Un piccolo ministero con portafoglio

Il Ministro Carlo Giovanardi presenta il programma per l'azione antidroga da realizzarsi nei prossimi mesi

Domenica, 24 luglio 2005

Qualche mese fa il Direttore del Dipartimento Nazionale per le Politiche antidroga si dimetteva per "motivi personali". Un anno prima, alla sua nomina, avevo scritto: "Carlesi è un tecnico, in quanto medico e psichiatra, ma è, contemporaneamente, un uomo di partito, facendo parte della Direzione Nazionale di A.N.. Ciò potrebbe spostare sempre più il ruolo del Dipartimento verso una funzione prettamente politica. Se così fosse, tuttavia, la posizione del Direttore del Dipartimento si approssimerebbe a quella di un Sottosegretario o forse di un Ministro, vista la (quasi) diretta afferenza alla Presidenza, o meglio, alla Vicepresidenza del Consiglio. Paradossalmente, questo tipo di posizione, sembra un ritorno alla situazione pre - Dipartimento Nazionale quando, proprio ad un Ministro, su delega del Presidente del Consiglio, era affidato il coordinamento dell'azione antidroga, secondo l'articolo 1 del DPR 309/90.  Perché, allora, cambiare creando un Dipartimento come il DNPA? Se, ad esempio, in una situazione pre-Dipartimento, Carlesi fosse stato nominato Sottosegretario per coordinare l'azione antidroga, ci sarebbe stata una reale differenza rispetto alla situazione attuale? Se si, quale? Sembra una questione capziosa ed, effettivamente, l'argomento è insidioso ma sono assolutamente convinto che proprio su questo dilemma della differenza si giocherà il senso e, quindi, il futuro del Dipartimento Nazionale e la reale possibilità di coordinare e indirizzare una vera strategia antidroga nel nostro Paese". .

Ora quello che avevo chiamato "il dilemma di Carlesi" è stato risolto proprio con la sua uscita di scena . Il Ministro Giovanardi ne ha assorbito, di fatto, la funzione trasformando, forse per sempre, il significato del Dipartimento e sbilanciandolo nettamente verso la funzione politica ma, intanto, una vera strategia antidroga coordinata ed indirizzata il Paese continua a non averla.  Ieri, infatti, in un luogo non casualmente simbolico (Palazzo Chigi, la sede del Governo) il Ministro ha esposto alla Consulta il programma di quello che mi sembrerebbe di poter definire  un nuovo piccolo Ministero dotato, tra l'altro, di un (piccolo) portafoglio. Evidentemente si tratta di un programma minimale ma il tempo rimanente alla fine della legislatura non poteva permettere di più. Vediamolo in modo schematico: 

  • Entro la fine dell'anno verranno investiti 16 milioni di euro. Si tratta di un impegno (entro dicembre) di cifre non trascurabili ma comunque troppo limitate per affrontare, a livello del Paese, temi molto complessi. A mio avviso si tratterà in parte di sperimentare progettualità e, in parte, di dare fiato a strutture che stanno ormai con l'acqua alla gola per cronica carenza di risorse. Il tutto si strutturerà in tre macroprogetti:
    • Dieci milioni di euro verranno utilizzati in collaborazione con l'Amministrazione Penitenziaria per l'attività delle strutture a custodia attenuata di Castelfranco Emilia e Giarre; per il sostegno delle Comunità di Recupero come contributo per le spese già sostenute e come "premio" a strutture di "eccellenza"; per il sostegno di una ventina di esperienze a favore dei detenuti tossicodipendenti svolte nelle sezioni ordinarie delle carceri
    • Un secondo progetto vedrà investimenti nella scuola, nelle associazioni sportive e negli oratori per rafforzare e migliorare il rapporto genitori - figli anche in prevenzione di fenomeni di "negligenza emozionale" in cui il bambino ha "la sensazione di non interessare a nessuno".
    • Un terzo progetto finanzierà integrazioni tra pubblico e privato sociale nell'ambito di iniziative innovative volte a intercettare i consumatori di psicostimolanti e cocaina.
  • Si farà la Conferenza Nazionale, forse a Palermo il 5, 6 e 7 dicembre.
  • Verranno estrapolate e trasformate in legge alcune parti della "Legge Fini" e, più precisamente:
    • Si cercherà di impedire che il trattamento terapeutico (in comunità? N.d.A. ) possa essere interrotto con una carcerazione per pene diventate, nel frattempo, definitive permettendo alla persona di continuare il trattamento in corso
    • Verrà definito precisamente il confine tra "lecito e illecito" nel possesso di droga (nel senso che verrà definita una dose per ciascuna sostanza sopra la quale il soggetto verrà incriminato penalmente N.d.A. )
    • Dovrà essere meglio definito il rapporto tra SERT e Comunità (N.d.A. frase da interpretare che probabilmente si riferisce alla possibilità di accesso diretto alla Comunità e, forse, alla possibilità anche per i Servizi Privati di certificare lo stato di Tossicodipendenza anche ai fini dell'ottenimento dei benefici di legge previsti, in ambito penale, per chi vuole accedere a trattamenti terapeutici e/o riabilitativi)         

Per quanto riguarda la Conferenza Nazionale appare positiva la volontà di realizzarla anche se nasce qui una situazione paradossale. Recita infatti la legge vigente:  "Ogni tre anni, il Presidente del Consiglio dei Ministri, nella sua qualità di Presidente del Comitato nazionale di coordinamento per l'azione antidroga, convoca una conferenza nazionale sui problemi connessi con la diffusione delle sostanze stupefacenti e psicotrope alla quale invita soggetti pubblici e privati che esplicano la loro attività nel campo della prevenzione e della cura della tossicodipendenza. Le conclusioni di tali conferenze sono comunicate al Parlamento anche al fine di individuare eventuali correzioni alla legislazione antidroga dettate dall'esperienza applicativa.  DPR 309/90 art. 1.15". Ma i tempi tecnici per far passare con provvedimenti di urgenza alcuni stralci della legge Fini sono molto limitati e, quindi, non ci sarà il tempo per ascoltare i risultati della Conferenza. L'iter legislativo, così, se ne andrà per una strada e la Conferenza Nazionale per un'altra. A precisa domanda in merito il Ministro risponde che l'iter parlamentare in corso ha permesso di ascoltare molte opinioni e che la Conferenza rimane "un momento di incontro che non è comunque tempo perso". I risultati dei lavori se non serviranno per questo, verranno utilizzati dal prossimo Parlamento.

Che dire?

L'istituzione di un Dipartimento Nazionale per le Politiche Antidroga era stata un'ottima idea del Governo di Centro-destra. La sua posizione di congiunzione tra il mondo tecnico ed il mondo politico poteva essere nodale per la creazione (finalmente) di una vera strategia antidroga nel nostro Paese. Qualcosa non ha funzionato. L'equilibrio, forse mai completamente raggiunto, si è definitivamente rotto. Il Dipartimento ridiventa una struttura prettamente di supporto all'azione governativa - politica  assimilabile a un piccolo ministero ... con tutte le conseguenze del caso connesse a questo cambio di ruolo. Non per nulla il Comitato Scientifico dell'Osservatorio del Dipartimento (fino a qualche mese fa si diceva addirittura Comitato Scientifico del Dipartimento) è in stand-by. Nella riunione di ieri le diverse posizioni erano chiare: il Ministro esponeva il  suo programma ascoltando gentilmente alcune osservazioni e, dando spiegazioni.  Richiamava i funzionari ad intervenire in suo supporto su argomenti specifici. La sensazione era quella di un attento ascolto del Governo per incontrare le esigenze (inevitabilmente soprattutto economiche) di alcuni settori di intervento ma non (più) quella di una possibile costruzione congiunta di una azione. In prospettiva si proponeva soprattutto il lavoro per la realizzazione una Conferenza Nazionale costruita (come è successo altre volte) per raggiungere solo parzialmente i suoi obiettivi istituzionali. Sarà "un momento di incontro" tra gli operatori del settore cui verrà garantita una ampia partecipazione sullo sfondo di una scena politica ormai prossima alle elezioni.

Poteva andare diversamente? A mio avviso si. Personalmente avrei fatto scelte diverse ma è fin troppo facile parlare di una situazione dall'esterno. Probabilmente il Ministro Giovanardi ha avuto in mano all'improvviso una patata bollente difficile da gestire ed ha fatto quello che umanamente era possibile fare, in tempi ristretti e con risorse limitate ma complessivamente ... la sensazione di una occasione persa (e probabilmente più di una) rimane: in questo settore c'era bisogno di una innovazione culturale ed operativa che poteva esserci ma non c'è stata. E' un  discorso che dovrà essere  ripreso. Qualunque compagine vinca le prossime elezioni il problema di realizzare e coordinare una reale strategia operativa non repressiva (quella repressiva è già ben strutturata a livello nazionale ed internazionale!) in grado di arginare la diffusione di fenomeni di abuso di sostanze lecite ed illecite va posto con forza. In questo senso anche il Dipartimento Nazionale deve essere messo nelle condizioni di funzionare al meglio ed in forme più agili, dinamiche e partecipate di quelle in cui sembra schiacciato dagli eventi, assieme a tutto ciò che circonda o compone l'azione antidroga.

Riccardo C. Gatti www.droga.net