Chi rappresenta cosa ... e perchè? 

La Società Italiana di Alcologia (S.I.A. ) "Verifica per l’ennesima volta il venir meno di quelle basilari condotte di condivisione, concertazione, oltre che di rispetto dell’altro, che dovrebbero caratterizzare la coesistenza tra le nostre associazioni (nella Consulta delle Società Scientifiche N.d.A.). Prende atto di azioni, prese di posizione ed iniziative profondamente condizionate da interessi di parte, con la rinuncia ad una autonomia di giudizio, rischiando un collateralismo politico che pratica con eccessiva disinvoltura i binari della doppia morale. Riscontra infine il rinnovarsi di episodi emblematici dell’incapacità del rispetto di regole e principi di convivenza civile e democratica che sono alla base di un agire etico e responsabile". Così la S.I.A., con una lettera resa pubblica sul suo sito internet, esce dalla Consulta delle Società Scientifiche e delle Associazioni professionali delle dipendenze. Le motivazioni, espresse pubblicamente, sono molto gravi ed, evidentemente, non possono che lasciare grande perplessità. Ciò anche perchè la Consulta stessa e le organizzazioni che la costituiscono si propongono di rappresentare il settore sia dal punto di vista scientifico che professionale. Purtroppo sull'argomento il sito della Consulta non dice alcunché. I documenti pubblicati, tra l'altro, non sono aggiornati; le iniziative, ad esempio, si riferiscono ad un Convegno di FederSerD del 2004! Le più recenti prese di posizione della Consulta e copia dei documenti ufficiali sono rintracciabili con facilità solo nel sito di una delle organizzazioni che ne fa parte (ma non delle altre). Sarebbe interessante, ora, comprendere se la posizione della S.I.A. rappresenti un problema specifico di incomprensione interna all'Organizzazione oppure il sintomo di un problema più ampio. Per entrare nello specifico bisognerebbe avere ulteriori informazioni che non possiedo. Ricordo solo che, appena un anno fa, era ERIT Italia ad uscire dalla consulta con una lettera in cui si diceva, tra l'altro "Erit-Italia denuncia per tanto il tentativo di alcune Società di servirsi della Consulta in maniera palese e scorretta per raggiungere posizioni di predominio, se non di monopolio, nel rapporto con le Istituzioni ed il mondo dei Servizi pubblici e Privati, al fine di veicolare messaggi e politiche non sufficientemente confrontati con il reale pensiero e le necessità dei professionisti che operano nel campo delle Dipendenze Patologiche e dei loro utenti".  Credo pertanto che, indipendentemente dalla questione S.I.A., che pure mi sembra particolarmente rilevante, il problema più ampio esista e non sia, ovviamente, solo interno alla Consulta che, comunque, credo, dovrà avviare una seria riflessione interna.

Qualche tempo fa nell'articolo "verso la V Conferenza Nazionale" (che suggerisco di leggere perchè lo ritengo tuttora portatore di una proposta valida) proponevo la costituzione di una Conferenza Nazionale Permanente. Scrivevo, tra l'altro: "Certo bisognerebbe definire meglio - chi rappresenta che cosa - all’interno della Conferenza Nazionale Permanente e non sarebbe semplicissimo ma, risolta una fase costituente, avremmo un interlocutore insostituibile per l’azione antidroga nel nostro Paese. Accennavo ai criteri di rappresentanza perché oggi esiste un po’ di confusione nel settore. Esistono, ad esempio, Organizzazioni che non è chiaro se rappresentino gli interessi, il sapere, e le idee degli operatori tecnici del settore oppure quello dei loro datori di lavoro, oppure, ancora, quello di network di gestori di servizi oppure degli utenti di questi stessi servizi. Evidentemente non è la stessa cosa e la definizione - soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza - che la legge definisce come partecipanti alla Conferenza, è quanto mai vaga". Oggi con un settore, francamente, in crisi, si parla di modificare nuovamente la legislazione (sebbene il Programma dell'unione prevedesse, più semplicemente, "Il decreto legge del governo sulle tossicodipendenze deve essere abrogato") e di convocare un'ulteriore Conferenza Nazionale; il Ministro Ferrero pensa a come istituire una nuova Consulta e, forse, la Ministra Turco sta pensando a qualcosa di simile (riferito alla sua competenza). La chiusura del Dipartimento Nazionale per le Politiche antidroga, inoltre, porta alla necessità di ridefinire tutta una serie di incarichi e di funzioni, alcune delle quali poco conosciute, anche se di alta rilevanza nazionale o internazionale. In molti, come sempre succede in questi casi, si fanno avanti vantando credenziali di rappresentatività per instaurare rapporti preferenziali con il nuovo Governo e per contribuire ad orientarne le scelte politiche ma anche economiche e finanziarie. Così questo nodo irrisolto di - chi rappresenta cosa - sta ritornando al pettine. Deve essere affrontato, una buona volta, anche perchè c'è una grande, ingravescente e generale, confusione tra posizioni tecniche, scientifiche, sindacali e politiche che, caso per caso, rischiano di essere strumentalizzate o strumentalizzabili. E' un tipico problema politico che, credo, sia compito del Ministro Ferrero dipanare. Non è cosa facile anche perchè aumentare il numero dei rappresentanti non necessariamente aumenta la credibilità della rappresentanza o da più voce ai rappresentati. Anzi!  Spesso si sente tutti ... proprio per non ascoltare nessuno.

Per questo è necessario definire bene non solo - chi rappresenta cosa - ma anche come, dove, quando e ... perchè!

Riccardo C. Gatti 3.8.06

 Per leggere il documento S.I.A.