed, eventualmente, immunoglobuline. Le autorità scozzesi ipotizzano che il bacillo potrebbe essere stato contenuto in una farina contaminata di ossa animali dell'Afghanistan forse usata per tagliare la droga. Il Dipartimento Politiche Antidroga ha comunicato la situazione di allerta al Sistema Sanitario italiano in modo che, eventuali infezioni nei tossicodipendenti possano essere meglio e più rapidamente affrontate con trattamenti mirati. Sino ad ora, tuttavia, non sono segnalati casi in Italia. RCG 16.1.10
La situazione SEMBRA ormai circoscritta e chiusa ma... chissà se si è capito qualcosa di più? 22.4.10
Enzimi e Cocaina
La Cocaina esterasi (CocE) è un enzima di origine batterica. Poiché idrolizza la cocaina rendendola inattiva è stato, in passato, studiato sugli animali per verificare la sua capacità protettiva rispetto agli effetti letali di questa droga. Più recentemente uno studio ha dimostrato come una particolare forma di CocE “long acting” sia in grado, sempre negli animali da esperimento, di provocare la interruzione dell’autosomministrazione di cocaina e di antagonizzare, quindi, in modo deciso gli effetti di rinforzo al consumo della sostanza. Il DM CocE ha prodotto anche una riduzione del 50% delle convulsioni indotte da cocaina e della sua letalità. (Collins GT, Brim RL, Narasimhan D, Ko MC, Sunahara RK, Zhan CG, Woods JH - J Pharmacol Exp Ther 2009 Nov 331(2):445-55).
E’ evidente come tutto ciò stia aprendo la possibilità di arrivare alla produzione di farmaci per il trattamento dei cocainomani perché in grado di idrolizzare la cocaina assunta rendendola inattiva. Si tratterebbe di un’ alternativa alla produzione di vaccini (in fase di sperimentazione). Anche i vaccini, infatti, sono figli del medesimo concetto: cercare, in questo caso generando anticorpi per la sostanza, di “disattivare” la cocaina una volta assunta rendendo, quindi, insensato il suo consumo.
Si tratta di sperimentazioni promettenti tenendo presente, tuttavia, che, anche una volta prodotti farmaci idrolizzanti o vaccini perfettamente a punto, non avremo a disposizione “La Cura” per la dipendenza, ma solo uno strumento in più per ridurre la possibilità di ricaduta nell’uso di cocaina. La dipendenza, nell’uomo, infatti, è un meccanismo molto più complesso di quanto sia riproducibile con animali in laboratorio. L’inattivazione dell’effetto della cocaina spegne, ad esempio, negli animali, la compulsione ad assumerla ma … gli animali di laboratorio non hanno la possibilità di cercare altre sostanze con effetto analogo e nemmeno di abusare di altre droghe con effetto apparentemente diverso ma in grado di stimolare gli stessi centri del piacere su cui la cocaina agisce. Pertanto l’intervento terapeutico più efficace continuerà a dover essere multidisciplinare: in grado, cioè, di associare i saperi della medicina, della psicologia e delle scienze sociali per aiutare a produrre un cambiamento nelle scelte individuali e relazionali di chi assume droghe, e ne diventa dipendente, anche per il significato che la dipendenza stessa assume nella sua vita.
RCG 6.1.10