
«Io, ministro, sto coi medici:
troppo potere ai manager»
Lo sciopero dei medici e dei laureati non medici di lunedì è il risultato di un
malessere e della preoccupazione che il Servizio sanitario nazionale non tenga,
sia per insufficiente finanziamento sia per eccessiva frammentazione e diversità
tra le Regioni. In queste preoccupazioni vi è del vero, ma alcune conclusioni
sono, a mio avviso, troppo sommarie e sbrigative. Come medico che ha passato la
sua intera vita professionale in un grande ospedale pubblico di Milano con
rapporto di esclusività, sono totalmente a favore del mantenimento del servizio
sanitario nazionale e dei suoi valori e sono vicino ai medici e al personale
sanitario. *ministro della Salute
Credo però sia opportuno capire meglio le ragioni di questo malessere dei medici
così da risolverle con provvedimenti e azioni condivise. Solo così la protesta
può diventare utile e produttiva.
Conosco bene le difficoltà che i medici affrontano ogni giorno, nei diversi
ambiti collegati alla professione, il loro malcontento nell’essere stati
marginalizzati e sottoposti interamente al potere amministrativo di Asl e
ospedali. Ma la sanità è una cosa seria che non si può lasciare solo nelle mani
dei manager. E l’economicismo in sanità oltre che ai medici nuoce ai pazienti.
Negli ultimi 10 anni è progressivamente cresciuto nel Servizio sanitario
nazionale il concetto thatcheriano di «aziendalizzazione» degli ospedali e delle
Usl, che sono ora anomale «aziende» governate da un direttore generale
totipotente nominato dalla Regione. Questo cambiamento ha avuto il positivo
effetto di consentire un miglior governo della spesa, ma ha portato con sé
alcuni effetti negativi come il rischio di ingerenza della politica nella sanità
pubblica giacché il direttore generale risponde totalmente alla giunta regionale
che lo nomina e lo può revocare; inoltre rimane in carica se rispetta i vincoli
di bilancio, e quindi decide sulle strategie, sugli acquisti, sul personale del
suo ospedale. Egli addirittura sceglie i primari e le scelte non sono sempre
basate sulla qualità delle persone o sul rapporto favorevole qualità/prezzo per
i beni e servizi. Ne consegue che i medici, naturali referenti del paziente e
fino ad un recente passato decisori e ordinatori di spesa, oggi sono
marginalizzati e interamente assoggettati al potere amministrativo, pur
continuando a rispondere del risultato al paziente e alla società.
A tutto ciò si deve aggiungere che la recente modifica costituzionale, che
conferisce alle Regioni la responsabilità e i poteri di organizzare e gestire la
sanità, non ha dato allo Stato chiari poteri di intervento nella verifica dei
risultati. Inoltre, il divario tra Regioni nella capacità di governare il loro
servizio regionale e di rispettare standard di riferimento circa la quantità e
la qualità dei servizi sanitari erogati sta portando a differenze consistenti
tra Regione e Regione. In aggiunta, pur essendo cresciuto il Fondo sanitario
nazionale di un punto percentuale del Pil rispetto agli anni precedenti il 2001,
nuovi bisogni, specie nell’ambito socio-sanitario, legati all’invecchiamento e
alla percezione del bene salute da parte della popolazione, impongono uno sforzo
di miglioramento del Servizio sanitario nazionale, che ha finora dato buoni
risultati ed è intenzione del governo mantenere in buona salute.
A tal fine, è necessario operare su due fronti. Il primo fronte prevede di dare
pratica attuazione, con il coinvolgimento degli operatori sanitari ed in
particolare dei medici, agli obiettivi del Piano sanitario nazionale, condivisi
tra Stato e Regioni, che hanno identificato alcune priorità assolute, quali:
l’attivazione della medicina di gruppo, capace di assicurare in poliambulatori
sempre aperti una serie di cure primarie (medici di famiglia, pediatri di libera
scelta, specialisti, Guardia medica) che diano ai cittadini la sicurezza di
essere sempre assistiti senza bisogno di recarsi al Pronto soccorso
dell’ospedale; migliori servizi a costi minori; l’attivazione del governo
clinico nei Dipartimenti ospedalieri, a cura e responsabilità del Capo
dipartimento, il cui compito primario diviene quello di pianificare l’attività
clinica in rapporto alle risorse e garantire volumi di prestazioni ed esiti
clinici che raggiungano e soddisfino standard prefissati e ottimali. Ancora una
volta servizi migliori a costi minori e, in aggiunta, poteri e responsabilità
ricondotti in capo ai medici quando si tratta di curare i malati.
E’ indispensabile, inoltre, un forte sostegno all’Educazione continua in
medicina (Ecm) aziendale; un forte investimento nell’educazione sanitaria e
nella prevenzione, meglio strutturate e organizzate soprattutto con i medici di
famiglia ed i pediatri; il sostegno alla ricerca, specie a quella propria del
Servizio sanitario nazionale, ossia a quella clinica e a quella che dà frutti o
beni trasferibili a vantaggio dei malati e a vantaggio dell’economia nazionale,
che sempre più dovrebbe altrimenti dipendere da altri Paesi per ottenere farmaci
e presidi innovativi. E’ questo un programma che può consentire al Servizio
sanitario nazionale sia di offrire servizi di qualità proporzionati ai bisogni
della popolazione, sia di meglio governare il sistema, evitando spese inutili o
poco produttive; in questo percorso il ministero della Salute costituisce il
supporto tecnico al fine di garantire ai cittadini un Ssn equo e uniforme in
tutto il territorio nazionale.
Il secondo fronte è compito del governo, che deve assicurare un finanziamento
aggiuntivo, soprattutto finalizzato a coprire interamente l’area socio-sanitaria
e la non-autosufficienza degli anziani, oggi finanziate in modo insufficiente.
Un ddl è già stato approntato dal ministero della Salute insieme al ministero
del Welfare , sfruttando anche l’esperienza di altri paesi europei, e ci
auguriamo tutti che la ripresa economica incipiente ci consenta di raggiungere a
breve questo importante obiettivo.
Un grande progetto che deve poggiare sui medici rispettando il ruolo naturale di
leader del cambiamento: io sono accanto a loro per lavorare ad un Servizio
sanitario migliore, pubblico, solidale e universale.
Girolamo Sirchia
tratto dal Corriere della Sera del 7.2.2004